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Floralia, festa della primavera dei Romani

FLORALIA era per i Romani una delle feste con cui si celebrava la primavera e il risveglio della natura. Una festa, questa, abbastanza rustica e semplice per tradizione ma diventata, poi, col tempo una occasione per dare sfogo alla licenziosità e alle rappresentazioni pubbliche di scene abbastanza piccanti che tanto piacevano ai Romani. Il nostro 1° Maggio può benissimo ricollegarsi a Floralia.

floralia_festa dei fiori

FLORALIA o FESTA DELLA PRIMAVERA dei Romani

Premetto che i Romani ebbero sempre una predilezione particolare per le feste e le celebrazioni legate ai cicli delle stagioni, senza trascurare i vari spettacoli che normalmente e con grande frequenza tutto il popolo seguiva con entusiasmo.

Per quanto riguarda l’inizio della primavera ecco due nomi che avevano un enorme significato e importanza per i Romani, quello di FLORA e di FLORALIA. FLORA è ancora oggi di ampio uso; infatti nell’accezione comune indica uno dei regni che costituiscono il mondo naturale, ovvero quello che si riferisce al regno vegetale, in breve piante e fiori. Un termine tecnico, dunque, che trae origine da una antichissima divinità, una delle dodici che facevano parte della cerchia di Quirino, e che venivano placate con sacrifici espiatori in occasione di avvenimenti di particolare gravità. Per la precisione non si trattava di una diiivinità autoctona, ma introdotta a Roma da Tito Tazio attraverso la mediazione dei Sabini.

Nel 238 a.C. le fu dedicato un tempio sul Quirinale. Era il 29 aprile, data che annualmente veniva ricordata con la celebrazione dei "ludi Florales" o Floralia, giochi che si tenevano in onore della dea di cui parla Ovidio nella sua opera "FASTI", dedicata appunto alle festività Romane. In sostanza il rigoglio primaverile dei fiori e della vegetazione, strettamente connesso con la fecondità della natura, riceveva la sua esaltazione con questi festeggiamenti che duravano dal 28 aprile al 3 maggio.

Col tempo queste feste subirono una evoluzione, passando da un carattere semplice e rustico a una serie di spettacoli licenziosi e ammiccanti alla sessualità. Uno degli intermezzi preferiti dal popolo era la cosiddetta "nudatio mimarum" che consisteva nel presentarsi nude sulla scena di donne, sicuramente prostitute assoldate per l’occasione. Si conciliava in questo modo la fertilità della natura con la sessualità fecondatrice dell’uomo; un modo molto elegante di armonizzare la vita dell’uomo con la vita della natura circostante.

Da sottolineare che proprio a causa del carattere licenzioso che man mano assunsero tali festeggiamenti, con l’avvento del Cristianesimo si ebbero critiche molto aspre da parte dei cristiani che dettero luogo a una pubblicistica abbastanza serrata e violenta nei riguardi dei pagani.

Per la cronaca una fonte abbastanza ricca e dettagliata è l’enciclopedia WIKIPEDIA con la voce FLORALIA. Sicuramente è quella che fornisce le notizie in maniera più estesa e completa sull’argomento, a parte l’utile bibliografia, anche se limitata.

Altra fonte utile da consultare, soprattutto per i richiami letterari, è la voce FLORALIA esistente nel prezioso sito LACUS CURTIUS gestito magistralmente da Bill Thayers.

Utile il DIZIONARIO DELLA CIVILTA’ CLASSICA, della collana BUR Rizzoli, anche se con limitati riferimenti storico-letterari.

Modesto, invece, il contributo di ANTICHITA’ CLASSICA, della collana "LE GARZANTINE", che nella voce "Floralia" inserisce poche note che si concludono con l’affermazione "queste feste assunsero un carattere particolarmente licenzioso". Tutto qui.