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Tunica Molesta: una rara esecuzione capitale in uso a Roma

The Tunica molesta: Roman Execution Ad Flammas, è il titolo di una ricerca effettuata da una docente dell'Oregon, Mary Harrsch, su un tipo di esecuzione capitale adottata a Roma in alcune occasioni particolari, una delle quali decisa dall'imperatore Commodo. In effetti era una esecuzione pubblica di grande impatto emotivo per le sofferenze atroci dei condannati che morivano fra le fiamme, come torce umane. Uno dei primi esempi di condanna ad flammas pare sia da addebitare a Nerone, di cui il pittore Siemiradski nell'800 dette una interpretazione in un quadro rimasto famoso per il crudo realismo che emana la tela.

torce_di_Nerone

The Tunica Molesta: Roman Execution ad Flammas

Ho ritenuto opportuno analizzare questo saggio della prof. Mary Harrsch, già docente di storia antica presso l’Università dell’Oregon, più che per la novità dell’argomento, essendo stato stato preceduto di qualche anno da un saggio della prof. Eva Cantarella, quanto piuttosto per la singolare coincidenza per cui due donne abbiano mostrato interesse per un argomento alquanto penoso, quello relativo ai supplizi che in passato venivano inflitti ai colpevoli di vari crimini.

Questo descritto dalla Harrsch è senza dubbio un supplizio atroce, se si pensi che i condannati venivano portati su di una piattaforma su cui erano pronti dei pali ai quali essi erano legati. Ma l’aspetto più crudele era la preparazione del loro indumento, una tunica, appunto, impregnata di pece alla quale gli esecutori davano fuoco ad un segnale del capo, che poteva essere l’imperatore in persona o un incaricato del governo.

Da notare che la Harrsch come documentazione si serve di alcuni autori non molto noti in Italia, fra questi Alan Baker, autore del saggio storico “The Gladiator (Il Gladiatore), The Secret History of Rome’s Warrior Slaves (La Storia Segreta degli Schiavi Guerrieri di Roma). La pagina del testo che descrive nei minimi dettagli tutta la successione delle scene, dal momento in cui 4 condannati vengono portati sulla piattaforma e legati ciascuno ad un palo, con la scena in cui essi iniziano ad ardere come rami secchi a causa della pece che gli aguzzini hanno usato per impregnare le loro tuniche, le urla di terrore che gelano il sangue degli spettatori assiepati intorno al palco sacrificale, e man mano lo strazio di quei poveri corpi che vengono dilaniati dalle fiamme e frantumati lentamente.
Tutta la descrizione in effetti ha molti punti in comune con un film del genere horror, tanto che la Harrsch prudentemente avverte i lettori di astenersi dalla lettura in considerazione della crudeltà estrema delle scene.
Tuttavia non può fare a meno di sottolineare che nel mondo antico vi sono molteplici esempi di descrizioni del genere, soprattutto se si passa in rassegna l’ampia casistica delle opere del teatro tragico, ma anche le opere che appartengono alla vasta produzione della ceramica Attica, che possono inserirsi benissimo nel filone realistico del mondo mitologico Greco.
E proprio uno di questi vasi a fondo nero, tipico della ceramica Attica, viene allegato dalla Harrsch quale esempio di scena di alta drammaticità, dove i personaggi sono Eracle, Nesso e Deianira. La scena è chiaramente tratta dalle storie di Apollodoro, Libro 2.7.7

Ma anche dando uno sguardo alle Leggi delle XII Tavole, uno dei primi esempi di legislazione arcaica Romana, troviamo dei riferimenti di punizione applicata con il fuoco a chi fosse giudicato colpevole di tradimento o incendio doloso. In questo caso non si può fare a meno di rievocare la vecchia e antichissima legge del taglione, quella “dell’occhio per occhio, dente per dente” che il Vangelo bolla come espressione di crudeltà.

Altro testo citato dalla Harrsch come fonte della sua indagine è “Spectacles of Death in Ancient Rome” (Spettacoli di morte nell’antica Roma) di Donald G. Kyle, anche questo noto soprattutto fra gli studiosi del N. America.
Ma particolarmente interessante per i giudizi motivati espressi dall’autore è l’opera di E. M. Coleman, Fatal Charades: Roman Executions as Mythological Enactments (Sciarade fatali: Le esecuzioni capitali Romane come realizzazioni mitologiche). Coleman, afferma la Harrsch, ha messo in risalto il fatto che le esecuzioni capitali ad bestias, cioè quelle in cui i condannati erano dati in pasto alle bestie feroci, erano quelle che godevano il favore delle folle; tuttavia acquistare le bestie era molto costoso e inoltre c’era sempre un certp grado di incertezza circa la volontà delle bestie di “svolgere il loro compito”. La morte per crocifissione, d’altra parte, di solito era troppo lenta, impiegandoci ore e persino gioni interi. Ecco perché la tunica molesta
potrebbe essere stato un metodo di esecuzione che consentiva un certo grado di divertimento a un costo relativamente modesto con un risultato garantito.

Coleman, sostiene la Harrsch, che le cosidette “sciarade fatali” svaniscono dopo la dinastia dei Severi, ma le esecuzioni sul rogo sicuramente continuarono. Per ironia della sorte, fu un imperatore cristiano, Giustiniano, che ratificò i decreti dei suoi predecessori Arcadio e Onorio. Il rogo fu ritenuto anche la punizione appropriata per i Zoorastriani nell’impero Bizantino a causa del loro culto del fuoco.

Chiudo questa mia carrellata con un riferimento ad un’ opera che ho già recensito alcuni mesi fa, ossia I supplizi capitali” di Eva Cantarella, saggio di ben altro spessore e ricchezza di documenti, la cui lettura potrà validamente integrare questo dignitoso saggio della Harrsch.