
Il Cavaliere, moderno Catilina e le persecuzioni dei riformatori
Questo il titolo di una lettera aperta inviata alla redazione del Corriere della sera di oggi, 18 giugno 2009. Autrice della lettera la signora Deborah Bergamini. Il titolo, già di per sé preannuncia il teorema che sta sotto sotto, cioè la “presunta persecuzione” di cui da anni va parlando il cavaliere, ritenendosi vittima di una ingiustizia di cui sarebbe vittima, e da parte dei media, e da parte della magistratura. L’accostamento, anzi il perfetto parallelismo applicato dalla lettrice fra i due personaggi, Catilina e il Cavaliere Berlusconi, poggia su dei presupposti che, giudicare artificiosi sarebbe fin troppo gentile e comprensivo da parte mia nei confronti del gentil sesso.
Fin dalle prime battute si intravede già ben nitida quale dovrà essere la conclusione cui perviene la lettera, e conseguentemente la finalità della lettera stessa, presentare il Cavaliere come persona integerrima, al di sopra di ogni sospetto.
“L. Sergio Catilina è un patrizio romano, uomo coraggioso e di parola. In breve tempo percorre con inaspettato successo tutta la carriera politica, coltivando idee di giustizia sociale e libertà. Per tre volte tenta di raggiungere la carica di console, massima autorità repubblicana, spinto da un consenso popolare straordinario frutto di posizioni anticonformiste, progetti di riforma e profondo senso dello Stato”.
Così inizia la lettera di presentazione. Io ne ho evidenziato in corsivo i giudizi che sono degli errori macroscopici di lettura e conoscenza della Storia, non per mia presunzione, ma per una conoscenza diretta di fatti e situazioni particolari della Storia Romana. Infatti definire Catilina uomo coraggioso e di parola, significa alterare completamente quello che invece ci ha trasmesso con la sua testimonianza lo storico Sallustio, nella sua ben nota Coniuratio Catilinae, a parte Cicerone con le sue memorabili Catilinarie che i giovani allievi dei licei conoscono fin troppo bene.
Come si fa a definire “coraggioso” e “di parola” un uomo che era stato accusato di malversazioni nel 65 a.C. per cui venne escluso dalle elezioni consolari? Evidentemente qui si scambia la “strafottenza” (mi si passi il termine) tipica del mafioso con coraggio, come pure il termine uomo “di parola”, che non qualifica specificamente un uomo come affidabile e degno di rispetto. Del resto, leggendo anche senza grande attenzione le cronache dell’epoca, sono noti con certezza tutti i maneggi di Catilina con la parte più violenta e meno affidabile della società, costituita da diseredati, senza arte né parte, loschi individui che pescavano nel torbido nell’attesa di una situazione a loro favorevole. E’ chiaramente l’atteggiamento tipico del mafioso e del politico che promette facilmente il suo appoggio a gentaglia senza scrupoli, per arrivare al potere.
Situazione non dissimile da quella odierna, se si approfondiscono bene i fatti. Ed ecco che, in piena rispondenza con tali principi molto equivoci e contestabili dal punto di vista, sia della moralità privata che di quella pubblica, il consenso popolare straordinario assume un aspetto tutt’altro che apprezzabile e degno di grande considerazione. Altro che posizioni anticonformistiche, qui siamo in piena rivoluzione, anzi un esempio di rivoluzione sovietica ante-litteram che sicuramente i rivoluzionari del nostro tempo avranno preso come esempio, se non come spunto.
Ma le espressioni più contestabili, e persino irriguardose nei confronti di un personaggio come Cicerone, che pure ebbe i suoi difetti, nessuno può negarlo come quello di non tenere sempre i piedi per terra, in parole povere un “idealista” incallito, che non s’accorse di avere appoggiato strenuamente Ottaviano nella sua irresistibile carriera alla conquista del potere, se non quando si vide solo, abbandonato a sé stesso in mano agli sgherri di Marco Antonio.
Ma giudicarlo “spregiudicato”, con “una capacità straordinaria di falsificare i fatti”, ebbene significa calpestare la storia e i personaggi che hanno fatto la storia.
L’egregia lettrice che ha inviato al Corriere questa lettera aperta, giusto per mettersi in mostra e dimostrare al Cavaliere e ai suoi amici che lei è in grado di istituire dei confronti validissimi in teoria, ma assolutamente insignificanti dal punto di vista storico, io darei un consiglio: vada a leggersi la Coniuratio Catilinae in originale latino, se può, oppure in traduzione. A questa lettura aggiunga un saggio di eccezionale valore, scritto alcuni decenni fa dal prof. David L. Stockton, “CICERONE. Una biografia politica.”, 1984, Ed. Rusconi. Se lo legga con attenzione se ci tiene alla oggettività storica e alla accuratezza della documentazione.
Il discorso qui è molto articolato e ampio, per cui mi fermo, ritenendo di aver tracciato un breve ma utile itinerario da seguire per chiarire e approfondire le proprie idee. In altro momento si potrà proseguire e andare oltre queste brevi puntualizzazioni estemporanee. Comunque mi sorge il sospetto che il tentativo della lettrice di valorizzare Catilina e presentarlo come un perseguitato, scaturisca dal fatto che Cicerone in seguito fu condannato all’esilio per non aver concesso all’accusato, Catilina, la possibilità di difendersi in tribunale. Infatti egli andò via da Roma sicuro della condanna unanime di tutti. Ma questo è un dettaglio di natura tecnica, ovvero di diritto processuale dell’epoca, che non scagiona Catilina.

Taras66








