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Le prime donne di Roma: le donne dietro i Cesari

Un recente saggio storico ha attratto la mia attenzione, dal titolo 'The First Ladies of Rome', (Le,prime donne di Roma) di Annelise Freisenbruch. Il titolo, in verità, non è una novità considerando che in passato ne abbiamo citato altri dello stesso genere, fra cui ricordo 'Le grandi donne di Roma antica' di F. Sampoli pubblicato nel 2003 e di cui ebbi occasione di fare una presentazione. Anzi mi sorge il dubbio che qui ci troviamo di fronte ad una rivisitazione del tema, con alcune varianti. Infatti le analogie, per forza di cose, sono numerose e non del tutto casuali. Non mancano, tuttavia, le novità, soprattutto per quanto riguarda i riferimenti alla vita politica moderna.

saggio storico

THE FIRST LADIES OF ROME: THE WOMEN BEHIND THE CAESARS

Le prime donne di Roma: le donne dietro i Cesari

L’anno 35 a.C., scrive Annelise Freisenbruch, autrice del saggio, THE FIRST LADIES OF ROME, può essere definito lo spartiacque di un periodo storico. Certamente fu un anno importante, come tutti quelli compresi fra l’assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C. e la battaglia di Azio nel 31 a.C. che trasformò Ottaviano in Cesare Augusto. Ma perché l’autrice è convinta che in questo momento la storia subì un cambiamento di rotta? Semplicemente perché si potevano notare statue della moglie di Ottaviano e della sorella per le strade di Roma!

Così ha inizio la straordinaria storia della Freisenbruch, spaziando per circa quattro secoli e mezzo, durante i quali emersero donne importanti che colpirono l’immaginazione, e spesso anche le fortune dei cittadini di Roma.

Il libro della Freisenbruch è sottotitolato ‘the Women behind the Caesars’ (le donne dietro i Cesari) e per la maggior parte esse rimasero dietro i Cesari, anche se Ottaviano si sforzò di presentare le immagini della famiglia come un modello di dinastia ricca di virtù morali, ovvero esempi che dovevano contrastare favorevolmente l’immagine sinistra di Cleopatra.

Ottaviano Augusto fece di tutto per promuovere le donne della sua famiglia con qualche successo. Purtroppo una notevole eccezione fu sua figlia Giulia, a causa della quale egli si affrettò a emanare una serie di nuove leggi, e in particolare una che prevedeva pesanti punizioni per l’adulterio. Infatti fu imbarazzante quando lei fu accusata di aver avuto rapporti sessuali con parecchi uomini che lei incontrava nel foro e che si mettevano in fila per lei. Infatti fu esiliata senza pietà. L’imperatore successivo che era stato marito di Giulia, la lasciò morire di fame in un angolo remoto del sud.

Questo diventò il sistema comune con cui gli imperatori Romani si sbarazzavano delle loro donne. E se qualcuno ha dei dubbi circa la tesi che queste donne fossero una componente vitale per l’identità degli imperatori, ebbene dovrebbe considerare con quale rapidità i governanti di Roma divorziavano, o più semplicemente, sopprimevano le donne della loro vita. Claudio, come è noto, fece trucidare la celebre messalina nella stanza da letto; Nerone per ben due volte operò per mettere fine alla vita della madre Agrippina; e Costantino perse la moglie ed un figlioletto in uno strano e inspiegabile incidente.

Uno dei motivi alla base di azioni del genere era che le donne spesso sembravano troppo potenti o troppo mascoline. Tiberio era spesso imbarazzato dai rapporti troppo intimi che l’imperatrice Livia intratteneva con i senatori, anche se, in quanto donna, ella non poteva entrare in senato. Nerone non riuscì mai a sbandierare il segno della conquista del trono grazie ai tentativi della madre. Quanto più disperate erano le misure, tanto più reale era il potere. Questo libro, comunque, guida il lettore attraverso i tempi quando gli imperatori erano abbastanza felici con le loro mogli e nei periodi in cui molti erano i segni di affetto reale.

Dopo il 35 a.C. , il successivo grande cambiamento per le donne è l’accettazione del Cristianesimo: da questo momento in poi alle donne più importanti viene consentito di essere caste e ascetiche, piuttosto che nutrici obbedienti, e la nuova chiesa diede loro ruoli del tutto nuovi. Nell’impero d’Oriente esse furono ammirate per le loro incursioni nella teologia ortodossa: quando Pulcheria, sorella di Teodosio II decise che Maria non era esattamente la madre di Cristo, ma piuttosto la madre di Dio, ella trovò un arcivescovo che fissò questo principio per lei.

Nella parte conclusiva del saggio, l’autrice dimostra rapidamente le conseguenze di queste storie e applica la lezione del passato ai tempi moderni; essa è convinta, per esempio, che i confronti con i presidenti americani non sono fantasiosi. Anzi ora si va anche più in profondità rispetto al passato. Riferendosi all’abitudine dei Romani di esaltare gli déi, la Freisenbruch mette in risalto che ‘gli onori divini alle donne erano meno di un tributo personale se paragonato alla glorificazione dell’imperatore in carica’. Tuttavia, in questo panorama di donne Romane di potere, non possiamo non ammirarne le qualità.