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Oltre il Sipario

La scenotecnica e i suoi luoghi: il palcoscenico, l’utilizzo e il lessico teatrale.

Attraversiamo la spessa coltre di velluto del sipario e facciamo ingresso sul palco. Il tessuto pesante attutisce i suoni della platea e viceversa: infatti il velluto serve anche a soffocare i suoni che si producono durante il cambio di scena. Di fronte a noi vediamo il muro di fondo del palco, sul quale, a volte, si apre uno spazio di ricovero scene e materiali di scenografia detto alcova o camerone di fondo. Lungo i tre muri del palcoscenico si vedono dei ballatoi dai quali i tecnici manovrano le corde dei tiri ai quali sono appese le parti delle scenografie da movimentare. Sulle colonne che sorreggono i ballatoi usualmente si trovano i mantegni: barre di metallo, spesso rivestite di legno, con una sezione di una decina di centimetri al massimo, sulle quali si legano le corde dei tiri. Sempre sulle pareti del palcoscenico si aprono le varie porte che conducono ai vari spazi dell’edificio teatrale: sartoria, uffici, magazzino dell’attrezzeria, scale d’accesso ai ballatoi…
Un grande portone dà sulla strada più comoda da raggiungere con un camion: è il portello di carico e scarico, da cui passano le scenografie e l’attrezzatura teatrale che deve raggiungere il palco.
Nella maggior parte dei teatri storici italiani il palcoscenico è in lieve pendenza verso la platea; questa inclinazione è detta declivio e viene espressa in gradi percentuali (nella maggior parte dei casi si ha un declivio che può variare dal 2% al 5%). Questa pendenza nasce come espediente ottico per rendere visibile anche alle prime file della platea, molto a ridosso del palco che solitamente è alto circa un metro, di vedere buona parte del piano palcoscenico; senza il declivio, gli spettatori delle prime file vedrebbero gli artisti che si esibiscono dalla metà palco al retro solo dalle ginocchia in su. Ovviamente un bravo scenografo sa calcolare la scena anche in base al declivio del palco, mentre un bravo tecnico sa montarla e movimentarla tenendo conto del dislivello, soprattutto quando si parla dell’equilibrio di elementi scenografici molto alti.
A volte un palcoscenico può essere diviso in settori (botole) che sprofondando nel sottopalco per favorire l’apparizione di personaggi od oggetti di scena. Non sempre però, pur essendo presenti in quasi tutti i teatri, il sottopalco e le botole vengono sfruttati, almeno, non con la stessa frequenza del periodo del Teatro barocco, momento d’oro per gli “effetti speciali” del macchinismo scenico.

Nel prossimo articolo parleremo di un elemento fondamentale dello spazio scenico: il graticcio.

Sapevate che in Italia esistono teatri con più di cinque ordini di ballatoi, l’equivalente di un palazzo di dieci piani?

In foto: Gli ordini di ballatoi del muro di fondo di un grande teatro d’Opera visti dal palcoscenico.

Bibliografia essenziale della Scenotecnica:

Bruno Mello: Trattato di scenotecnica. Serie Gorlich, De Agostini, Novara, 1962.

Emanuele Luzzati, Tonino Conte: Facciamo insieme teatro. Einaudi “Gli struzzi”, Torino, 1977.

Dario Fo: Manuale minimo dell’attore. Einaudi “Stile libero”, Torino, 1987/97.

Teatro alla Scala, La magnifica Fabbrica. Ed. Electa Mondadori, Milano, 2005.

Benedetta Dalai: ABC della scenotecnica. Dino Audino Editore, Roma, 2006.

( articolo di Benedetta Dalai )