
ALTRI PARTICOLARI SUL CAPUT AQUAE DI CUI SI ERANO PERDUTE LE TRACCE
Al servizio pubblicato dal Corriere della Sera del 24 gennaio 20009, ecco aggiungersi i reportage di giornali italiani (ANSA) e britannici. In particolare mi sono soffermato sul servizio del TELEGRAPH, apparso il giorno seguente, ossia il 25 gennaio, di cui vi segnalo l’URL. Alcuni dettagli sono già stati esposti dal Corriere, ma qui troviamo altri particolari relativi all’ubicazione del sito scoperto da due dilettanti britannici durante una esplorazione dei più famosi acquedotti che alimentano da secoli la città di Roma.
Vi traduco il testo, che è abbastanza chiaro e accessibile come linguaggio, in quanto privo di termini tecnici che possono creare, a volte, grosse difficoltà al lettore.
Il servizio è curato dall’inviato del TELEGRAPH, Nick Squires.
“La sorgente sotterranea giace dietro una porta nascosta sotto una chiesa abbandonata del 13° secolo sulla riva del lago di Bracciano, 35 miglia a nord di Roma.
L’esplorazione del sito ha dimostrato che l’acqua, infiltrandosi attraverso la roccia vulcanica si raccoglieva nelle grotte sotterranee e nelle cavità, alimentando un acquedotto sotterraneo, ossia l’Aqua Traiana, trasportandola per tutto il cammino nella capitale dell’impero.
Secoli più tardi essa fornì l’acqua allo stesso Vaticano, dopo che Roma iniziò a convertirsi al Cristianesimo sotto l’imperatore Costantino.
Il complesso sotterraneo, che è aggrovigliato dalle radici di enormi alberi di fico, è stato scoperto dai documentaristi Edward e Michael O’Neill, che vi si sono imbattuti per caso, mentre effettuavano delle ricerche intorno alla storia degli antichi acquedotti di Roma.

Essi allora si sono rivolti ad un’autentica autorità in materia di ingegneria idraulica romana, il prof. Lorenzo Quilici (vedi foto allegata) dell’Università di Bologna, il quale ha confermato che la struttura è chiaramente Romana, piuttosto che medievale, come si è creduto per lungo tempo.
Servendosi di lunghe scale di ferro per discendere nelle viscere del sofisticato sistema, essi hanno scoperto che i mattoni usati per la copertura delle pareti dell’acquedotto sono collocati nella forma a diamante nota come ‘opus reticulatum’, uno stile di ingegneria tipicamente romana.
‘Sono numerose le costruzioni in pietra che portano un inconfondibile segno originale romano,’ ha dichiarato Edward O’Neill.
Il labirinto sotterraneo di gallerie è rimasto quasi del tutto sconosciuto agli archeologi in quanto per centinaia di anni è stato pieno di acqua. E’ stato soltanto quando le moderne pompe ad immersione hanno iniziato a rifornire di acqua la vicina città di Bracciano , che il livello dell’acqua è sceso drammaticamente e il complesso sotterraneo è diventato accessibile.
Ed ecco apparire il soffitto a volta, decorato con un tipo raro di pittura noto come Blu Egiziano che ha indotto gli O’Neill a ritenere che la grotta sia un ninfeo Romano, un luogo sacro che gli antichi pensavano fosse abitato dagli dei dell’acqua.
‘La pittura era molto costosa come esecuzione; ma poiché è stata applicata su tutte le pareti bisogna pensare a un legame imperiale con l’opera,’ ha dichiarato il signor O’Neill. Si può anche supporre che essa sia stata inaugurata dallo stesso Traiano nel 109 a. C., ed infatti i ricordi storici dimostrano che Traiano sarebbe stato in questa area il 24 giugno di quell’anno.
Per pura coincidenza gli O’Neill hanno esplorato l’acquedotto il 24 giugno 2009, esattamente 1900 anni dopo. Si sa anche di una moneta coniata durante il regno di Traiano per commemorare l’apertura dell’acquedotto. Essa rappresenta un dio fluviale che regge un’urna e un bastone, simboli tradizionali dell’acquedotto, chinato verso quella che appare una grotta.
I documentaristi sperano di poter raccogliere fondi sufficienti per pagare i lavori svolti da archeologi professionisti.
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NOTA BENE:
Per ulteriori approfondimenti vedi:
Aqua Traiana | Platner and Ashby via Lacus Curtius
ACQUEDOTTO TRAIANO (WIKIPEDIA)

Taras66









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