I Bronzi di Riace traslocano a Roma. Si tratta di restauro e controllo o sistemazione definitiva?

Questo interrogativo e' sorto in seguito alla notizia che i bronzi effettivamente fra qualche giorno dovranno traslocare diretti a Roma, ufficialmente per controlli di routine sullo stato di salute dei Tideo e Anfiarao, i due guerrieri greci. Ma piu' di qualcuno nutre dei dubbi sulla effettiva volonta' dei restaurare i bronzi, ritenendo che si tratti di una mossa per mascherare il trasloco definitivo in una sede piu' prestigiosa, Roma, dove i proventi sarebbero ben piu' ricchi che a Reggio Calabria. Qual e' la verita' lo sapremo certamente, non presto ma col tempo. Misteri dei ministeri!

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I BRONZI DI RIACE TRASLOCANO PER RESTAURO O PER UNA MIGLIORE SISTEMAZIONE?

Avevo già avuto il piacere di fare una visita al museo di Reggio Calabria due anni fa, ma ieri 27 settembre 2009, approfittando di un giro turistico organizzato, ci sono ritornato con molto piacere, ma soprattutto spinto dalla curiosità di rendermi conto dell’attuale situazione del museo. Infatti nella mia precedente visita ero rimasto molto perplesso per le condizioni di abbandono e incuria in cui tutti i reperti ospitati dal museo, compreso i due famosissimi bronzi di Riace, ai quali è stato attribuito il nome di Tideo per il più giovane, Anfiarao per l’anziano.

Nel mio precedente intervento del 7 gennaio di quest’anno, sulla scia dei servizi pubblicati contemporaneamente dai giornali IL TEMPO e SOLE 24 ORE, dedicati entrambi al museo di Reggio e in particolare ai bronzi per la fama che essi si sono guadagnata non soltanto in Italia, ma nel mondo intero, non ho potuto fare a meno di confermare in pieno le critiche dei due redattori che mettevano in luce le gravi carenze esistenti nel museo. Fra queste la più grave risultava la mancanza di una guida che orientasse i visitatori, per cui i visitatori, una volta entrati nel museo, rimanevano completamente abbandonati a sè stessi.

Altra carenza, i locali risultavano imbrattati qua e là sui muri da scritte e sgorbi di vario genere, lasciati evidentemente da visitatori poco rispettosi del luogo. Da aggiungere anche la scarsa illuminazione che non consentiva di avere una visione precisa dei pezzi esposti, nè di leggere alcuni poster che dedicavano un po’ di spazio all’illustrazione dei tempi e dei luoghi dove vari reperti erano venuti alla luce. Infatti una caratteristica abbastanza comune e ricorrente in molti musei italiani e stranieri è il recupero di pezzi archeologici protetti da una esplicita legge, spesso trafugati presso l’abitazione di privati o da musei, oppure frutto di scavi illegali e pronti per l’immissione sul mercato clandestino delle opere d’arte.

Ed ancora, altra carenza sottolineata dai redattori, l’inesistenza del sistema di condizionamento che, soprattutto nel periodo invernale, come era successo a me capitato a metà dicembre nel museo, mette a repentaglio la conservazione di vari pezzi di pregio fra cui, ed ecco il punto centrale della questione, i due bronzi, sicuramente i pezzi più importanti del museo. E il motivo della critica è giustificato dal delicato trattamento cui sono stati sottoposti entrambi i bronzi nel laboratorio di restauro di Firenze, trattamento reso necessario dalla loro prolungata permanenza sul fondo del mare. E qui, in questo museo, l’esposizione a condizioni ambientali di temperatura e umidità non ottimali a lungo andare può favorire lo sviluppo di microrganismi nocivi per le sculture.

Per cui ecco la decisione presa dalla direzione del museo di sottoporre i bronzi a un rigoroso controllo fra qualche settimana che li terrà lontani da Reggio per un certo tempo. Qualcuno ha già avanzato l’ipotesi che si tratti di una manovra probabilmente partita dal settore politico intesa a togliere i bronzi dalla sede di Reggio per sistemarli in una sede più prestigiosa, qual è Roma, meta di visitatori italiani e stranieri ben più numerosi rispetto a Reggio Calabria.

Attualmente nel museo si nota una certa attività intesa a restaurare sia l’esterno sia l’interno dell’edificio, il quale è tutto circondato da impalcature, mentre nell’interno sono evidenti gli scassi operati sulle pareti per l’inserimento delle apparecchiature di controllo, quali sensori di temperatura, video-camere e altro. Ciò fa bene sperare su un rinnovamento del museo, indispensabile quanto mai. Un assistente addetta al controllo dell’area dove sono collocati i bronzi, la signora Sturino, mi ha gentilmente fornite molte informazioni su vari progetti che devo essere attuati, fra cui varie modifiche che saranno apportate alla sistemazione dei locali, in modo da agevolare al massimo il loro sfruttamento.

Purtroppo, mi ha fatto notare la guida, molti progetti sono stati fatti in passato per razionalizzare la sistemazione dell’intero museo, ma questi sono rimasti quasi tutti sulla carta per il semplice motivo che c’è stato un cambio del personale direttivo che ha impedito la loro realizzazione. Per esempio attualmente il posto di direttore del museo è vacante, e quindi il personale è in attesa del nuovo direttore.

In definitiva ci sono buone speranze perché il museo acquisti prestigio e veda accrescere il numero dei visitatori con una politica più oculata e più seria. Infatti sarebbe un vero peccato che il museo che raccoglie i tesori e i reperti di una delle zone d’Italia più ricche di testimonianze del passato, viva nell’ombra e nell’anonimato. Il museo di Reggio, infatti, merita un grande numero di visitatori, molto più ampio di quello attuale, grazie anche alla posizione geografica dei Reggio, nodo stradale e ferroviario di primaria importanza.

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