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Nonne Pompeii servandi sunt?

Nonne Pompeii servandi sunt? Questo l'interrogativo che EPHEMERIS, il noto notiziario latino si pone l'indomani del crollo della Casa del Gladiatore che ha prodotto un'ondata di stupore e indignazione nel mondo della cultura.

Nonne Pompeii servandi sunt?

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Ob nimiam pluviam superiorum dierum, postridie Nonas Novembres, in situ archaeologico Pompeiano Schola Armaturarum Iuventutis Pompeianae collapsa est: de qua re statim apud multitudinem Italicam et exteram et rei publicae partes magnus clamor ortus est.

Aedificium, ut putant archaeologi, sedes fuerat collegii militum et armorum receptaculum; ampla aula in qua antiquitus gladiatores exerceri consueverant, clausa manserat nec poterat visitari; cuius in muris recessus exstiterant ubi arma inventa ab iis qui effoderunt, condita erant nec defuerant picturae huic scholae congruentes: armorum spolia, palmarum folia, victoriae alatae, candelabra cum aquilis.

Omnia, ut videtur, amissa sunt. Iampridem indicia lapsuum periculi visa erant: quam ob rem situs custodes Tutelae Monumentorum praepositos monuerunt, sed frustra. Res etiam ad cetera aedificia spectat quae in magno periculo versantur. Lapsus malam administrationem huius situs mirandi aperuit: nam magna pars vectigalium adhiberi solet ad solvendam pecuniam custodibus, archaeologis, operis, visitatorum ducibus; quod manet ad conservanda ac restituenda monumenta non sufficit.

Cum ita res sint, dispendium unoquoque anno est tricies centena milia euronum. Ceterum pecunia praeteritis annis re publica praebita pessime impensa est. Ut aliqui opinantur, privatis situs administratio tradenda est ut pecuniarum ratio par efficiatur ac opes necessariae possint reperiri ad aedificia restauranda.

Post lapsum ignominiosum, cuius clamor ad astra tollitur, Praeses Italiae Rei Publicae Giorgio Napolitano asperis sententiis hoc indignatus est. Interdum aliae calamitates Italiam vexant: in quibusdam terris Venetorum, Campaniae, Calabriae flumina exundant, domus, supellectiles, agros, officinas, tabernas vastantia: sunt qui putent aliam pecuniam Pompeiis non concedendam esse. Tota Italia iam corruit: non tantum tempestas nobis accusanda est, sed etiam hominum neglegentia.

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Scripsit Lydia Ariminensis - 13/11/2010 22h41

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COMMENTO:

Non poteva mancare, in una situazione tanto difficile, per non dire disastrosa per l’Italia, una presa di posizione di EPHEMERIS. E infatti troviamo in questo servizio elencati tutti i punti critici del nostro paese alle prese con problemi di varie regioni, sia del nord sia del sud, che reclamano interventi immediati del governo per l’ambiente devastato dalle piogge. E la causa fondamentale, purtroppo, è l’incuria, la negligenza degli uomini che ha favorito con la cementificazione e la costruzione irrazionale di edifici e impianti industriali il dilagare violento dell’acqua.
Per quanto riguarda Pompei, anche qui la causa fondamentale dei danni provocati dalla pioggia in tutta l’area archeologica è l’incuria e la negligenza degli uomini che non hanno sorvegliato con la massima attenzione tutti i siti e i monumenti, sia quelli già restaurati sia quelli ancora da restaurare e che hanno bisogno di cure particolari contro le insidie del tempo e degli agenti atmosferici, quanto dell’opera di vandali che agiscono impunemente all’interno dell’area spesso annullando il lavoro paziente di recupero effettuato da restauratori e archeologi.
Certo non tutte le colpe possono essere addossate al ministro Bondi, responsabile dei Beni Culturali. Tuttavia non dimentichiamo che lo scorso anno il ministro ha fatto una dichiarazione pubblica di immediato sostegno di uomini e mezzi per la protezione dei siti archeologici italiani che non potevano rimanere abbandonati a sè stessi.
Promettere, si sa, è una caratteristica degli uomini di governo sempre pronti a garantire il loro appoggio alla gente che chiede impegno, partecipazione, solidarietà e soprattutto fondi. E qui in verità si è visto ben poco di quanto è stato promesso da Bondi e dai responsabili dell’amministrazione passata. Ed ecco i risultati di cui si sono lamentati tutti, a cominciare dal presidente della Repubblica.
Quo usque tantum, diremo allora, seguendo Cicerone, durerà la nostra pazienza?