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Collezione Terruzzi: Il fascino dell'Arte

In mostra al Vittoriano “Il fascino del bello - Opere della Collezione Terruzzi”, una straordinaria raccolta di 500 opere dell’imprenditore milanese. Fino al 20 maggio saranno esposte porcellane, ceramiche, arazzi fiamminghi, arredi e 250 dipinti che percorrono l’arco di 7 secoli: un posto d’onore va alla pittura veneta del ‘700.

Jacopo Amigoni “Venere addormentata con putti”
olio su tela, 55,5 x 62 cm

La rassegna “Fascino del Bello - Opere d’Arte della Collezione Terruzzi”, a cura di Annalisa Scarpa, si snoda attraverso percorsi paralleli legati tra loro da un unico nesso fondamentale: la passione del collezionista per le qualità artistiche di pittori, ebanisti, ceramisti e cesellatori. L’intero percorso della mostra vuole ricostruire virtualmente il gusto della famiglia Terruzzi, convinta di una assoluta parità di valenza tra le varie espressioni dei differenti generi artistici. “I più bei Bellotto, i più bei Canaletto, svariati Sebastiano Ricci, Magnasco, Amigoni, Pellegrini, Antonio e Gaspare Diziani, Piazzetta, Tiepolo, Rosalba Carriera, Guardi, Longhi, Fortebasso”, come ricorda Vittorio Sgarbi, fanno parte di questa splendida raccolta. Il nucleo dei dipinti copre un arco di 7 secoli con opere che vanno dal XIV al XX secolo. Un posto privilegiato lo occupa la pittura veneta del ‘700: da segnalare uno dei Canaletto giovanili più noti, un “Capriccio” datato 1723, venti opere di Jacopo Amigoni (tre delle quali appartennero al celeberrimo soprano Farinelli) del quale si può ammirare la grazia sottile del colore veneziano, soprattutto nel celeberrimo “Venere addormentata con putti”; presenti anche artisti stranieri gravitanti in area veneta quali Johann Richter ed Heintz.
All’equilibrio mistico e rigoroso, seppur carico di sentimento, de “L’Adorazione dei magi” di Girolamo da Carpi fa da contrappunto la sensualità dei soggetti femminili dell’ “Allegoria con la pace di Noyon” di Giovanni Cariani, quadro che segna una delle prime immagini vedutistiche della pittura veneta. La vera chiave di volta della nuova maniera veneziana è rappresentata da Sebastiano Ricci, che s’ispira soprattutto al secolo d’oro di Tiziano, Tintoretto e Veronese. Allo scultoreo classicismo del Reni si contrappone invece la pittura intrisa di chiaroscuri emozionali di Giuseppe Petrini.





Terruzzi

Francesco Londonio “Giovani innamorati con animali”
90×127cm - olio su tela


Notevoli i dipinti di Francesco Londonio, pervasi da un sottile lirismo ed i 2 oli su tela di Gian Antonio Guardi, “Amorini con vasi di fiori” e “Amorini con cigni”. Con Guardi, afferma la curatrice della mostra “si esce da ogni situazione aneddotica e palliata e si entra nella poesia pura: in lui la materia si frangia, le architetture riflettono i bagliori dell’acqua, le luci si abbassano”. Nella sezione contemporanea si possono ammirare opere di Savinio, De Chirico, Fontana, Severini, Guttuso, Boldini, Balla, Kandinsky.

Nella raccolta dei mobili e degli oggetti d’arredamento, soprattutto prodotti in Italia ed in Francia a partire dal XVIII secolo, rivestono grande importanza il cassettone romano eseguito su probabili modelli piranesiani e la seria di commodes napoletane realizzate per palazzo Carafa, nonché gli arredi intarsiati dai milanesi Giuseppe Maggiolini e Francesco Abbiati. I mobili sono stati scelti secondo due criteri infallibili: l’impennata fantastica ed il capriccio per i pezzi veneziani e la provenienza e la classe del disegno per i francesi. Tra i manufatti preziosi risaltano i lavori siciliani in corallo e quelli a intarsio in oro e madreperla su fondi di tartaruga, prodotti dalla bottega napoletana di Gennaro Sarao, fornitore delle principali corti d’Europa. Notevole risulta la collezione di porcellane e ceramiche, buona parte delle quali proviene dalla collezione di Caterina II; vi sono poi meravigliosi esemplari di arazzi fiamminghi, argenti e statue di grande pregio.
La collezione di Guido Angelo Terruzzi vanta complessivamente oltre cinquemila pezzi raccolti in 50 anni di ricerca del bello ed è considerata la più imponente, soprattutto per quello che riguarda la pittura veneziana tra ‘600 e ‘700. “L’opera d’arte è sempre una confessione” scriveva Umberto Saba: una collezione privata così variegata ed affascinante riflette, dunque, il gusto dell’uomo ed il suo desiderio di condividere con il pubblico l’amore sconfinato per l’arte.
 

 

( articolo di Erika Eramo )