
La risposta sembrerebbe semplice, conoscendo qualcuno che lavora in teatro. E per farlo ci sono diverse soluzioni: andare a teatro, frequentare università dello spettacolo ( DAMS, per esempio), fare il passaparola. Sapete di quella legge statistica per cui nell’arco delle persone che frequentiamo al sesto grado possiamo arrivare a conoscere il Papa o qualunque altra persona sulla Terra? E’ assolutamente vera, sguinzagliate amici e conoscenti e potrete cominciare.
Ma se qualcuno si espone per voi dicendo cose di voi che non sono vere rischiate di entrare dalla porta e uscire dalla finestra nello stesso momento. Dovete essere sinceri, mostrare la vostra buona volontà e l’umiltà di chi comincia. Certo, direte voi, in televisione non si fa altro che vedere persone che non sanno fare quello che dicono di saper fare e io dovrei essere sincero. Il teatro è un’arte rigorosa. Se volete sgambettare in tv lasciate perdere il Teatro, che è un’arte difficile e faticosa.
Orson Welles diceva del mestiere dell’attore “99% traspirazione, 1% ispirazione”. In teatro si fatica, le cose si conquistano lentamente. E’ come fare la grappa. L’uva si spreme rapidamente, ma poi deve maturare nel tempo.
Vedrete che trovare qualche piccola produzione che vi assuma gratuitamente è facilissimo. Tutti hanno bisogno di un trovarobe, un assistente alla regia, un suggeritore, proponetevi per una di queste cose e cominciate a vedere il lavoro nel suo svolgimento quotidiano. Guardate soprattutto se vi divertite. Se non vi divertite lasciate perdere. Per me divertirmi è osservare, ragionare sul testo, immaginare, costruire la vita antecedente del personaggio, la vita fuori scena del personaggio, quella che Stanislawskij definiva “Per Apollo”.
Non vi forzate. Se non vi piace usare il cervello, non arriverete a niente di buono e non siate adatti a fare teatro, andate da Maria De Filippi a sgambettare e magari diventerete anche famosi, ma lasciate stare il teatro.
Oggi in Italia si fanno tonnellate di Musical, tutto viene rimasticato per diventare un Musical, così si aprono scuole di musical e si dice che l’attore debba saper fare tutto. Sulle competenze di un attore sono perfettamente d’accordo, ma sul fatto che tutto il repertorio debba essere ri-digerito per diventare canzoni e balletti con passi a due, inventando situazioni che sono aberrazioni del testo originale, beh
no, non sono d’accordo per niente.
Un regista teatrale che conosco, bravissimo, sostiene che l’attore può essere di due specie: un santo (laico) o un prostituto ( scusate il conio di questa parola, ma rende l’idea, no?).
La mia è un po’ una provocazione ma non troppo. Sta a voi decidere di che specie siete.
E per gli amici di Maria sono pronta al dibattito sul forum!
articolo di Susanna Gianpistone )

Elettra Cecilia








