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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 24 Nov 2009 19:42:28 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>Gli Etruschi e la Sardegna</title>
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	<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>arte_e_filosofia</category><category>Gli Etruschi e la Sardegna erika eramo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea di affiancare una sezione riguardante il tema dei rapporti fra nuragici ed etruschi alla mostra &#8220;Gli Etruschi. Una civiltà rivelata&#8221;, in corso di svolgimento nei locali del Museo del Territorio di Sa Corona Arrubia (Lunamatrona, CA), risponde ai criteri di una nuova etica museale, quale si è ormai delineata nel corso degli ultimi decenni: da un lato tentare la massima diffusione della ricerca, offrendo al visitatore la possibilità di una conoscenza più approfondita del tema trattato, dall&#8217;altro proporre un modello di analisi di livello elevato, lontano da banalizzazioni che, lungi dal facilitare la comprensione dell&#8217;argomento, finiscono solo per svilire il significato più profondo dell&#8217;idea stessa di museo. “Obiettivo - hanno spiegato gli studiosi Paola Falchi e Matteo Milletti, curatori della mostra grazie alla collaborazione con la Societa&#8217; fiorentina Contemporanea Progetti- e&#8217; quello di evidenziare e testimoniare la straordinaria interazione culturale che dalla fine dell&#8217; eta&#8217; del bronzo agli inizi dell&#8217; eta&#8217; del ferro maturo&#8217; fra questo popolo per certi versi ancora misterioso ed il popolo dei Sardi&#8221;. Intento, questo, confermato anche da Paolo Bernardini, direttore del Museo Archeologico di Cagliari e da Alessandro Mericci, presidente del Consorzio &#8221;Sa Corona Arrubia&#8221;, che ha assicurato ai visitatori sorprese archeologiche anticipando, inoltre, che &#8221;a breve si terra&#8217; un convegno sul tema dei rapporti fra Etruschi e Sardi, anche per far chiarezza su falsi miti e luoghi comuni&#8221;.<B><I> </I></B>Vi è inoltre lo scopo di fornire all’esposizione della collezione Cambi una sorta di &#8220;pendant&#8221;, in grado di garantire quei requisiti di contestualizzazione che, per ovvie ragioni, le raccolte private possono raramente offrire. Per questo motivo nella selezione si è deciso di privilegiare i materiali nuragici rinvenuti in contesti villanoviani, e viceversa, limitando il più possibile i reperti sporadici o di dubbia provenienza. Lo spettro geografico è dunque volutamente il più ampio possibile, così come varia è la natura dei contesti proposti. In Etruria sono stati scelti sepolture e ripostigli rinvenuti nei comparti settentrionale (Vetulonia e Populonia), meridionale (Vulci, Tarquinia e Cerveteri) e campano (Pontecagnano); allo stesso modo per la Sardegna si intende presentare una campionatura di contesti di carattere sia abitativo  (come ad esempio i nuraghe S. Antine -Torralba e Palmavera - Alghero), che santuariale (come  ad esempio Serra Niedda - Sorso, S. Cristina - Paulilatino o Su Monte - Sorradile), tale da garantire una copertura omogenea del territorio. A questi contesti se ne aggiungeranno altri, sardi, ritenuti particolarmente indicativi, allo scopo di esplicitare il significato originario di alcune categorie di oggetti nuragici, bilanciando così la funzione analoga che per i materiali villanoviani svolgerà la collezione Cambi, e mostrando infine la vitalità e la forte compenetrazione reciproca tra le due culture. Le due sezioni espositive si integreranno dunque in un unico percorso, che vedrà il visitatore parte integrante del processo cognitivo, consentendogli una personale ed autonoma valutazione delle analogie e dei paralleli esistenti tra i contesti ed i reperti proposti, ribaltando l’ottica adottata fino ad ora in molti progetti culturali, e non esaurendo l’esperienza museale nell’acquisizione passiva di dati ed elementi preordinati. (articolo di Erika Eramo).</p>
 
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	<title>Fisica in moto</title>
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	<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>attualit_e_societ_</category><category>Fisica in moto museo ducati erika eramo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il pool di managers d’arte di Contemporanea Progetti, dopo aver ideato il Museo Ducati, ha progettato l’allestimento di “Fisica in Moto”: progetto che nasce dalla volontà della Fondazione Ducati, in collaborazione con il Liceo Malpighi di Bologna, di realizzare un laboratorio didattico interattivo presso la fabbrica Ducati di Borgo Panicale. “Fisica in moto” è un percorso formativo che permette a tutti gli studenti delle scuole superiori di osservare e sperimentare in modo creativo le leggi della fisica: un ponte tra un laboratorio e un “Museo delle Scienze” dove l’architettura si sposa con la tecnologia. I ragazzi, guidati dai propri professori, potranno interagire con semplici macchine sperimentando alcuni principi fondamentali della fisica studiati a scuola grazie al fascino dell’interazione con gli oggetti presenti in fabbrica. La sede dei laboratori è interna alla fabbrica, in un’area di circa 320 mq, e si sviluppa attraverso la suddivisione in tre sale specifiche che si differenziano per contenuti, impatto visivo e sensazioni trasmesse. La prima sala, “l’officina”, ha lo scopo di coinvolgere subito emotivamente i ragazzi: infatti è uno spazio architettonico concepito come un ambiente di lavoro simile a quello della fabbrica con grafica, colori e marchi che richiamano appunto un’officina. La seconda sala, “il laboratorio”, cambia completamente veste passando dai colori accesi Ducati, al neutro di una sala esperimenti, attraverso una parete attrezzata che ospita in facciata computer e monitor, grafiche e formule fisiche, fino a fungere da lavagna per appunti:&nbsp; infatti qui si comincerà a sperimentare elaborando numeri e concetti, senza però tralasciare la voglia di divertirsi interagendo. La terza sala, “la gara”, rappresenta l’ultimo ambiente ed è senz’altro il più accattivante, in quanto si respira aria di corse con rombi di motore e filmati, il tutto attraverso un look molto “corsaiolo”: si torna infatti a colori e grafiche di forte impatto con pareti in plexiglass retroilluminate. Qui i ragazzi si possono sfidare in sella a prototipi Ducati per dimostrare alcune nozioni fisiche e, allo stesso tempo, scaricare tutta l’adrenalina che un’esperienza di questo tipo può dare. “Con un allestimento che richiamasse la suggestione della corsa e potenza della tecnologia -spiega l’architetto Eugenio Martera, amministratore delegato di Contemporanea Progetti- abbiamo cercato di infondere nei ragazzi il desiderio di scoprire i segreti della fisica e della velocità”. (articolo di Erika Eramo).&nbsp;</p>
 
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	<description>Il pool di managers d’arte di Contemporanea Progetti, dopo aver ideato il Museo Ducati, ha progettato l’allestimento di “Fisica in Moto”: progetto che nasce dalla volontà della Fondazione[...]</description>
	
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	<title>Il mito della velocità</title>
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	<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>attualit_e_societ_</category><category>il mito della velocità erika eramo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La mostra “Il mito della velocità - Arte, motori e società nell’Italia del ‘900”, coprodotta da Contemporanea Progetti e Azienda Speciale Palaexpo, ripercorrerà cronologicamente le vicende del ‘900, giungendo a esplorare affascinanti e suggestivi scenari futuri. Il tema dei motori, inscindibilmente connesso con l’arte, è la chiave di lettura per seguire e interpretare altri percorsi fondamentali: il design, il cinema e la moda. Automobili di varie epoche, motociclette, aerei, fotografie storiche e video accompagneranno i visitatori in un viaggio dell’anima e del corpo, culturale e sensoriale, attraverso la storia del nostro Paese, guardata con gli occhi di chi l’ha pensata, scritta e vissuta in continua accelerazione. Il percorso riuscirà così a soffermarsi sui momenti più significativi della storia della velocità in Italia: la poetica futurista di Marinetti, la nascita delle grandi case automobilistiche, la conquista della terza dimensione e dei cieli, la storia del lavoro dei grandi car designer, il boom economico italiano, l’accelerazione delle comunicazioni grazie alla nuova grande frontiera di internet, il mondo della velocità moderna, raccontato grazie al contributo scientifico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e diviso in tre sezioni (la velocità della luce, della materia e dell’informazione). Nella parte centrale<B> </B>del Palazzo troverà&nbsp; posto una sezione dedicata alle gare, ai piloti, alle auto e alle moto dei record, a partire dalla Fiat 130 HP Gran Prix proveniente dal Museo Nazionale dell’automobile Carlo Biscaretti di Ruffia di Torino fino ad arrivare alla Ferrari di Schumacher. La prima sezione sarà dedicata alla “bellezza della velocità”, nuovo tipo di bellezza di cui si arricchì l’estetica futurista, con un occhio di riguardo alla figura di Filippo Tommaso Martinetti. Tra le opere d’arte più importanti di questa sala il magnifico Trittico della velocità di Dottori, ma anche il Tram in corsa di Severini, numerose opere di Balla, Boccioni e Depero. La seconda sezione sarà dedicata principalmente alla velocità dei cieli; verranno esposte opere d’arte legate al movimento degli aeropittori, tra i quali Crali, Tato, Delle Site, D’Anna. L’attenzione si concentrerà inoltre sulla figura di Gabriele D’Annunzio e sulle sue storiche imprese. Nella terza sezione si parlerà invece della storia del design italiano dell’automobile attraverso prototipi, progetti e auto dei più grandi designer italiani: Flaminio Bertoni, Nuccio Bertone, Dante Giocosa, Pininfarina, Vittorio Jano. Non mancherà comunque l’arte con magnifiche opere di Salvatore Scarpitta, Ivanoe Gambini e Gianfilippo Usellini. La quarta sezione sarà dedicata al periodo del boom economico italiano, gli anni Cinquanta descritti in tutta la loro dirompente tendenza al “movimento”. Saranno dunque esposte le auto simbolo di quell’epoca: la 500 del Fiat 500 Club Italia, la Lancia Aurelia B24 del sorpasso proveniente dalla Collezione Storica Lancia e la mitica Vespa GS del Museo Piaggio di Pontedera. La quinta sezione sarà dedicata alla velocizzazione nel campo delle comunicazioni avvenuta tra gli anni ’80 e ’90 grazie al fax, al cellulare, al computer e alle fibre ottiche. Troveranno spazio in questa sala testimonianze relative all’impulso italiano nel campo del computing dato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, al primo calcolatore elettronico italiano ‘Olivetti Elea 9003’, uno dei primissimi al mondo costruito interamente a transistor, e alle grandi scoperte di Carlo Rubbia, legate all’accellerazione di particelle. Nella sesta sezione troveranno spazio invece la tecnologia e il design. (articolo di Erika Eramo).</p>
 
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	<title>Mercedes Trophy</title>
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	<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>attualit_e_societ_</category><category>mercedes trophy golf club roma erika eramo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Sui fairways del più antico tracciato d’Italia, il Golf Club Roma Acquasanta, il 19 e 20 aprile si giocherà la prima tappa del “MercedesTrophy”, uno degli appuntamenti di golf più ambiti della capitale. La formula è quella delle 18 buche Stableford per due categorie (handicap 0-15 e 16-36). Saranno premiati i primi tre netti di categoria più il premio lordo. Le altre tappe del circuito Mercedes Benz Roma si disputeranno il 17-18 maggio al Parco dè Medici e il 7-8 giugno al Parco di Roma. Inoltre il primo netto di ciascuna categoria e il primo lordo verranno invitati a partecipare alla finale nazionale in programma a Roma l’11 e 12 luglio 2008 presso il Golf Club Parco dè Medici. “Anche quest’anno –spiega l’amministratore delegato di Mercedes Benz Roma, Volker Wiedmeyer– abbiamo voluto concentrare la nostra attenzione sui grandi circoli romani di golf, in linea con il successo ottenuto dal nostro circuito nel corso delle passate edizioni. Un modo per offrire, con il golf, un valore aggiunto ai nostri clienti”. Il golf infatti, essendo simbolo di stile, eleganza, classe e prestigio, gli stessi principi ispiratori della Mercedes, nell’ambito delle strategie di vendita si coniuga perfettamente al marchio con la stella. Alla sedicesima edizione del prestigioso torneo sponsorizzato da Mercedes-Benz Roma sono attesi tanti personaggi del mondo dello sport, dell’imprenditoria e dello spettacolo come gli attori Caspar Capparoni, Monica Scattini, Eleonora Giorgi, l’allenatore di calcio Zdenek Zeman, Giacomo Crosa, Dino Zoff e tanti altri. (articolo di Erika Eramo).</p>
 
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	<title>Cristiano Riformisti</title>
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	<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>attualit_e_societ_</category><category>cristiano riformisti cr erika eramo mazzocchi antonio italia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Antonio Mazzocchi, presidente nazionale dei Cristiano Riformisti, durante la conferenza programmatica dal titolo “Una nuova politica per l’Italia”, ha presentato il documento politico del Movimento, ribadendo la presa di posizione chiara e decisa al fianco del centro destra, proprio nel momento in cui si accentua l’ imbarazzo tra i cattolici del centro sinistra dopo l’alleanza tra Veltroni ed i radicali. L’onorevole, dopo aver preso posizione contro il qualunquismo degli istrioni televisivi che vogliono annullare i valori cristiani, “mettendo alla berlina la tradizione cattolica”, ha ribadito la centralità della persona e i cinque pilastri base intorno ai quali costruire una nuova politica: etica, famiglia, lavoro, impresa e sicurezza. Altero Matteoli è intervenuto per prendere le distanze dai facili luccichii televisivi, dal buonismo e permissivismo dilagante che generano la sensazione di una mancanza di sicurezza. Il senatore ha concluso il suo intervento con un elogio ai CR: “non è un movimento che finisce con le elezioni perché questi valori sono perenni”. La Petrizzi e la Scatizzi si sono soffermate entrambe sull’introduzione del quoziente familiare: la prima ha dichiarato che “la questione famiglia non è una questione cattolica, bensì dell’intera società italiana”, concludendo con queste parole: “Noi vogliamo un riconoscimento giuridico fiscale della famiglia, in quanto è lo Stato che se ne dovrebbe far carico per il principio di sussidiarietà”. La seconda invece ha letto alcuni articoli della Costituzione Italiana, in particolare il 29 che afferma che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” ed il 31, il quale enuncia che “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia (..) Protegge la maternità, l&#8217;infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. Gianna Scatizzi ha sottolineato come in realtà non vi è alcun aiuto alle giovani coppie che si ritrovano senza un lavoro stabile ed un’abitazione. Barbara Saltamartini, coordinatrice nazionale del dipartimento Pari Opportunità di An, ha ribadito l’importanza della famiglia come grande risorsa nazionale ed ha attaccato il “malloppone della sinistra” ed in particolare Veltroni: “Dopo l’omicidio della signora Reggiani si lava la coscienza mettendo le donne capilista. Ora vuole pene più severe per chi commette pedofilia o violenze sessuali, ma quando ci fu la giornata dell’orgoglio pedofilo non scese in piazza a protestare insieme a noi.” Andrea Ronchi ha parlato del bisogno di un cambio sostanziale nella cultura ed del ritorno alla cattolicità: “Io non critico chi non ha fede, ma nella vita contano i valori della fede”. Ha poi attaccato Veltroni come sindaco di Roma, definendolo “cantastorie e cinematografo d’accatto”. Anche Michele Sarno, vicepresidente dei CR, ha ironizzato su Veltroni come “incantatore di serpenti e falsificatore della storia”, ha pesantemente criticato la logica del reality, per cui l’apparenza vince sull’essenza e sul merito, un tipo di logica che, se non verrà arginata, porterà al nichilismo. Pietro Armani ha ricordato una bella frase del papa che, rivolto ai laici, ha detto: “Pensate come se Dio esistesse”. E’ nell’interesse di tutti infatti allontanarsi da un certo relativismo etico ed essere saldi su alcuni principi irrinunciabili. E’intervenuto infine il candidato a sindaco di Roma, Gianni Alemanno, per ricordare che il PdL nasce dall’esigenza di far prevalere l’idea sui vari interessi di partito: “Perché Popolo della Libertà? Perché si basa su due valori: la libertà (dai condizionamenti, dall’egemonia di sinistra sessantottina che ha distrutto i valori) ed il popolo (non la massa, ma l’identità non ideologica che crea l’appartenenza ai valori). Se non c’è l’identità infatti la libertà viene usata male”. (articolo di Erika Eramo).</p>
 
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	<title>Masha Sirago e Chico alla corte di Annibale</title>
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	<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>attualit_e_societ_</category><category>masha sirago chico erika eramo cane vineria</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Sono partiti il 26 febbraio i particolari martedì della vineria <I>Annibale-vini &#038; spiriti</I>, elegante angolo dei gourmets romani, realizzato con un innovativo design dall’architetto Giovanni Capuano. Si tratta di una serie di interessanti appuntamenti da consumare in un solo giorno a base di happening gastronomico-culturali. Il programma ha preso il via con Masha Sirago, attrice e autrice di un piccolo delizioso libro dal titolo <I>Vita da cani </I>- aforismi fotografici semiseri con protagonista la sua cagnolina maltese Tiffany- che ha proposto un simpatico vernissage di originali foto tratte dal libro e allestite presso la raffinata vineria, sita in Piazza dei Carracci 4, di Raffaella Ghislandi e Giovanni Capuano. Tiffany, fotografata con sapiente semplicità dalla Sirago, commenta in maniera giocosa, ma elegante, la società dei dominatori, smontandone, senza scadere nel moralismo, le frasi fatte, i clichés, le banalità: da “hai sempre il sesso in testa” mentre gioca con l’intimo, a “i tuoi discorsi non fanno una piega” dove è immortalata con il ferro da stiro, passando per “non è vero che in Italia non si paga il pizzo” dove appare ricoperta dal prezioso tessuto, fino a “la legge è uguale per tutti” mentre indossa una simpatica toga. Nel corso della serata l’attrice ha letto queste ed altre divertenti didascalie tratte dalle foto esposte, alla presenza della mitica Tiffany, famosa in quanto ha “recitato” nel film di Pupi Avati <I>La rivincita di Natale. </I>Sono intervenuti il critico letterario Masolino D’Amico, Maria Monsè, Patrizia Pellegrino e Stefano Todini, di ritorno da Hollywood, gli attori Monica Scattini, Luciano Luminelli, Adriana Russo, Alessandra De Filippis e Anna Maria Panci, il pierre Giuseppe Bambagini, Giada De Miceli, i conti Eolo e Teresa Poli Sandri e il principe Guglielmo Giovanelli Marconi con Olimpia Colonna, la psicoterapeuta Irene Bozzi, il professor Roly Kornblit, Fulvio Rocco, membro del Consiglio di Stato della Regione Sicilia e l’hair-stilyst delle dive Michele Spanò. Silvana Augero e Patrizia De Blanck sono arrivate, per essere in tema, con i rispettivi cagnolini. Dal 4 marzo sono esposti invece i quadri della pittrice Chiara Costa, in arte CHICO: opere tattili come forme geometriche in cui si esprime il desiderio di controllare la realtà, di racchiuderla in qualcosa di definito, che argina l’incontrollabile offrendo, con il colore e la sensibilità, un momento di riflessione introspettiva. “Ho iniziato studiando la teoria del colore e sperimentando varie tecniche -spiega la Chico- e dopo anni ecco i miei primi quadri, <I>Opere Materiche </I>in cui la materia, non più semplice elemento figurativo, prende forma e sembra voler uscire dalla tela proiettandosi all’esterno, quasi come scultura. La materia che, slegata da semplice elemento figurativo, finalmente prende forma”. <I>Annibale</I>, il re degli angoli gourmets, oltre a vantare una ricca e interessante carta di vini alla mescita, diventa così punto di incontro per happening letterari e non solo, che animeranno<I> </I>i<I> </I>martedì della vita capitolina. Sono infatti in programma tanti altri vernissage, ma anche presentazioni di libri, party e piccoli spettacoli. (articolo di Erika Eramo).</p>
 
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	<title>Il pane degli angeli</title>
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	<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>arte_e_filosofia</category><category>Angeli</category><category>il pane degli angeli reali poste uffizi firenze erika eramo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il successo riscosso lo scorso Natale presso le Reali Poste degli Uffizi di Firenze, la mostra <I>Il Pane degli angeli</I>, ispirata al tema dell’Eucarestia e realizzata da Contemporanea Progetti, sbarca a Madrid all’interno di uno dei più importanti musei spagnoli da poco inaugurato: il Caixaforum di Madrid. In mostra opere che raffigurano vari momenti delle vicende legate alla cristianità, dal Nuovo al Vecchio Testamento: dalla creazione d’Adamo, raffigurata nella splendida tela di Jacopo da Empoli, e dal peccato originale dipinto a fresco da Giovanni di San Giovanni si passa al sacrificio d’Isacco, opera del fiammingo Livio Mehus: la morte di Cristo sulla croce infatti è prefigurata nell’episodio d’Abramo, pronto ad uccidere il tanto agognato figlio per offrirlo al Signore. Il tragitto della mostra prosegue attraverso il Nuovo Testamento con le due Annunciazione, pitture di Pietro Liberi e Livio Mehus: nell’atto dell’annuncio Dio si fa carne nel grembo d’una vergine in vista del riscatto di tutti gli uomini. Come Cristo è il nuovo Adamo, Maria è la nuova Eva: nei progenitori fu il peccato, nella Vergine e in Gesù è la salvezza. Da qui l’esibizione di alcune Madonne col Bambino, tra le quali si segnala quella realizzata da Sandro Botticelli ed un’altra attribuita al Parmigianino. Tra le “Sacre famiglie con San Giovannino”, invece, vale la pena ricordare la tavola di Giovan Battista Naldini, dove le sembianze e le posture evocano i ruoli e il destino finale dei protagonisti. La salvezza passa inevitabilmente dalla passione e dalla morte di Cristo. Altri eventi che parimenti godranno di poetiche rappresentazioni e che saranno di preludio al tratto finale della vicenda sono la crocifissione e la redenzione, magistralmente dipinte da Lorenzo Monaco e poi da Cristofano Allori. Per ultimo c’è l’assunto fondamentale della fede cristiana: l’Eucarestia, ossia la possibilità di rinnovare quotidianamente, a ogni ripetersi di messa, il sacrificio salvifico del figlio di Dio. Cristo viene quindi visto come “pane del cielo”, “pane dell’altare”, “pane degli angeli”. “A me dà grande piacere -spiega Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi e curatore della rassegna- che sia Madrid il luogo che per primo vedrà questa mostra in un’edizione anche un po’ accresciuta rispetto a quella iniziale. In questi begli ambienti ognuno potrà ripercorrere l’itinerario della redenzione. L’augurio è che anche in terra di Spagna, questa mostra, portando con sé il pensiero amichevole degli Uffizi, possa riuscire grata al popolo dei suoi visitatori”.<B> </B>Cristina Acidini Luchinat, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, dichiara: “L’interesse della tematica e la qualità dei dipinti rendono questa mostra un evento di assoluto rilievo nel panorama espositivo internazionale. Si tratta quindi di un grande regalo offerto ai visitatori spagnoli, quello di ammirare importantissime opere italiane provenienti dai Depositi degli Uffizi”. (articolo di Erika Eramo).</p>
 
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	<title>L’Anticristo di Solov’ëv</title>
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	<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>arte_e_filosofia</category><category>LAnticristo di Solovëv erika eramo enzo prisciandaro</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il 10 febbraio al teatro Manzoni c’è stato il primo dei due incontri sulla tematica dell’uomo ed il potere, organizzato dall’associazione culturale Paola Bernabei Onlus. Adriano Dell’Asta, professore di lingua e letteratura russa all’università cattolica di Brescia e Milano, ha deliziato il pubblico commentando I tre dialoghi ed il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ëv. L’opera di uno tra i più affascinanti ed eclettici pensatori russi, filosofo, teologo e poeta, definito da Von Balthasar “il più grande artefice di ordine e di organizzazione nella storia del pensiero” insieme a San Tommaso, rappresenta “la giustificazione più profonda e la filosofia del cristianesimo totale dei nuovi tempi”. Solov’ëv boicotta tutte quelle tendenze che aspirano all’instaurazione terrena della verità, tra cui l’armonia universale di Dostoevskij, l’universalismo etico di Tolstoj, il supramoralismo di Fëdorov ed il radicalismo palingenetico dell’ intelligencija rivoluzionaria. Lotta inoltre contro le tre eresie mondane: il settarismo etico e l’eresia domestica che riducono il cristianesimo o alla sola chiave moralistica, o a quella intimistica, e lo spiritismo che confonde il mondo umano con quello divino, il particolare con l’universale, annullando quindi l’unità nella distinzione senza separazione, che è il concetto portante della sua filosofia. Solov’ëv, morto prematuramente a quarantasette anni, è stato un genio precoce (la sua tesi di dottorato la scrive a soli venti anni), oltre che profetico: ha anticipato i due movimenti, del simbolismo russo e dell’attuale ecumenismo ed ha preannunciato i rischi di un bene contraffatto, legato alla venuta dell’Anticristo. Quest’ultimo si presenta sotto le lusinghiere vesti del filantropismo, del pacifismo e dell’ecumenismo, e cerca il consenso di tutte le confessioni cristiane concedendo ad ognuno dei doni: ai cristiani Roma ed il prestigio del papato, agli ortodossi un museo di archeologia ed ai protestanti un istituto per studiare teologia. Le masse lo seguono tranne qualche piccolo gruppetto che, non pago, risponde: “Quel che abbiamo di più caro nel cristianesimo è lo stesso Cristo. Lui stesso e tutto quel che da Lui proviene, poiché sappiamo che in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità (..) Ci hai chiesto cosa puoi fare per noi. Ecco una risposta diretta: qui e ora, confessa dinanzi a noi Gesù Cristo Figlio di Dio, che si è incarnato, è resuscitato e di nuovo verrà”. L’Anticristo infatti rifiuta Cristo, perché non vuole ammetterne l’unicità. E’ questo il pericolo in cui s’incorre, quello per cui il cristianesimo si riduce ad un’ideologia di buoniste, omologanti intenzioni se staccato dalla premessa originaria e fondante: la morte e resurrezione di Cristo. Il Cardinal Biffi su questo punto è stato lapidario: “Se il cristiano, per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell’Anticristo”. In un mondo fatto di discorsi astratti e soggettivi, il filosofo russo trova la consistenza della realtà nella persona di Cristo, luce della ragione e verità incarnata: “Io sono la via, la verità e la vita; chi crede in me avrà la vita eterna”. Von Balthaser infatti sottolinea che “la mietitura del mondo viene instaurata, ma non dall’umanità, bensì da Cristoin questo senso Solov’ëv si è chinato davanti alla potenza della croce”, il cui simbolo lo segnerà, non sentimentalmente, bensì ontologicamente, per sempre. </p>
<p>(articolo di Erika Eramo).</p>
 
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	<description>Il 10 febbraio al teatro Manzoni c’è stato il primo dei due incontri sulla tematica dell’uomo ed il potere, organizzato dall’associazione culturale Paola Bernabei Onlus. Adriano Dell’Asta,[...]</description>
	
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	<title>Pablo Picasso all’Opera</title>
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	<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>arte_e_filosofia</category><category>pablo picasso erika eramo enzo prisciandaro</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Fino al 10 febbraio il corpo di ballo del Teatro dell’Opera, diretto da Carla Fracci, ha portato in scena tre capolavori del balletto del Novecento, impreziositi dalle scene e dai costumi ricostruiti sugli originali di Picasso da Maurizio Varamo ed Anna Biagiotti. Per la prima volta si è potuto assistere in un’unica serata a Pulcinella, capolavoro del cubismo sintetico ambientato a Napoli, su musica di Igor Stravinskij, il rivoluzionario e surreale Parade di Erik Satie ed infine il folcloristico Il cappello a tre punte su musica di Manuel de Falla, tutti ripresi dall’ultima assistente di Massine, Susanne Della Pietra. I punti di forza della serata sono state le divertenti interpretazioni, tra cui quella del cavallo in Parade, dove un ballerino formava i piedi anteriori ed un altro quelli posteriori. La provocazione visiva di Picasso in Pulcinella ebbe un grande successo alla prima del 15 maggio 1920 all’Opéra di Parigi: il pittore, ispirato dalle trame farsesche della Commedia dell’Arte, per l’allestimento pensò alle stampe e collezioni teatrali viste al Museo San Martino di Napoli nel 1917 ed elaborò dei bozzetti per dare una visione di sintesi della città partenopea secondo un’ottica cubista. L’effetto generale fu di grande purezza geometrica e di fredda perfezione astratta. In Pulcinella, come dice Vittoria Ottolenghi, c’era “il succo concentrato di una Napoli immensa e secolare. E il suo volto nel momento supremo, quando, ormai morente, si toglie la maschera per darla al figlio maggiore, sembrava esprimere tutta la tristezza del mondo”. Parade, grazie all’abilità di Massine “di penetrare gli arcani dell’imprevisto coreografico”, evita di cadere nella pantomima ed è, secondo Apollinaire, “meravigliosamente seducente, di una verità così lirica, così umana, così allegra che sarà capace di illuminare, se ne vale la pena, lo spaventoso sole nero della Melancholia di Dürer”. In questa semplice e realistica parata di artisti di strada Picasso fu notevolmente influenzato dall’esotismo dei Ballets Russes e dall’ inventiva dei futuristi romani. Gli spettatori non possono che essere affascinati dal Cinese da music-hall, dagli acrobati e dalla giovane Ragazza americana che imita l’andatura strascicata di Charlie Chaplin. Il cappello a tre punte, detto anche Il Tricorno, fu almeno all’inizio secondo Massine “un tentativo di introdurre le danze folcloristiche spagnole nel balletto classico”. Venne creato utilizzando una musica che Manuel de Falla aveva in origine composto per una pantomima intitolata El Corregidor y la Molinera, tratta da un racconto di Pedro de Alarcόn: la burla di una bella mugnaia Andalusa ai danni di un maturo e focoso corteggiatore, governatore della provincia. Per i modelli Picasso questa volta non creò nulla di cubista, ma s’ispirò alle opere giovanili di Francisco Goya ed al folklore spagnolo, suggerendo l’allegria e la tristezza, caratteristiche dell’Andalusia, tramite colori vivi in opposizione al nero e l’utilizzo di righe ed audaci arabeschi, ed osando combinare realismo figurativo e geometriche asciuttezze. Il balletto fu una vera rivelazione e riuscì ad armonizzare quattro elementi essenziali, ovvero la musica, la danza, la scenografia e la trama. I tre balletti ripercorrono i soggetti tipici di Picasso: la semplificazione cubista e relativo superamento delle stratificazioni emozionali associative, la maschera, i giocolieri del circo, l’atmosfera spagnola e l’uso dei colori a contrasto, tutti elementi essenziali del suo genio creativo. </p>
<p>(articolo di Erika Eramo).</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080225000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080225000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080225000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20080225000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Flavorare_nello_spettacolo%2Finterventi%2F2008%2F02%2F323409.shtml"/></p>
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	<description>Fino al 10 febbraio il corpo di ballo del Teatro dell’Opera, diretto da Carla Fracci, ha portato in scena tre capolavori del balletto del Novecento, impreziositi dalle scene e dai costumi ricostruiti[...]</description>
	
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	<title>Giorgio De Chirico all’Opera</title>
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	<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Enzo Prisciandaro</dc:creator>
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    <category>danza</category><category>giorgio de chirico teatro opera erika eramo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Fino al 3 febbraio il corpo di ballo del Teatro dell’Opera, diretto da Carla Fracci e con la regia di Beppe Menegatti, ha portato in scena quattro capolavori del balletto del Novecento, impreziositi dalle scene e dai costumi ricostruiti sugli originali di Giorgio De Chirico. Per la prima volta si è potuto assistere in un’unica serata a La Giara, balletto satirico tratto dalla celebre novella di Pirandello, su musica di Alfredo Casella; Apollon Musagète di Igor Stravinskij, Bacchus et Ariane di Albert Roussel ed infine Le Bal su musica di Vittorio Rieti. Le quattro coreografie non hanno in comune soltanto le scenografie di De Chirico, ma la nuova concezione della danza che si sviluppò nei primi anni del secolo scorso grazie ad impresari come Sergej Diaghilev, fondatore dei Balletti Russi e propugnatore di una danza libera dagli orpelli, più aderente alla realtà del momento. I punti di forza dei balletti sono stati oltre alle magnifiche scenografie alcuni interpreti, tra cui l’eclettico Jorma Uotinen, il gobbo ne La Giara ed il superbo Giuseppe Picone, nel ruolo di Bacco, accanto ad Arianna, interpretata dalla prima ballerina del teatro, Gaia Straccamore. Giorgio De Chirico, nella metafisica, malinconica immobilità dei suoi quadri, rappresenta piazze abitate da statue e delimitate da portici, da cui, come afferma Anna Cepollaro, “deduce uno spazio che naturalmente si trasforma in teatrale: il pavimento diventa palcoscenico, le colonne quinte teatrali”. Magistrale è, ne La Giara, l’abilità di De Chirico nel cogliere e saper trasmettere la fantasia folcloristica di Pirandello attraverso i campi cromatici con sottolineature di rosso, nero e bianco nelle gonne a campana, nei pantaloni aderenti, nelle fasce e nelle bandane da pirata. Il balletto, che andò in scena per la prima volta a Parigi nel 1924 e a Roma nel 1928, con la coreografia di Jean Börlin, ripresa da Millicent Hodson, è incentrata su un grande contenitore d’oliva. Quello che mette in moto la storia è la rottura della giara, minaccia al sostentamento di tutta la comunità. Il neo-classico Apollon Musagète, grazie al riadattamento scenico di Luca Veggetti dalla coreografia originale di Serge Lifar, ha per soggetto la nascita di Apollo e la sua ascesa al Parnaso insieme alle tre muse predilette: Calliope, la poesia, Polimnia, la mimica e Tersicore, la danza. Bacchus et Ariane, con la coreografia di Serge Lifar riadattata da Fredy Franzutti, racconta il mito di Arianna che, abbandonata nell’isola di Nasso ed insidiata nel sonno da Bacco, prende coscienza di sé e libera il suo potenziale, divenendo regina delle baccanti. Qui la fantasia di De Chirico per i costumi ha del prodigioso: Arianna porta lunghi guanti moderni ed indossa per contrasto una corta tunica sulla gonna, mentre Bacco ha il costume decorato sul petto, sulla schiena e sulle braccia con il sole dei raggi a serpentina, motivo ideato dal pittore per i Calligrammes di Apollinaire. Le Bal, ricostruito da Millicent Hodson (la coreografia originale era di George Balanchine), è un balletto surreale in cui un giovane nel corso di un ballo in maschera corteggia una misteriosa donna, simbolo sia dell’eros, che della morte, tematiche ricorrenti nei quadri del pittore. I quattro balletti ripercorrono infatti i soggetti tipicamente nietzschiani che De Chirico prediligeva: Arianna, più volte ritratta, che rappresenta la congiunzione tra lo spirito apollineo e quello dionisiaco, la maschera ed il tema del dis-velamento, i costanti riferimenti alla Grecia antica ed il mondo metafisico che -ricorda Anna Cepollaro- “come un fiume carsico, percorre l’intera serata”. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(articolo di Erika Eramo).</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080209000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080209000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080209000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20080209000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Flavorare_nello_spettacolo%2Finterventi%2F2008%2F02%2F321796.shtml"/></p>
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	<description>Fino al 3 febbraio il corpo di ballo del Teatro dell’Opera, diretto da Carla Fracci e con la regia di Beppe Menegatti, ha portato in scena quattro capolavori del balletto del Novecento, impreziositi[...]</description>
	
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