
CEMENTO DEGLI ANTICHI ROMANI VS CEMENTO DEI MODERNI INGEGNERI
Quando si affronta il discorso del materiale adoperato dai costruttori Romani dell’antichità, viene puntualmente da pensare alla cupola del Pantheon di Roma come esempio di tecnica costruttiva e di conoscenza approfondita del materiale, il cemento in particolare, che essi adoperavano con grande competenza.
Se si pensa infatti che la cupola del Pantheon ebbe sotto l’imperatore Adriano l’ultima rifinitura, quindi siamo a 2000 anni di vita, e questa meravigliosa costruzione ancora oggi è in piedi e suscita l’ammirazione del mondo intero, non possiamo fare a meno di elogiare la maestria di quegli ingegneri che realizzarono una costruzione eccezionale come struttura e come resistenza nel tempo.
Sfido chiunque a realizzare oggigiorno una cupola del genere, in un pezzo unico, con una gettata di cemento armato, ma non con ferro all’interno, bensì con materiale di diversa composizione e costituzione, con lo scopo di alleggerire man mano il peso della cupola stessa. Infatti abbiamo mattoni all’inizio, poi scaglie di tufo e infine pozzolana vulcanica, che come è noto è leggera e porosa, ma affogata nel cemento dà resistenza alla struttura.
Questi erano i Romani, questi erano gli ingegneri che possono tranquillamente competere con i moderni ingegneri, che, sebbene superiori per conoscenze tecniche ed esperienza nei calcoli sulla resistenza dei materiali, sulla statica e la distribuzione dei pesi negli edifici e quant’altro,
non sempre sono in grado di raggiungere gli stessi risultati che con tanta eleganza Vitruvio ci illustra nel suo DE ARCHITECTURA.
E del resto, onore al merito delle schiere di ingegneri e progettisti ai quali dobbiamo la realizzazione di opere eccezionali in Italia e nel mondo. La Torre Eiffel a Parigi, i meravigliosi ponti Golden Gate e Giovanni da Verrazzano negli Stati Uniti, le ferrovie sopraelevate dei Giapponesi, i grandiosi grattacieli sparsi per tutto il mondo in una gara che vedi una molteplicità di paesi occidentali e orientali che mira a conseguire il primato come altezza dei propri edifici.
Ma, proprio in tutto questo quadro di progetti grandiosi stona, senza alcun dubbio, la presenza di incidenti imprevisti e imprevedibili come quelli avvenuti di recente in Italia, che stranamente, hanno coinvolto in almeno due casi due ospedali, quello dell’Aquila in occasione del movimento tellurico dello scorso aprile e quello di Agrigento, della scorsa settimana.
Il primo ceduto e sbriciolato in più parti, come cartapesta, pur essendo di recente costruzione, il secondo interessato da una serie di crepe e incrinature che destano serie preoccupazioni sulla sua stabilità. Anche questo ospedale è di recentissima costruzione, bisogna sottolinearlo.
Immediatamente si sono attivate le varie commissioni di esperti, tecnici e periti che devono accertare le reali condizioni di sicurezza degli edifici, per intervenire con le opere di consolidamento e rafforzamento delle strutture, in modo da renderle pienamente agibili per il pubblico.
Ovviamente non sono mancate le critiche aspre e violente nei confronti di costruttori, tecnici e ingegneri che hanno effettuato i controlli preventivi sulla rispondenza degli edifici ai requisiti richiesti e stabiliti nei rispettivi contratti d’appalto sottoscritti sia l’ospedale dell’Aquila sia per quello di Agrigento.
Speculazione, corruzione, tangenti, incompetenza dei tecnici, mafia, superficialità dei controlli e via di questo passo nella ridda di ipotesi sulle cause di queste gravi deficienze tecnico-progettuali e mancanze di accertamenti meticolosi sulla piena efficienza di entrambi gli edifici pubblici.
Se venisse fuori dalla sua tomba il vecchio Cicerone, chissà quali e quante invettive scaglierebbe contro tutti questi truffatori che operano alla luce del sole, aggirandosi come vermi nella putrida melma della corruzione dilagante. E Vitruvio, cosa direbbe mai su questo scempio di denaro pubblico?

Taras66








