Questo sito contribuisce alla audience di

Spartaco nella recente interpretazione TV, Blood and sand (Sangue e arena)

E' in fase di programmazione una serie televisiva incentrata sul personaggio SPARTACO, che prima ancora dell'uscita ufficiale nei vari paesi, sta suscitando varie perplessità. Il quotidiano Britannico TELEGRAPH ha pubblicato il 21 Maggio scorso un ottimo servizio a cura di un esperto di storia Romana, Harry Sidebottom, che fa il punto sulla questione, con giudizi e osservazioni molto pertinenti, guidando il lettore su un terreno quanto mai scabroso, quello della storia di Roma, che spesso ha visto degli svarioni e delle interpretazioni molto arbitrarie. La nuova serie televisiva "Spartacus" è piena di scene sensazionali, ma è in grado di affrontare un severo giudizio storico? Sì, risponde il docente di materie classiche Harry Sidebottom, a parte un settore alquanto delicato. E ce ne dà la dimostrazione. La cosa strana, in verità, è che il personaggio Spartaco ha sempre suscitato polemiche e contestazioni in passato. Chissà perché...

spartaco_eroe_tv


SPARTACO, SANGUE E ARENA IN VERSIONE AUSTRALIANA

SPARTACO, l’eroe Tracio autore di una memorabile rivolta dei gladiatori a Roma, conclusasi tragicamente, al centro di una serie televisiva realizzata di recente da una troupe australiana in Nuova Zelanda, ha già dato il via a varie opinioni contrastanti sul personaggio, sulle scene e in genere sulla rispondenza alla verità storica di tutta la serie.

TELEGRAPH.UK, il noto quotidiano Britannico, ci presenta un inappuntabile servizio sull’argomento, realizzato da uno stimato studioso di Storia Antica, Harry Sidebottom.

“Quelli stanno per morire.” I gladiatori appaiono sullo schermo in un miscuglio di sangue, sesso e tutto di più. La nuova serie televisiva “Spartaco. Sangue e arena” si apre con l’oscurità e il ruggito soffocato della folla. Un uomo in catene è raggomitolato in una sudicia cella. La polvere cade dall’alto. L’obiettivo si sposta verso l’alto, punta sul soffitto, ed ecco che ci troviamo nel centro dell’anfiteatro, immersi nell’azione. L’acciaio risuona, la folla urla e il sangue schizza con movimento esitanti, lenti. L’obiettivo si sposta nuovamente in basso; Spartaco sa bene cosa lo aspetta. Una vacanza Romana ripresa come un trattenimento del 21° secolo.

Nondimeno la pubblicità pone l’accento sul fatto che questa serie realizzata in Nuova Zelanda è una rappresentazione storica della antica Roma, una rappresentazione autentica. E’ una affermazione impudente, tale da invitare alla critica chiunque abbia una solida conoscenza del mondo classico.

Sicuramente vi sono alcune cose che non suonano vere. Per esempio il sesso. Questo particolare ha suscitato la più accesa discussione già in anteprima, tanto da suggerire le scene che dovrebbero essere eliminate.

In termini storici si può dire che c’è più del necessario nelle scene. Oggigiorno noi siamo costantemente avvertiti che i Romani non erano puritani, ossia Inglesi Vittoriani, sebbene chiunque potrebbe mettere in dubbio che molti senatori repubblicani portassero le loro figliole alle orgie. Va oltre lo spettacolo l’idea popolare moderna che Roma fosse una sorta di terra libera in tutto e per tutto, comunque andassero le cose.

Il grande studioso Francese Paul Weyne affermò che gli antichi erano paralizzati dalle inibizioni sessuali. Essere paralizzati vuol dire andare molto avanti, ma esistevano dei confini fra quello che era il comportamento accettabile e quello inaccettabile; erano proprio tali confini che li portava spesso in zone molte differenti dalle nostre.

Un paio di volte nel primo episodio di SPARTACUS si incontra una scena molto gradita ai registi, descrivendo il sesso senza che in realtà lo si mostri. Una coppia giace nuda; l’uomo è sopra. Lentamente il suo viso si muove in basso verso il corpo della donna e sparisce. Lei chiude gli occhi, la sua bocca si apre in estasi. Noi sappiamo dove egli sia andato e cosa stia facendo. A questo punto, ovviamente, se ci fossero i Romani essi ne disapproverebbero energicamente il comportamento.

Nel I secolo d.C. Marziale scrisse una poesia dopo l’altra prendendo in giro gli uomini che si lasciavano andare a un’attività del genere, creando scenette comiche, invece che scene drammatiche e ricche di sensibilità poetica. (Basta dare uno sguardo alle bellissime pitture murali di Pompei per capire il gusto e lo spirito poetico Romano)

Gli studiosi del mondo classico e i clienti affezionati di internet troveranno molti cavilli, ma il sottofondo storico di SPARTACUS è sostanzialmente plausibile. La geopolitica è esatta. Qui ci troviamo all’incirca nel 73 a.C. Le tribù barbare dei Geti costituiscono una minaccia nei Balcani, e il nemico, Mitridate re del Ponto si trova ad oriente. Ogni generale Romano si pone il dilemma: il dovere verso la Res Publica o la gloria personale? La famiglia naturalmente premeva per quest’ultima. In Patria, invece, i politici dovevano valutare le richieste differenti di Senato e Plebe.

Quanto poco ci dicono le fonti antiche dello Spartaco storico prima della sua rivolta è facile stabilirlo. Egli apparteneva a una delle tribù nomadi della Tracia, con una carriera e un percorso di mercenario, di soldato Romano ausiliario, disertore, bandito, quindi (logicamemte, dopo la sua cattura) gladiatore. In questo spettacolo egli è un guerriero esperto della sua tribù, la sua voce era autorevole nel consiglio. Egli si pone a capo di un ammutinamento, diserta, viene catturato e mandato nell’anfiteatro.

Dato il suo ruolo nella grande rivolta degli schiavi, la speculazione è giustificabile, e quindi è del tutto possibile che egli avesse acquistato la leadership con le sue capacità. Il fatto che egli fosse un nomade, un disertore, un mercenario, un bandito diventa secondario.

Senza andare in lungo e in largo attraverso i testi Classici, diciamo che gli scrittori ne hanno parlato parecchio. Plutarco scrisse che, quando Spartaco fu portato per la prima volta a Roma, un serpente gli si avvolse intorno al collo mentre dormiva. Sua moglie, una profetessa della sua stessa tribù, gli predisse che quello era il segno che egli avrebbe conquistato un grande potere, che però si sarebbe trasformato in disgrazia. Nel filmato egli ha una visione prima di lasciare il suo villaggio, ossia un serpente di colore rosso che gli si fa davanti alle ginocchia.

Del tutto certo che, quando si trovò nell’arena le prime volte, battendosi strenuamente, Spartaco cercò di vedere il serpente dipinto sullo scudo di uno dei suoi avversari. Il ricordo della profezia lo ispirò sempre per la vittoria.

Nella sua lunga vita Spartaco è stato un simbolo per molte persone. In SPARTACO, un romanzo del 1874, Raffaello Giovagnoli lo descrisse come un rivoluzionario armato contro l’autocrazia corrotta, un predestinato precursore di Garibaldi, l’eroe della riunificazione italiana. A Garibaldi piacque tanto che preparò una prefazione per l’edizione successiva.

Per Karl Marx, Spartaco fu un vero eroe del proletariato. La linea essenzialmente comunista caratterizzò il romanzo SPARTACUS di Howard Fast, pubblicato negli Stati Uniti nel 1951. Anche se ispirato al libro di Fast, Spartacus di Stanley Kubrick interpretato da Kirk Douglas, stranamente fu interpretato dal pubblico degli anni 60 come un combattente per la libertà contro l’imperialismo straniero; una sorta di pre-combattente della Guerra Fredda.

Concludendo le sue osservazioni, il prof. Harry Sidebottom si pone la domanda: “Cosa insegnerà la Storia Romana agli spettatori di questa serie televisiva? ” La risposta non è lunga né complessa. Essi sostanzialmente non saranno portati fuori strada, anche se la domanda è posta male. Questo, infatti, è un dramma, non un documentario. Uno spettacolo pieno di stile, con un ritmo veloce, piacevole da vedere, con un grande debito nei riguardi di film quale GLADIATOR e tanti altri.
La serie è certamente divertente.