Cemento dei Romani VS cemento moderno

Le recentissime polemiche sorte in conseguenza del terremoto che ha sconquassato L'Aquila e, quel che più ha sorpreso gli abitanti, anche e soprattutto modernissimi edifici, fra cui il nuovo ospedale della città, che non ha retto alle scosse telluriche, ha dato il via ad una serie di interrogativi sull'impiego di materiale cementizio di qualità discutibile. A distanza di pochi mesi, ecco ripetersi l'identico dramma e, ancora una volta, al centro dell'attenzione generale, un ospedale inaugurato da poco tempo ad Agrigento. Purtroppo non mancano i dubbi e gli interrogativi, di fronte a casi del genere, in primis circa i materiali impiegati (vedi cemento) e secondariamente circa la competenza degli addetti ai lavori, sia delle ditte appaltatrici, sia degli esperti che hanno effettuato i collaudi finali. Ebbene, una domanda che viene spontanea anche all'uomo della strada che non abbia una competenza specifica, è la seguente: "come mai abbiamo ancora in piedi costruzioni ed edifici realizzati 2000 anni fa dagli ingegneri Romani, che non presentano il minimo cedimento strutturale nonostante l'intenso traffico e il peso sopportato da queste costruzioni? Basta citare a titolo di esempio il Pantheon di Roma, con la sua grandiosa cupola di cemento e il Ponte di Tiberio a Rimini. Quest'ultimo, in modo particolare, come è noto sopporta un traffico di veicoli straordinario, non previsto assolutamente nell'anno della sua costruzione, I secolo d.C. Non è strana questa differenza abissale di resistenza all'usura, nonostante l'impiego di materiale modernissimo? Dobbiamo allora supporre o che gli ingegneri moderni siano degli incapaci, o che i materiali impiegati nella realizzazione dei moderni manufatti di carattere pubblico siano scadenti e che la loro qualità non dia alcun affidamento di resistenza. Ma potrebbe anche affacciarsi una terza ipotesi: ovvero che i due dubbi siano coincidenti, e le due ipotesi si siano realizzate contemporaneamente. E ciò sarebbe uno smacco per tutti, perché si configurerebbe una serie di reati tutti gravissimi, entrando la responsabilità dei tecnici addetti a i collaudi finali, quella delle imprese appaltatrici e quella dei fornitori dei materiali scadenti. In sostanza si andrebbe incontro a un maxi-processo. Ma è mai possibile in Italia un finale del genere? Quale arringa pronuncerebbe un moderno Cicerone di fronte a una pletora di indagati di tal fatta?

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CEMENTO DEGLI ANTICHI ROMANI VS CEMENTO DEI MODERNI INGEGNERI

Quando si affronta il discorso del materiale adoperato dai costruttori Romani dell’antichità, viene puntualmente da pensare alla cupola del Pantheon di Roma come esempio di tecnica costruttiva e di conoscenza approfondita del materiale, il cemento in particolare, che essi adoperavano con grande competenza.

Se si pensa infatti che la cupola del Pantheon ebbe sotto l’imperatore Adriano l’ultima rifinitura, quindi siamo a 2000 anni di vita, e questa meravigliosa costruzione ancora oggi è in piedi e suscita l’ammirazione del mondo intero, non possiamo fare a meno di elogiare la maestria di quegli ingegneri che realizzarono una costruzione eccezionale come struttura e come resistenza nel tempo.

Sfido chiunque a realizzare oggigiorno una cupola del genere, in un pezzo unico, con una gettata di cemento armato, ma non con ferro all’interno, bensì con materiale di diversa composizione e costituzione, con lo scopo di alleggerire man mano il peso della cupola stessa. Infatti abbiamo mattoni all’inizio, poi scaglie di tufo e infine pozzolana vulcanica, che come è noto è leggera e porosa, ma affogata nel cemento dà resistenza alla struttura.

Questi erano i Romani, questi erano gli ingegneri che possono tranquillamente competere con i moderni ingegneri, che, sebbene superiori per conoscenze tecniche ed esperienza nei calcoli sulla resistenza dei materiali, sulla statica e la distribuzione dei pesi negli edifici e quant’altro,
non sempre sono in grado di raggiungere gli stessi risultati che con tanta eleganza Vitruvio ci illustra nel suo DE ARCHITECTURA.

E del resto, onore al merito delle schiere di ingegneri e progettisti ai quali dobbiamo la realizzazione di opere eccezionali in Italia e nel mondo. La Torre Eiffel a Parigi, i meravigliosi ponti Golden Gate e Giovanni da Verrazzano negli Stati Uniti, le ferrovie sopraelevate dei Giapponesi, i grandiosi grattacieli sparsi per tutto il mondo in una gara che vedi una molteplicità di paesi occidentali e orientali che mira a conseguire il primato come altezza dei propri edifici.

Ma, proprio in tutto questo quadro di progetti grandiosi stona, senza alcun dubbio, la presenza di incidenti imprevisti e imprevedibili come quelli avvenuti di recente in Italia, che stranamente, hanno coinvolto in almeno due casi due ospedali, quello dell’Aquila in occasione del movimento tellurico dello scorso aprile e quello di Agrigento, della scorsa settimana.
Il primo ceduto e sbriciolato in più parti, come cartapesta, pur essendo di recente costruzione, il secondo interessato da una serie di crepe e incrinature che destano serie preoccupazioni sulla sua stabilità. Anche questo ospedale è di recentissima costruzione, bisogna sottolinearlo.

Immediatamente si sono attivate le varie commissioni di esperti, tecnici e periti che devono accertare le reali condizioni di sicurezza degli edifici, per intervenire con le opere di consolidamento e rafforzamento delle strutture, in modo da renderle pienamente agibili per il pubblico.

Ovviamente non sono mancate le critiche aspre e violente nei confronti di costruttori, tecnici e ingegneri che hanno effettuato i controlli preventivi sulla rispondenza degli edifici ai requisiti richiesti e stabiliti nei rispettivi contratti d’appalto sottoscritti sia l’ospedale dell’Aquila sia per quello di Agrigento.
Speculazione, corruzione, tangenti, incompetenza dei tecnici, mafia, superficialità dei controlli e via di questo passo nella ridda di ipotesi sulle cause di queste gravi deficienze tecnico-progettuali e mancanze di accertamenti meticolosi sulla piena efficienza di entrambi gli edifici pubblici.

Se venisse fuori dalla sua tomba il vecchio Cicerone, chissà quali e quante invettive scaglierebbe contro tutti questi truffatori che operano alla luce del sole, aggirandosi come vermi nella putrida melma della corruzione dilagante. E Vitruvio, cosa direbbe mai su questo scempio di denaro pubblico?

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