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Il Circo in città

Il Circo in città: “Qui, tutti i sogni sono permessi, e voi spettatori siete i re di questo regno, i poeti e i clown” (Guy Lalibertè)

Se dovessi evocare nel mio immaginario l’arrivo del circo in città, mi rifarei alle spettacolari sfilate da Circo Barnum che invadevano le strade principali con caroselli di elefanti, carri trainati da cavalli bardati con pennacchi, clown con scarpe fuori misura che si cimentavano in approssimate acrobazie ed ingenue ma esilaranti gag – una sempreverde torta in faccia, perchè no! – insomma andrei a scomodare la realtà scalcinata e poetica di universi di felliniana memoria, fatta di piste in terra battuta, cerone a buon mercato e fiere troppo anziane per sbranare il loro domatore.

Ma la donna barbuta ha perso il suo fascino, lo zelo animalista ha svuotato le gabbie e la “Moira degli elefanti” avrà vita sempre più dura, i bambini non hanno più quello sguardo rapito e incantato di una volta e assistono scettici allo spettacolo di barboncini ammaestrati che ballano il valzer, o di pagliacci che si scambiano vicendevolmente secchiate di coriandoli in faccia.

Il circo è morto? No, non potremmo fare a meno di quella magia. E’ stato solo reinventato. E’ stato preso a cuore da grandi artisti che hanno saputo ritrovare la sorgente primaria di un’arte che nasce dalla strada e che trasforma la realtà più banale in un mondo incantato: parliamo del Noveau Cirque, espressione spettacolare che si fonda sulle antiche abilità e che si adegua all’evoluzione rapidissima delle aspettative del pubblico, creando per esso suggestioni sempre nuove e attrazioni che abbiano la potenza di lasciare a bocca aperta.

L’apripista per eccellenza di questa nuova ondata è il Cirque du Soleil, che molti avranno avuto la fortuna di ammirare grazie all’approdo in Italia di “Saltimbanco” e di “Alegrìa”; nato per merito di una manciata di artisti di strada del Quebec, in poco più di vent’anni il Cirque è diventato emblema mondiale dell’intrattenimento e motore della piccola rivoluzione copernicana del circo: per primi trovano una formula spettacolare in cui non sono più necessari animali, in cui la musica dal vivo diventa concerto e il canto è parte integrante della drammaturgia della messa in scena, in cui scenografia e costumi sono i grandi protagonisti e aiutano ad ideare una storia che fa da filo conduttore tra le diverse attrazioni, animate da artisti che si fanno atleti e sfidano le loro capacità fisiche al limite dell’umano. “Invoke – Evoke – Provoke”, invocare – evocare – provocare, questo è il sogno che ha spinto Guy Lalibertè a trasformarsi nell’imperatore di quel regno dei sogni con marchio registrato che è il Cirque du Soleil.

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