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Robert Steiner

Il Conte di Montecristo, il Musical: Intervista a Robert Steiner Autore dei testi e interprete di Edmond Dantés

Ciao Robert, si è da poco tenuto a Roma (il 28 settembre 2006, ndr) il concerto per presentare “Il Conte di Montecristo - Il musical”. Com’è nato il progetto di trasformare questo celebre romanzo di Alxandre Dumas in un musical ?
Ciao Morena, l’idea mi è venuta alla fine del 1996 dopo aver visto il film con Gerard Dépardieu. Ne parlai con Francesco Marchetti e, non ci crederai, ma dopo otto mesi avevamo preparato il copione.
Complimenti! Immagino, però, che adattare un romanzo di questo tipo non sia stato facile. 
Esattamente. E’ stato molto faticoso. Devi sapere che il romanzo è formato da 1.500 pagine, con una storia che si svolge in cinquanta locations e che copre un arco temporale di cinquant’anni! Il nostro problema era quello di ricreare i collegamenti quando decidevamo di togliere un personaggio o di modificare una scena. E, per motivi di durata, di personaggi ne abbiamo dovuti eliminare parecchi!
Come avete superato questo problema?
Abbiamo modificato l’inizio e la fine. Infatti la storia parte nel 1865, anziché nel 1815, dentro il carcere che ospitò Dantés ora chiuso e trasformato in un museo.
E poi come prosegue la storia?
Non ti posso svelare altro perché rovinerei a te ed agli altri la sorpresa. Dovrete venire a vederlo! Ti posso solo dire che chi ha visto il concerto si è commosso fino alle lacrime.
Che tipo di musiche sono state scritte per lo spettacolo?
Sono musiche classiche orchestrali ispirate stilisticamente a Les Misérables. Ci sono dei leit motif molto orecchiabili che permettono, ad ogni artista, di esprimersi vocalmente al meglio. Per questo motivo non sono brani che tutti possono affrontare.
Tu interpreti il protagonista Dantés. Me ne vuoi parlare?
Dantés è un personaggio molto particolare e passionale. Entra in scena settantenne e, ricordando il passato, rivive diverse età della sua vita: diciannovenne, ventiseienne e quarantenne.
Per ogni età, che mi hai indicato, mi descriveresti com’è Dantés?
R. Ok! A diciannove anni Dantés è sorridente, solare e compagnone, come me. A venticinque anni è in carcere e qui perde il lume della ragione passando dalle risate isteriche a urla disperate continuamente. Questo suo stato d’animo altalenante, che nel romanzo dura ben due anni, nel musical dura una canzone: “Perché?”. A quarant’anni diventa serio e contenuto mentre a sessant’anni è orgoglioso e malato ma contento di essere arrivato alla fine del suo percorso, avendo raggiunto i suoi obiettivi.
C’è una canzone che ti emoziona particolarmente?
Ce ne sono molte, Ti posso citare “Perché?” che mi “strappa” il cuore…e le corde vocali, “Visione” una canzone molto toccante che interpreto con Stefania Fratepietro (interprete di Mercedes, ndr) dove dobbiamo trasmettere determinate emozioni solo con la voce senza potere usare alcuna gestualità. Inoltre “Dentro l’anima”, anche questa interpretata con Stefania Fratepietro, una canzone struggente e infine “Attendere, sperare” cantata da Maximilien e Valentine, due giovani che hanno una storia d’amore ma non riescono a viverla come Dantés e Mercedes.
La regia di questo spettacolo porta la firma di Gino Landi. Com’è stato lavorare con lui?




Gino Landi

Purtroppo proprio perché si trattava di un concerto, la regia è stata volutamente limitata ma Gino Landi è un grande professionista, nonché carissimo amico, che emoziona quando crea. In una parola: FANTASTICO!
C’è qualcosa che ti ha stupito particolarmente?
Mi ha colpito piacevolmente vedere grandi professionisti lavorare con uno spirito di gruppo e di squadra che in tutti i miei anni di spettacolo non avevo mai visto.
Sembra retorica ma siamo siamo diventati come una vera famiglia. Inoltre, professionisti come Stefania Fratepietro, che molti hanno complimentato per la sua interpretazione, ma solo io che ero di fronte a lei mi sono reso conto che le lacrime erano di autentica commozione; non t’immagini quanti complimenti abbia ricevuto l’intero cast per l’affinità mostrata sul palco e le emozioni trasmesse…hanno dato il massimo sia nelle prove che durante lo spettacolo. Mi ha stupito e reso felice vedere tante persone che, a spettacolo finito, sono venuti da noi del cast con gli occhi lucidi e ci ringraziavano. Mi ha colpito piacevolmente vedere un professionista consumato del calibro di Landi, che pur avendole viste e fatte di tutti i colori, alla fine dello spettacolo aveva le lacrime agli occhi come tutti noi.

Ha un obiettivo questo musical?
Sì! Vedi io ho vissuto per molto tempo negli USA ed in CANADA così ho potuto vedere tantissimi musicals oltre, logicamente, ad averci lavorato come interprete. Conosco perciò perfettamente il metodo americano con cui vengono creati e mi piacerebbe vederlo più spesso adottato in Italia! Questo spettacolo spero apra la strada alla creazione di una nuova compagnia che, lavorando “all’americana”, possa dare lavoro ai tantissimi e talentuosi artisti che abbiamo in Italia.
Com’è il metodo americano?
Per fare un musical di qualità bisogna avere una storia bella, delle musiche splendide e degli interpreti bravi e capaci. Sembrerà banale ma quando andiamo a calare questi tre punti nella realtà che ci circonda ci rendiamo conto che quando un musical non funziona è perché uno di questi tre requisiti è venuto a mancare. Inoltre, se mi permetti, in Italia si sbaglia quando si lancia il prodotto teatrale puntando sul nome famoso piuttosto che sulla qualità. Quest’ultima sicuramente c’è ma cade in secondo piano rispetto al VIP. In America il nome televisivo famoso viene utilizzato ma deve, lo sottolineo, DEVE avere le capacità artistiche per fare un determinato ruolo. Una persona non può essere considerata un ballerino, un cantante o un attore con soli 3 o 6 mesi di studio! Ci vogliono anni di preparazione e di gavetta per fare musical a certi livelli! Ti faccio un esempio. Al suo debutto a Broadway, “La bella e la bestia” aveva come unico nome televisivo Tom Bosley (il papà di Richie Cunningham in “Happy Days”, ndr) e nello spettacolo faceva il papà di Belle, un ruolo piccolo piccolo dove doveva cantare una sola canzone. Il suo nome non appariva in cima alla locandina (”in ditta” come si dice in gergo teatrale), bensì in un semplice ‘ordine alfabetico.
Robert c’è qualcos’altro che vorresti portare in Italia?
Più professionalità nelle produzioni. Spesso e volentieri gli artisti non vengono trattati da professionisti.
Tu sei un artista che ha avuto la fortuna di lavorare in tanti settori quali: teatro, cinema, doppiaggio e radio sempre con grandi successi. Com’è iniziata la tua avventura?
Tutto è cominciato…per sbaglio! Fino all’età di 25 anni non sapevo neanche di sapere cantare, finché un giorno, mentre stavo lavorando a Toronto (Canada) come conduttore in una trasmissione tipo “Superquark”, una mia collega, Laura Frutti, mi propose di fare con lei un’audizione per un musical. All’epoca quasi neanche sapevo cosa fossero i musicals!!!
Andiamo bene!
Sai come ando’ a finire? Fui preso nel musical “Sweet Charity”!
Incredibile! E poi?
Un regista mi vide e mi offrì un ruolo in un altro musical, “Anything Goes”. Seguirono altri musicals dove ricoprii il ruolo di protagonista come in “Oklahoma!”, “The music man” e “See saw”". Ed inoltre “McGregors” diretto da Baayork Lee e Saverio Marconi, che feci a New York.
In seguito cosa accadde?
Iniziai a sentire la nostalgia dell’Italia e nel 1992 vi ritornai. Come primo lavoro fui assunto da una società d’informatica, essendo laureato in quella materia, e il primo compito fu quello di seguire il software per la biglietteria del Teatro Sistina di Roma. Un altro caso del destino! Quando andai a sistemare il programma nei PC del teatro conobbi Danila Confalonieri (direttrice del Teatro Sistina, ndr) che mi presentò Sandro Massimini, il “Re dell’operetta”. Feci un provino e lui mi disse queste testuali parole: “Sei un bravo tenore (chissà come fece a capirlo visto che gli avevo cantato inconsapevolmente una canzone da baritono, “Stars”, da Les Misérables!) ma quest’anno ce l’ho già. Tra due anni ti chiamerò per lavorare con me!”. Sai come finì?
Non mi dire che ti chiamò due anni dopo?
Esattamente e non ci credevo neppure io!!! Fui chiamato per il ruolo del tenore Hans nell’operetta “Il paese dei campanelli”, che segnò il mio debutto in Italia!
Non ho parole mi stupisci ogni volta! Veniamo al doppiaggio come ti sei avvicinato a quest’arte?
Se ti dico per sbaglio mi credi?
A questo punto sì!
Fui coinvolto dalla Disney per cantare e recitare in italiano ed in inglese per il corso in DVD “Fun with English” e da lì ho proseguito con altri doppiaggi “La carica dei 101″, “Lilly e il vagabondo” ma quello in cui mi sono particolarmente divertito è stato dando la voce a “Le Tonte”, uno dei personaggi de “La bella e la bestia”.
Che cos’è per te il doppiaggio?
Dare un’anima italiana a ciò che non ce l’ha!
Mentre la musica?
E’ la voce dell’anima.
Tra cinema, teatro, radio e doppiaggio qual è il tuo preferito?
Il teatro è più mio perché mi mette a confronto diretto col pubblico ed il pubblico è genuino, così capisci subito se ciò che stai facendo piace o meno.
Robert siamo alla fine dell’intervista e la chiudo chiedendoti il tuo prossimo obiettivo.
Vedere Il Conte di Montecristo - Il musical girare l’Italia e il mondo!


Ti faccio i miei migliori in bocca al lupo e ti ringrazio per la disponibilità e la gentilezza!
Roma, 25 Ottobre 2006
intervista a cura di Morena Pompignoli