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Crolla a Pompei la famosa Casa dei Gladiatori

Crolla a Pompei la famosa Casa dei Gladiatori il 6 novembre 2010. Molti giornali si sono buttati sulla notizia, sia italiani sia stranieri, con commenti non proprio entusiastici soprattutto nei riguardi del Ministero dei Beni Culturali, che non più tardi dello scorso anno aveva assunto un preciso impegno di finanziamento di tutta l'area degli scavi a Pompei per gli interventi sugli edifici di maggior pregio da restaurare. Questo impegno, a quanto pare, non è stato mantenuto, ragion per cui l'opposizione avrebbe tutto il diritto di protestare fino a chiedere le dimissioni del ministro in carica.

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Crollata a Pompei la casa dei Gladiatori

Uno dei quotidiani italiani più sollecito a dare notizie e dettagli di carattere storico sull’edificio crollato improvvisamente durante la notte del 6 novembre scorso, è stato il “Sole 24 ore”. A questo si è aggiunto anche ANSA.IT con un breve comunicato sull’evento. Da sottolineare l’immediata reazione del presidente Napolitano che ha definito vergognosa la situazione dei siti archeologici in Italia soggetti ad incuria, degrado e scarso impegno del Ministero competente verso questi gioielli che costituiscono un patrimonio di incalcolabile valore.

Questo il testo della dichiarazione del Presidente della repubblica riportato dal notiziario di ANSA.IT :

(ANSA) - ROMA, 6 NOV - ‘Quello che e’ accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l’Italia’ ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commentando il crollo nell’area archeologica di Pompei della Domus gladiatori. ‘E chi ha da dare delle spiegazioni - ha aggiunto - non si sottragga al dovere di darle al piu’ presto e senza ipocrisie’.

Anche il quotidiano La Repubblica si è dimostrata sensibile e attenta all’evento con un contributo di immagini che presentano degli affreschi
antichi relativi a questo edificio.
Questo l’indirizzo: Armeria dei gladiatori


L’afflusso dei turisti attratti da questi siti archeologici italiani, fra cui Pompei è ben noto che gode di una fama straordinaria in tutto il mondo, è sempre costante, e anzi pare che nel 2009 abbia subito una crescita rispetto al passato. Dunque, ecco la necessità di adottare una politica più attenta alla tutela di questo patrimonio, per il quale il governo attuale pare non avere una particolare sensibilità.

Il nome classico di quella che dai turisti veniva chiamata Casa dei Gladiatori era Schola Armaturarum Juventis Pompeiani. L’edificio si pensa fosse stato costruito negli ultimi anni di vita di Pompei, prima che l’eruzione del Vesuvio seppellisse di cenere e lapilli la città.
La dimora fungeva da luogo di riunione di un’associazione a stampo militare, dove con tutta probabilità i giovani pompeiani si allenavano alla lotta e alle arti gladiatorie. Allo stesso tempo, viste le caratteristiche architettoniche, la Schola fungeva da deposito per le armi.

Quando la Casa dei Gladiatori venne alla luce, furono infatti rinvenute al suo interno molte armature, adagiate su scaffali in legno. Prima di essere adibita a tale scopo, l’area era occupata da un’abitazione, di cui si possono rintracciare ancora alcuni resti nella parte nord.
Secondo gli studiosi, gli allenamenti si svolgevano nell’ampia sala che sia apriva sulla strada in tutta la sua ampiezza. Calchi di impronte lasciate sulla cenere testimoniano che forse era chiusa da una transenna, mentre una parete mostra ancora gli incassi che contenevano le scaffalature dove venivano riposte le armi, quelle stesse riemerse negli scavi.

Di grande interesse, la decorazione pittorica distrutta dal crollo, di ispirazione militare, a ribadire una volta di più la funzione della casa. Sulle ante dell’ingresso erano dipinti trofei di armi e rami di palma, come all’interno, dove gli emblemi erano affiancati da decorazioni a foglie di palma, vittorie alate, candelabri con aquila e globi radiati.

La Schola sorge sulla strada principale della città romana, la via dell’Abbondanza, quella che viene maggiormente percorsa dai turisti per in direzione Porta Anfiteatro. La dimora non era visitabile, ma l’esterno, con le pitture di trofei e armi, richiamava l’attenzione dei visitatori.

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NOTA BENE:

Ecco un utile reportage pubblicato dal Corriere della Sera di oggi, a cura di A. Arachi, che mette in luce i dettagli dell’incuria e dello stato di degrado degli scavi di Pompei, per i quali purtroppo si sono spesi molti soldi in passato, ma spesi male. Francamente vien da ridere di fronte alle dichiarazioni del sottosegretario per i Beni Culturali, Giro, secondo il quale tutte le critiche hanno lo scopo di gettare fango sul ministro Bondi. E’ sempre la stessa litania dei politici: “qui si insultano i nostri rappresentanti, i giornali dicono bugie, non leggete i giornali perché vi dicono menzogne”, e via di questo passo, come un vecchio disco.
nota del 7 novembre 2010, ore 9:10