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Mussolini e la storia Romana

Che Benito Mussolini fosse un fanatico ammiratore dell'Impero Romano è un fatto arcinoto. Del resto lo dimostrano, ancora oggi, le testimonianze lasciate agli Italiani di palazzi ed edifici pubblici che si ispirano chiaramente alla grandezza di Roma, con uno stile tipico del ventennio, il cosidetto "stile impero". E ve ne sono parecchi in piedi in tutte le città d'Italia, grandi e piccole: palazzi delle poste, Palazzi del Governo, edifici scolastici e così via. Ma che il defunto dittatore si dedicasse anche alla storia è un particolare poco noto, sia alle vecchie generazioni sia alle nuove. Ce ne dà notizia il sito dell'amico Domenico Carro, da anni eccellente gestore del sito ROMA AETERNA, che ho riscoperto in questi giorni. Qui è possibile prendere visione del breve panorama storico, scritto probabilmente fra gli anni 30 e il '40, dal titolo ROMA ANTICA SUL MARE. In effetti Mussolini avrebbe potuto continuare benissimo una carriera ben diversa, da quella politico-militare dai risultati infausti, cioè quella di giornalista, che aveva iniziato a Milano. Purtroppo gli è andata male, così come è andata male per gli Italiano che avevano seguito con entusiasmo o con gli occhi bendati, cosa che sccede ancora oggi in tanti paesi, Italia compresa.

ponte girevole

ROMA ANTICA SUL MARE

Ho riscoperto in questi giorni , nel sito di un caro amico, ROMA AETERNA, uno scritto dovuto agli interessi estemporanei dell’ex dittatore Benito Mussolini, che si compiaceva di dimostrare agli Italiani il suo amore per il passato di Roma in vari modi, sia con con il suo impulso notevole dato all’architettura che ancora oggi testimonia la retorica della grandezza ad ogni costo, ma anche con gli scritti. E questo è un documento che dimostra chiaramente le sue idee al riguardo.

Ovviamente le fonti alle quali egli attinse erano ben diverse da quelle attuali, anche se non mancano i grossi nomi quali il Mommsen, il famoso storico di Roma, anche se contestato per la sua visione personale dei fatti, e soprattutto delle persone, fra cui Cicerone e Cesare. Viene citata la Storia di Roma dello storico italiano Gaetano de Sanctis, un importante lavoro che ha fatto epoca fino a qualche decennio fa, ma ora superato da altri lavori recenti, anche se molte pagine e molti giudizi sono ancora condivisibili. Vi sono inoltre vari autori minori e ormai dimenticati del tutto, ma giustamente l’amico Carro, che gestisce da anni con grande passione e competenza il sito, ha aggiunto alcune note che chiariscono varie lacune e insattezze evidenti nel testo, frutto tanto delle fonti datate, quanto di una certa improvvisazione da parte del “Duce” e del suo staff di consulenti.
palazzo poste

Viene da domandarsi il perchè di questa scelta, ossia il tema della politica di Roma basata sempre con maggiore impegno durante gli anni al rafforzamento della flotta, il mezzo, cioè, che consentì a Roma di allargare i suoi confini, inizialmente abbastanza limitati, ma poi cresciuti al punto che i Romani si sganciarono dalla tutela, o meglio dalla sudditanza tecnologica agli Etruschi, i primi a dare una mano per la creazione di una vera flotta, mai posseduta dai Romani.

Ed ecco che si spiega l’interesse di Mussolini per le conquiste di Roma, iniziate proprio nel momento in cui la sua flotta diventò il mezzo, lo strumento potentissimo che le consentì di imporsi nel Mediterraneo prima, poi anche nei mari più lontani dall’Italia. E infatti una delle ambizioni più palesi e dichiarate del Duce, era proprio quella di creare una flotta che poteva consentire all’Italia di inserirsi alla pari con le flotte più blasonate nel gioco di potere fra le grandi potenze dell’epoca, Inghilterra in primis. Non si dimentichi, che la creazione di un “impero” rientrava fra le grosse follie e manie di grandezza del Duce, in questa sua rincorsa alla parità con l’impero britannico, ormai incontrastata. Insomma passato e presente agivano su di lui tanto da perdere il lume della ragione, ovvero il senso della realtà. Il culmine di questa follia, come si vedrà, sarà l’amicizia con Adolf Hitler e il patto d’acciaio, dal quale uscirà stritolato.

Da qui l’impegno irrinunciabile ad addossare al paese costi e spese straordinarie , puntando soprattutto sull’armamento navale e mostrando al mondo intero le possibilità che l’Italia aveva di competere con chiunque osasse sbarrarle il passo soprattutto nel dominio di quello che la retorica del fascismo e dei suoi simpatizzanti e militanti si ostinava a definire il Mare Nostrum, mutuato dai Romani, come se si trattasse di una proprietà esclusiva. Ovviamente né Mussolini, né i suoi potevano prevedere, per esempio, i clamorosi smacchi della flotta italiana in un paio di disastri, in seguito all’attacco di Taranto da parte degli aereosiluranti britannici nel novembre 1940, che mise in ginocchio la flotta placidamente ormeggiata nella baia, colpita a morte e affondata quasi totalmente. E chi scrive, allora, sebbene ancora fanciullo, ricorda ancora lo spettacolo tragico e spaventoso dei colpi di cannone della contraerea e del fuoco che divampava dappertutto, creando una cupola di fiamme che potè seguire dal balcone della sua casa, come inebetito. Il sottoscritto in quella notte maledetta pianse a dirotto, perché tutte quelle navi erano per lui i suoi giocattoli che egli conosceva uno per uno, vedendole entrare e uscire dalla baia in continuazione.

Ma non posso dimenticare un altro clamoroso smacco della nostra flotta, quello di Capo Matapan, dove altre perdite di navi e uomini gettarono lo sgomento fra gli uomini di mare, per le responsabilità accertate degli alti gradi della marina italiana che non avevano richiesto né appoggiato mai una assistenza adeguata da parte dell’aeronautica per una questione di puro prestigio. Ma in sostanza si trattò di un caso di pura incompetenza che si cercò in tutti i modi di minimizzare agli occhi della opinione pubblica per evitare una falcidia dello stato maggiore della marina italiana.

Bene, mi fermo qui, perché i ricordi sono lontani, ma mai sono stati cancellati. E qui si ferma la storia della nostra marina, almeno per me. Mi dispiace per l’amico Domenico Carro, ex ammiraglio, e per molti miei ex compagni di liceo, tutti ammiragli e uomini di mare, ma non c’è rancore in me, ma rammarico per queste dolorose vicende, vi assicuro.

Per concludere, vi invito a dare uno sguardo a questo breve panorama storico che vi dà la misura dello spirito che animava il fondatore del fascismo, nonché autore di una grande tragedia vissuta dal nostro popolo. Eppure, nonostante questa tragedia, c’è ancora qualcuno che guarda quasi con nostalgia a questo passato e a questi uomini, gonfi di boria e di retorica, visti come esempi da imitare.