Questo sito contribuisce alla audience di

Il latino fuori dal Liceo scientifico

Con riferimento al mio recente intervento a proposito di una delle più contestate decisioni del ministro Gelmini riguardante il liceo scientifico, cioè la sparizione del Latino, devo fare alcune precisazioni. In effetti non è che il Latino è sparito del tutto, è il Liceo Scientifico che è stato diviso in due rami diversi, da un lato il liceo tradizionale dall'altro il nuovo liceo Sc. denominato TECNOLOGICO. Si può immaginare lo sconcerto di genitori, alunni e insegnanti per questa innovazione del tutto immotivata, per non dire insensata.

scuola italiana

DOVE VA LA SCUOLA ITALIANA?

Ancora sulla riforma Gelmini

Qualche settimana fa in una circolare del ministero della P. I. si potevano leggere in poche righe le novità apportate dalla Gelmini con la sua contestatissima riforma denominata “epocale”. In particolare mi aveva colpito la sparizione del Latino come materia curriculare nel Liceo Scientifico, a partire dall’a. s. 2010-2011. In poche righe si annunciava che invece veniva istituito un nuovo liceo scientifico che assumeva la denominazione di Liceo Tecnologico, in sostanza una brutta copia dell’Istituto Tecnico tradizionale, mancando il Latino e la Filosofia come materie curriculari.

Questa grandiosa novità in pratica ha sconcertato un pò tutti, compreso il sottoscritto, perché la circolare non si può dire che sia sufficientemente chiara ed esplicita nella sua forma, tanto da lasciare perplesso anche il sottoscritto. Motivo per cui sono partito in quarta protestando energicamente contro questo ennesimo tentativo di distruggere quel poco di buono che ancora esiste e resiste nel nostro paese.

La scuola elementare, come è noto, una delle strutture fiore all’occhiello per tradizione, ammirata, imitata e apprezzata per le sue benemerenze da tutto il mondo, è stata la prima a ricevere un forte colpo con la reintroduzione del maestro unico di vecchia memoria, sulle cui spalle ora dovrà ricadere la responsabilità di portare avanti le nuove leve di ragazzi che partono già con un bagaglio di informazioni e stimoli che li bersagliano fin dalla nascita. Come potrà il maestro unico fare fronte a queste richieste impensabili e inimaginabili fino a qualche decennio fa? Eppure al ministero della P. I. già era stata avvertita l’esigenza di dare al maestro una collocazione più rispondente alle nuove tendenze didattiche, imponendo un titolo adeguato ai tempi, ossia la laurea e non più il semplice diploma.

Ma evidentemente il nostro ministero della P. I. non brilla per capacità di modernizzazione e per una particolare sensibilità ai bisogni sempre nuovi ed emergenti di nuovi stimoli didattici, di nuove strade da battere sia per soddisfare la curiosità innata dei giovani, sia per sconfiggere la passività e la prigrizia che spesso si annida nella scuola, e in questo anche i docenti spesso non sono immuni da responsabilità personali.

In conclusione, c’è ancora speranza che in Italia la scuola, nonostante tutto, sopravviva e mantenga il suo ruolo fondamentale di luogo di educazione e formazione dei cittadini? O vedremo ancora perpetuarsi uno sfascio in atto da vari decenni con una politica dissennata a 360 gradi che crea un malcontento generale? Di buono, in verità, in questi ultimi tempi si è visto un rinnovamento limitato al settore universitario, con la riduzione delle cattedre e delle facoltà fantasma. L’università è l’unico settore a subire una necessaria e apprezzata riforma invocata da decenni. E il resto?