
La Storia
Anfiteatro secondo solo al Colosseo
Il primo venne costruito tra il II e il I secolo a.C. ed è quello dove c’era la scuola dei gladiatori di Spartaco
L’anfiteatro dell’Antica Capua
CASERTA - Durante gli scavi del settembre 1726, di fronte la porta meridionale dell’anfiteatro venne rinvenuta una epigrafe mutila, integrata dall’archeologo Alessio Simmaco Mazzocchi, recante la seguente iscrizione: «La Colonia Giulia Felice Augusta Capua fece, il divo Adriano Augusto restaurò e curò vi si aggiungessero le statue e le colonne, l’imperatore Cesare T. Elio Adriano Augusto Pio dedicò.
Grazie a questa iscrizione fu possibile ricostruire parte della storia dell’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, il secondo per capienza di tutto l’impero. Più grande di quello dell’antica Capua (seconda città dell’Impero romano e per questo chiamata «altera Roma») c’era solo il Colosseo. L’anfiteatro fu costruito nella colonia conquistata da Augusto dopo la battaglia di Azio, intorno al I secolo a.C.; fu restaurato da Adriano nel 119 d.C., il quale fece aggiungere statue e colonne; l’imperatore Antonino Pio lo inaugurò nel 155 d.C. Riguardo la data di costruzione dell’anfiteatro, non tutti gli storici ritengono attendibile il I secolo a.C.. I primi resti dell’anfiteatro di Spartaco vennero ritrovati negli anni ‘60 da Werner Johannowsky, scomparso di recente.
Successivamente scavi compiuti venticinque anni, a metà degli anni ‘80 fa hanno portato alla luce dei resti sul lato sinistro dell’ingresso resti dell’antico anfiteatro che risalgono all’epoca di Spartaco. Successivamente altre strutture di quelle che fu l’anfiteatro di Spartaco sono stai ritrovati nella sistemazione della piazza I ottobre prospiciente l’anfiteatro Campana. I resti sono ben visibili proprio nella piazza davanti all’anfiteatro.
R. W
28 gennaio 2010
**********************
COMMENTO
Notiamo con piacere che IL MATTINO di Napoli si sta impegnando in una serie di servizi sul patrimonio archeologico del territorio, patrimomio che è in via di una completa restituzione al suo primitivo splendore. O almeno questo è nei piani della soprintendenza regionale.
Qui riporto per intero il servizio del 28 gennaio scorso che mi era sfuggito, ma che sono riuscito a recuperare e renderlo pubblico. Era ora che la vasta area archeologica del Napoletano uscisse dal letargo e dall’abbandono di questi ultimi anni, per entrare a far parte del patrimonio dell’umanità, di cui sono noti quei gioielli che sono universalmente Pompei, Ercolano, Oplonti e varie altre località di grande valore storico e archeologico.

Taras66








