Office Microsoft, OpenOffice e le lingue classiche

Da vecchio utente dei software per i miei interessi di umanista e classicista, ho acquisito in oltre un decennio una buona pratica che mi consente di padroneggiare la tastiera del PC in qualunque situazione. Eccovi le mi impressioni al riguardo.

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COME SCRIVERE AGEVOLMENTE IN GRECO ANTICO?

Grazie alla collaborazione di un paio di alunni del mio liceo sono stato introdotto all’uso del PC quasi 20 anni fa. E’ incredibile come io sia sopravvissuto a tante esperienze, sempre soddisfatto e affascinato da questo mondo in continua evoluzione. Delle mie esperienze voglio ricordare ai giovani soprattutto i problemi che incontravo inizialmente, ma sempre puntualmente superati.

Per esempio confesso che il primo software da me adoperato è stato il mitico WORDSTAR, quello che mi permetteva di controllare il risultato finale con un’anteprima alquanto primitiva, ma efficiente. Quello che - qualcuno di voi lo ricorderà - per apportare delle modifiche a una parola o a una frase, ti consentiva la correzione, ma quanto lavoro per una operazione ora di routine, diventata alla portata di tutti, anche dei bambini. E non esagero dicendo questo.

Un altro problema si presentò dopo alcuni anni di esperienza, quando mi venne l’idea di realizzare un corso di latino per gli studenti, fidandomi dei miglioramenti tecnici apportati al programma WORDSTAR inizialmente, e poi a WORD che stava prendendo il predominio per i risultati migliori che consentiva agli utenti. Eppure ci fu un momento in cui dovetti fare appello a tutti gli amici e persone competenti ed esperti di PC, chiedendo disperatamente il loro aiuto per una questione di accenti, o meglio di “segni diacritici” che il Latino obbligava a segnare sulle vocali, e in particolare quei segni brevi e lunghi, come per esempio “rosӑ” e “rosā” che sembrano parole uguali, e invece corrispondono in latino a due significati diversi, “rosӑ” infatti può essere tanto un soggetto, quindi un caso nominativo, quanto un vocativo. Ed è quella vocale -ӑ che fa da indicatore, segnalando la differenza mediante un segnetto, una semiluna posta sulla vocale. Invece “rosā” ha una significato ben diverso perché quel trattino posto sulla vocale -ā indica il caso ablativo, che in latino corrisponde a un complemento indiretto, e così via.

Ebbene proprio questi due segni impercettibili agli occhi di un profano costituiscono uno dei mezzi più semplici, ma più immediati per la comprensione e la traduzione di una parola latina, sostantivo, aggettivo o verbo che sia.

Fortunatamente mi venne in aiuto il redattore di una rivista che andava alla grande in quei tempi, “COMPUTERWORLD”, il quale mi inviò come guida un esemplare dell’alfabeto “TURCO”, sì proprio quello adoperato dai moderni Turchi nei loro testi per i giornali, i libri e quant’altro. Appresi allora con gioia che anche i Turchi ricorrono ai segni diacritici per dare un particolare suono o valore alle loro vocali, come si fa ora per il Latino.

Immediatamente mi attivai per apportare le correzioni necessarie al completamento di un corso di latino che avevo già pronto. Era per me il colmo della felicità. Quando penso che ora tutto è talmente semplice e automatizzato, per cui si può passare indifferentemente dal Latino al Greco antico, al Russo o all’Ebraico, impostando una diversa tabella, mi sembra di aver vissuto una esperienza durissima, una esperienza indicibile addirittura.

Ma perché vi dico questo? Perché alla mia veneranda età - siamo vicini agli ottanta, cari amici - mi ritrovo alle prese con questi problemi tecnici. In breve, eccco di cosa si tratta. E forse qualcuno di voi sa quale sia la strada migliore per superare problemi di questo genere, come mi è già successo in passato.

Mi è stato affidato l’incarico da un editore locale, affiliato a una grande catena editoriale, di realizzare un dizionario di Greco antico per i primi anni di liceo. Il dizionario non dovrà avere gli stessi requisiti di un normale dizionario scolastico, il quale, giusto per essere precisi, si aggira su un numero di pagine non inferiore a 1.500-2000 pagine; qualcuno arriva anche a 2500, e per di più, ogni pagina è divisa in tre colonne. Quello che ho in cantiere, invece, raggiungerà al massimo 1000 pagine di due colonne ciascuna.

Questo il mio progetto che, se tutto andrà per il meglio, si concluderà per la metà dell’anno prossimo. Vi confesso che la difficoltà più grossa finora è quella di dover scegliere volta per volta un carattere da una tabella di caratteri Greci e inserirlo in una frase o un intero testo. Ma non è tutto qui il problema; a conti fatti l’alfabeto Greco antico è costituito, è vero, da 26 lettere. Il problema è che alcune vocali possono avere fino a 3 segni diacritici diversi! Insomma da 26 caratteri ci troviamo di fronte a un quadro di ben 288 caratteri diversi. Un po’ come se avessimo a che fare con il Cinese, tanto per capirci.

Con la mia proveriale pazienza e caparbietà, in due mesi sono riuscito a completare 120 pagine, ovvero un decimo del totale previsto. Ma ovviamente se ci fosse un software più professionale dell’OFFICE di WINDOWS 7.0 o dell’OpenOffice, questo agevolerebbe di molto il mio lavoro. E in proposito ho lanciato segnali a Pisa, dove esiste un centro di linguistica computazionale particolarmente attrezzato per risolvere problemi di questo tipo. Sfortunatamente finora nessuna risposta, probabilmente a causa delle ferie estive.

L’unico che finora si è fatto vivo è un amico ingegnere che insegna all’università. Purtroppo, però, il suo consiglio era molto alla buona. In sostanza egli mi consigliava di impostare la tastiera per la lingua Greca e quindi operare così. Nulla di fatto, perché è ben vero che ancora oggi in Grecia si adoperano i caratteri antichi, ma i segni diacritici in uso sono molto limitati, riducendosi a punto, virgola, accento acuto e grave. Tutto qui, cioè molto poco.

Bene, se qualcuno vorrà darmi una mano, una indicazione valida, gli sarò veramente grato. Confido in voi, amici. Cara collega Colella, guida esperta di Greco, se ci sei fatti avanti!

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