Per motivi di ingombro, gli elementi scenici sono di sovente divisi in parti da ricongiungere nel momento in cui si monta una scena. Tendenzialmente, la divisione di un elemento scenico è verticale, e solo in caso di esigenze di trasporto e stivaggio particolari la divisione avverrà lungo una sezione orizzontale.
Comunque si presenti il nostro elemento scenico da ricomporre, va dato per scontato che l’unitura avverrà sul retro del pezzo, cioè nella parte non a vista del pubblico e che presenta la possibilità di appigliarsi sia ai montanti che a qualunque parte del telaio.
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La giunzione delle parti di una scena può avvenire a terra (le quinte vengono sdraiate l’una a fianco dell’altra, con la parte decorata appoggiata al pavimento del palco), oppure in piedi (l’elemento scenico, opportunamente sostenuto, viene affiancato al suo compagno). La differenza principale tra i due sistemi di montaggio, come si può facilmente arguire, è che nel primo caso si lavora più comodamente, ma poi si presenta la prospettiva di sollevare l’elemento scenico ricomposto e portarlo in posizione, operazione non sempre scorrevole e irta di problematiche proprie del macchinismo teatrale. Nel secondo caso, si lavora molto scomodamente, ci si deve arrampicare sulle scale per raggiungere i punti più alti della giuntura, si fatica a fare forza per avvitare il pezzo, ma una volta completata l’operazione, l’elemento scenico è già in posizione.
Fare la scelta su come effettuare un montaggio è responsabilità del capo macchinista, che decide tra le varie opzioni valutando la struttura degli elementi di scena che deve montare, e quindi se il lato bello riesce a sostenere il suo stesso peso e magari quelli del tecnico che effettua la giunzione senza rovinarsi (esistono elementi scenografici con molti aggetti: capitelli, lesene, cornici e sporgenze varie che rischiano di schiacciarsi se poggiate a terra). Il responsabile del montaggio dovrà poi valutare se il pezzo tutto intero non diventerà troppo pesante da essere sollevato, una volta terminata la giuntura; dovrà inoltre valutare se la forza-lavoro presente sul palco e l’attrezzatura in dotazione al teatro sono sufficienti per completare il montaggio.
Le uniture possono essere volanti e cioè avvicinare due quinte sui cui bordi sono stati avvitati ganci o occhielli: partendo dall’alto un cordino manovrato da un macchinista si allaccia alle sporgenze dei montanti.
Un metodo molto usato è quello di avvitare sul retro del pezzo, lungo i traversi dei telai, un unico stangone che li renda solidali l’uno all’altro, fortificando la struttura. Sovente, lungo i montanti viene praticata una serie di fori attraverso i quali si fa passare le cavicchie (bulloni da legno) che stringono i due elementi. Altro metodo molto utilizzato è semplicemente l’avvitare i due montanti l’uno all’altro, posizionando una vite ogni 30 cm circa. Il problema è che spesso, durante lo smontaggio, se ne salta una e quando si devono separare i due pezzi…son dolori.
Un accorgimento per non perdere nessuna vite è segnarne le teste, tracciandovi attorno un circoletto con il pennarello.
( articolo di Benedetta Dalai )
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE SCENOTECNICA:
BRUNO MELLO: Trattato di scenotecnica. Serie Gorlich, De Agostini, Novara, 1962.
EMANUELE LUZZATI, TONINO CONTE: Facciamo insieme teatro. Einaudi “Gli struzzi”, Torino, 1977.
DARIO FO: Manuale minimo dell’attore. Einaudi “Stile libero”, Torino, 1987/97.
TEATRO ALLA SCALA, LA MAGNIFICA FABBRICA. Ed. Electa Mondadori, Milano, 2005.
BENEDETTA DALAI: ABC della scenotecnica. Dino Audino Editore, Roma, 2006

Elettra Cecilia









