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Un pasticcio archeologico a Palazzo Chigi

Un gruppo marmoreo ricostruito, quello di Venere e Marte, dato in prestito dalle Terme di Diocleziano dopo il restauro caldeggiato, o voluto dal premier Berlusconi, è stato trasferito temporaneamente a palazzo Chigi. E' sorto, però, un aspro dibattito non sul trasferimento in sè per sè, ma proprio sul restauro effettuato sul gruppo marmoreo, giudicato inappropriato e troppo costoso.

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Tempesta di critiche su un gruppo marmoreo antico rinvenuto a Ostia nel 1918 durante degli scavi e sottoposto a restauro.

Un resoconto su questa vicenda archeologica, ricco di dettagli e curiosità, ci è offerto dal quotidiano La Repubblica nella rubrica CRONACHE del 18. 1. 2010, con un corredo di foto molto apprezzato soprattutto dagli esperti del settore.

Il celebre gruppo marmoreo, con i ritratti di Marco Aurelio e della moglie Faustina innestati sui corpi “greci” degli dei dell’Olimpo, è stato sottoposto a un intervento di chirurgia estetica che rischia di avere pesanti riflessi negativi sulla scultura del 175 d. C., ma anche sull’immagine della scuola dei restauratori italiani nel mondo. Ed ora vi spieghiamo perché.

Su espressa richiesta del premier Berlusconi, e dietro consiglio del suo architetto Catalano, il Ministero dei Beni Culturali ha fatto portare a termine un’operazione di recupero, o meglio di ricostruzione delle parti mancanti della scultura ritrovata nel 1918 a Ostia. L’operazione è visibile nelle immagini allegate che mostrano il gruppo originale e quello dopo aver subito il trattamento chirurgico di ripristino.

Il gruppo, proveniente dal museo delle Terme di Diocleziano a Roma, attualmente farà bella mostra di sè nel cortile d’onore di palazzo Chigi sino a tempo indeterminato, o meglio, sino alla fine della legislatura. Ed ecco, in breve, quali sono le critiche piovute su questo restauro.

Gli arti, i genitali di Marte e le altre parti posticce realizzate in plastilina e marmo aderiscono quasi senza soluzione di continuità al corpo originario della scultura, motivo per cui i critici sostengono che gli spettatori vengono tratti in inganno, perché qui non si trovano davanti al gruppo marmoreo originale, ma davanti a un gruppo “truccato”. Questo restauro, in sostanza, contravviene pesantemente alla regola vigente fra i restauratori aderenti alla scuola italiana secondo la quale le statue antiche non devono presentare interventi pesanti, ma mantenere quanto più possibile l’aspetto originario.

Qualcuno ha addirittura affermato che questa ricostruzione richiama alla mente una campagna di restauri voluta dai cardinali italiani nel ‘600 che imposero di coprire le “vergogne” di tutte quelle statue che mostravano le loro nudità, applicando delle foglie sugli attributi maschili e femminili. Col risultato che si dava maggior risalto a ciò che esse avrebbero dovuto nascondere.

Un ultimo aspetto delle critiche riguarda il costo esorbitante dell’operazione, cioè 70 mila €, per pagare tutti gli operatori che hanno partecipato allo studio delle parti mancanti, ai rilievi, alle misurazioni dei singoli pezzi, alla scelta dei materiali da impiegare. Né si può dare torto a questi critici, soprattutto se si tiene conto dei tagli attuali che ci sono stati nel settore dei Beni Culturali, mettendo in crisi tutto un patrimonio archeologico che rischia il degrado più totale.

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