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Due scheletri di neonati di 2000 anni fa rischiano di essere dimenticati da tutti

Da anni, e precisamente dal 2007, anno del ritrovamento di due corpicini risalenti a più di 2000 anni fa, che Lucca attende un cenno di attenzione da parte dell'amministrazione dei beni culturali e la soprintendenza regionale intervengano per dare una degna sistemazione a un reperto antico. Una attesa che pare destinata a prolungarsi per anni e anni ancora.

LUCCA. SOS PER I ‘MORTICINI’ DI 2150 ANNI FA SCOPERTI AL FRIZZONE DI CAPANNORI. APPELLO DI MICHELANGELO ZECCHINI E FRANCESCO MALLEGNI AFFINCHÉ SI EVITI DI FARLI MORIRE PER SEMPRE.

Neonato del Frizzone

Neonato del Frizzone al momento del ritrovamento
Nel 2006 e nel 2007, nel corso di un intervento ‘preventivo’ effettuato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e da Autostrade per l’Italia in occasione del costruendo casello autostradale del Frizzone, presso Capannori, è affiorata una vasta e importante area archeologica di epoca tardorepubblicana, in cui spiccano un edificio ligneo, che rappresenta un unicum; resti di viti e di un calcatorium per la produzione del vino; una serie di fossati rituali (bóthroi) colmi di frammenti di anfore e di vasellame; un complesso di sepolture cultuali di neonati; uno scheletro di animale adulto (Canis familiaris L.1758), sostanzialmente integro, sepolto in una fossa a pianta ellittica forse con scopi magico-propiziatori; una splendida terracotta architettonica raffigurante Dioniso su delfino; numerosi frammenti pertinenti al tronco e ai rami di varie specie arboree fra cui Quercus robur L..

Al momento dello scavo i reperti suddetti e altri ancora più fragili (semi, foglie, insetti) si presentavano in ottime condizioni di conservazione grazie anche all’effetto protettivo del limo argilloso, esito di varie alluvioni del fiume Serchio, l’antico Auser.

Ci si sarebbe aspettati che, dopo la prima fase di tutela sul campo, altrettanto appropriata fosse la successiva fase di salvaguardia, che consisteva nel dare correttamente la priorità alla sicurezza (consolidamento e quant’altro) dei reperti ad alta deperibilità.. A quanto pare, non è successo così. Ecco cosa ne pensano due noti studiosi.

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COMMENTO

Questa notizia non è recentissima, trattandosi di una ritrovamento casuale avvenuto durante lavori stradali nei pressi di Lucca del 2007. Ma ritengo opportuno farla presente perché si inserisce in quello che è ormai diventato un malcostume delle nostre autorità, sottolineo il termine malcostume, perché tutto quanto riguarda l’arte, la cultura, la nostra storia, il nostro passato ormai viene considerato quasi un peso, un fardello inutile che grava sulle spalle dei nostri governanti, immersi in ben altri problemi personali.

Ormai è chiaro che l’attenzione dei nostri politici è riservata esclusivamente a problemi che riguardano le loro vicende personali. La cultura - è stato affermato pubblicamente di recente - non dà pane, non produde denaro, quindi ignoriamola del tutto, o quasi. I crolli e il cedimento di vari edifici di Pompei avvenuti in questi ultimi mesi non hanno intaccato minimamente l’impassibilità e l’inerzia di chi è preposto alla tutela del nostro patrimonio storico, artistico, archeologico. Anzi, hanno prodotto soltanto degli aspri apprezzamenti nei riguardi delle passate amministrazioni, con un disgustoso gioco di scaricabarile indegno per chi svolge una funzione pubblica.

Ed ecco perché ritengo che anche questo ennesimo episodio di lassismo che riguarda la nostra archeologia, resterà senza alcuna risonanza o manifestazione di attenzione da parte di chi dovrebbe intervenire e non lo fa, non perché non può, ma perché non vuole. L’atteggiamento irresponsabile di questi pagliacci della politica dovrebbe finire al più presto. Questo almeno è l’augurio che ogni benpensante esprime con forza.