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De universitatibus ferventibus italicis

Universitari in rivolta in tutte le sedi del nostro paese contro la proposta di legge del ministro Gelmini che apporterebbe cambiamenti non condivisi da tutti, docenti e studenti. In sostanza i benefici non sarebbero del tutto proporzionati ai tagli ed ai problemi rimasti immutati e persino cresciuti enormemente per gli studenti delle università statali. Anche se la proposta è stata approvata nella votazione della camera, rimane l'interrogativo del senato. E non è detta l'ultima parola per il futuro, a quanto pare. EPHEMERIS prende nota di quanto sta succedendo in Italia e riferisce con grande obiettività.

De ferventibus universitatibus Italicis

universitas_1 A tectis ad stationes hamaxostichorum discipuli Italici reclamaverunt ab regimine dissentientes de proposita lege “Gelmini”. 30 Novembris mensis, Conclave probavit decretum 307 propensis, 252 contrariis, 7 suffragio abstinentibus. Lex proposita statuit denuo constituere Universitatem publicam Italicam, meliores facere sumptus, praemiis afficere discipulos dignos et evitare nominationes propinquorum (haec norma est minoris partis virorum in re publica exercitatorum).

Proposita lex“Gelmini” (summae studiorum moderatricis) providet amputationes intolerabiles sumptibus iam exiguis indagationibus destinatis Universitatis Italicae. Itinera difficiliora fiunt ad nominationes iuvenum in Universitatibus. Subsidia dispensata erunt inaequaliter Universitatibus.
14 dicembris mensis de lege “Gelmini” in Senatu disputabitur, sed magistri et discipuli denuntiaverunt quoque interpellationes.

A Mediolano ad Panormum, a turre Pisarum ad Regiam Saticulae, 30 novembris mensis discipuli, magistri et doctores indagationis reclamaverunt in tota natione. Mediolani et Patavii iuvenes occupaverunt stationes hamaxostichorum, etiam Genuae et Bononiae discipuli reclamaverunt, Carali et Catinae discipuli custodiverunt viarum frequentiam, Venetiis discipuli occupaverunt rectoris sedem Universitatis “Ca’ Foscari”, Augustae Taurinorum nivibus neglectis iuvenes occupaverunt Regiam. Romae discipuli ob astynomos resistentes non pervenerunt ad forum apud Conclave.

universitas_3Barii discipuli occupaverunt urbem, Neapoli discipuli occupaverunt Castellum Ovi, etiam Saticulae discipuli reclamaverunt apud Regiam contra legem propositam.
Discipuli, magistri et doctores indagationis reclamaverunt contra legem “Gelmini”, eius pericula intellegentes. Sed princeps regiminis, Silvio Berlusconi, fortasse contemnens eruditionem discipulorum et magistrorum, dixit: “Veri discipuli domi student, discipuli tantum societatum turbulentarum vel extra curriculum studiorum reclamaverunt”.

 

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COMMENTO

I motivi che hanno portato studenti e docenti a ribellarsi energicamente alla riforma imposta dall’alto, senza una preventiva consultazione dei diretti interessati, sono molteplici, e tutti chiariti ripetutamente durante quest’ultima settimana su quotidiani e programmi televisivi di portata nazionale. Molti dei benefici proclamati a gran voce dai politici sono in effetti una presa in giro. Per esempio la conclamata eliminazione della “parentopoli” da varie università diventate centri di sistemazione clientelare di parenti da anni in atto tanto al sud quanto al nord Italia, verrà aggirata tranquillamente con un semplice escamotage, così come è stato abbondantemente spiegato agli ingenui studenti.
La stessa cosa per quanto riguarda le porte aperte ai più meritevoli: una autentica presa in giro se si pensa che bisognerà attendere almeno di avere 40 anni per ottenere un incarico universitario, quando all’estero a tale età si è già avanti come carriera. Non parliamo poi dei finanziamenti, in base ai quali in Italia siamo gli ultimi nella graduatoria dei paesi dove la ricerca viene sostenuta da robusti incentivi, sia pubblici che privati. E via di questo passo.
Comunque, il fatto che la camera abbia dato la sua approvazione alla proposta Gelmini, che poi sarà seguita dalla votazione al Senato per la definitiva approvazione, non significa che la questione sia risolta. Le parti in causa sono ormai sul piede di guerra e sembra che si prospettino tempi duri per il nostro parlamento.

Scripsit Rosanna Scialdone - 03/12/2010 23h22