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Scoperta la sorgente dell'acquedotto di Traiano

Il CORRIERE DELLA SERA di oggi, 23 gennaio 2009, presenta ai lettori una notizia davvero straordinaria, la quale sicuramente sarà riportata anche da altri quotidiani, italiani e stranieri. Ecco una bella notizia per gli appassionati di Storia Romana e Storia degli acquedotti romani.

un acquedotto antico

SCOPERTA LA SORGENTE DELL’ACQUEDOTTO DI TRAIANO

Il Corriere della Sera del 23 gennaio 2009, in un servizio molto dettagliato presenta una notizia straordinaria che sarà certamente ripresa dai maggiori quotidiani, italiani e stranieri.

Due documentaristi inglesi, Michael e Ted O’Neill si sono imbattuti nei resti di un ninfeo dalle volte colorate blu.

Rimasto sconosciuto fino ai giorni nostri - inizia così il servizio - è stato incredibilmente ritrovato nella provincia di Roma, in una zona sul Fosso della Fiora al confine tra il comune di Manziana e di Bracciano, il Caput Aquae delll’acquedotto di Traiano, ovvero la prima sorgente del percorso attorno al lago di Bracciano dell’acquedotto inaugurato nel 109 d. C. per servire la zona urbana di Trastevere.

Il Ninfeo dalle volte blu-egizio è il più straordinario degli elementi che fanno parte del sito. Ecco la descrizione fatta nel servizio.

‘A fare la scoperta, due documentaristi inglesi, Michael e Ted O’Neill, impegnati in una ricerca sugli acquedotti romani, che si sono imbattuti nei resti di un ninfeo con straordinarie volte colorate in blu egizio. E l’importanza del ritrovamento è confermata dall’archeologo Lorenzo Quilici, professore di topografia antica all’università di Bologna, che definisce il ninfeo «stupefacente». Coperto da una grotta artificiale che accoglieva una cappella della Madonna, risistemata agli inizi del Settecento dai principi Odescalchi - anticipa Quilici che il 28 gennaio illustrerà la scoperta insieme con Michael e Ted O’Neill in una conferenza stampa a Roma - è venuto fuori un monumento «che si è rivelato un ninfeo, costruito all’origine delle prime sorgenti dell’acquedotto», un monumento straordinario, dice il professore, «che possiamo paragonare al Canopo di Villa Adriana o al Ninfeo di Egeria nel Triopo di Erode Attico sull’Appia Antica.’

Ma ancora un ulteriore elemento scoperto dai documentaristi e descritto nel servizio: i CANALI PERCORRIBILI. Questo a conferma dell’alto grado di esperienza e competenza raggiunto dagli ingegneri Romani e già messo in evidenza in tutti gli interventi pubblicati dal sottoscritto in passato sull’argomento.

CANALI PERCORRIBILI - Si tratta, racconta Quilici, «di una cappella centrale dedicata al dio della sorgente o alle ninfe, che si approfondisce ai lati in due bacini coperti da straordinarie volte ancora colorate in blu egizio che, alla base, con un ardito sistema di blocchi messi a filtro, accoglievano l’acqua in due laghetti, dai quali partiva il canale dell’acquedotto». Le strutture, alte fino a 8-9 metri, sono realizzate, spiega il professore, »in opera laterizia e in opera reticolata assai raffinata e gli ambienti, con le volte a botte e a crociera, i pozzi, i cunicoli di captazione che vi si convergono, il canale che principia l’acquedotto sotterraneo sono oggi tutti percorribili perchè privati dell’acqua»’.

Un enorme albero di fico, le cui radici scendono fino alla grotta del Ninfeo, è la sorpresa successiva riservata ai documentaristi, i quali si sono immediatamente resi conto che purtroppo esse stanno minando la struttura stessa del ninfeo, per cui saranno necessari degli opportuni interventi per limitarne i danni e ripristinare l’ambiente.

traiano_moneta

Il servizio del CORRIERE si chiude con una breve richiamo alla storia dei grandi acquedotti romani, undici in totale, di cui questo inaugurato nel 109 d.C. da Traiano è l’ultimo entrato in servizio ed è rimasto sempre in attività. A testimonianza dell’evento sarebbe stata coniata dall’imperatore una moneta che raffigura l’immagine di un dio fluviale, che in un primo tempo si era supposto coniata in occasione di una mostra d’acqua inaugurata sul Gianicolo. Anche questo dettaglio comunque farà parte dell’indagine avviata dagli esperti di archeologia e numismatica.

In sostanza un altro tassello del passato di Roma si aggiunge alle numerose scoperte di questi ultimi anni. Non dimentichiamo, infatti la scoperta di una ampia grotta sotto il Palatino di una paio di anni fa, che diede l’avvio ad interpretazioni alquanto fantasiose da parte di alcuni esperti, giudicandola frettolosamente come la mitica grotta Lupercale della leggenda. La grotta, in seguito, fu classificata come l’ avanzo di una costruzione di epoca neroniana, se non proprio un salone di ricevimento per gli ospiti del chiacchierato imperatore.