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Autobiografia/Autoritratto

Fino al 20 gennaio al museo Hendrik C. Andersen saranno esposte le opere di Lucilla Catania, Marilù Eustachio, Daniela Monaci, Elisa Montessori, Cloti Ricciardi, Silvia Stucky e Francesca Woodman sul tema “Autobiografia/Autoritratto”.

Lucilla Catania, Marilù Eustachio, Daniela Monaci, Elisa Montessori, Cloti Ricciardi e Silvia Stucky s’interrogano e si confrontano sul suggestivo tema dell’autoritratto, il quale si lega osmoticamente al discorso dell’autobiografia letteraria, in un incessante andirivieni tra rappresentazione e racconto, tra introspezione privata e bisogno di rendere fruibile il proprio vissuto. Attraverso l’uso del corpo, della macchina fotografica, del video, dell’ opera pittorica e della scultura, nel rispetto della diversità dei linguaggi individuali, si indagano le complesse implicazioni del ritrarsi e del raccontarsi. L’espressività contemporanea elude spesso la pratica mimetica, guardando all’opera come una metafora delle inquietudini del nostro tempo. I lavori delle artiste, in cui vengono esaltati secondo Elena di Majo “leggerezza, nomadismo, fluidità, mutevolezza, narrazione evocativa, slittamenti e quanto altro vada nel senso di una lenta ed elaborata stratificazione esperienziale”, fanno da contraltare “alla classica, possente, apodittica monumentalità tutta ‘maschile’ di Hendrik Andersen e delle sue baldanzose creature nude”. Sono presenti in mostra le fotografie, caratterizzate da rigore stilistico, estetismo feticista e sapiente uso della luce naturale, di Francesca Woodman, scomparsa nel 1891. L’artista si serve di modelle occasionali come alter ego, diventa parte della natura (in “Eel Serie” (1977-1978) si fa anguilla), mostrando il proprio corpo nudo, ma celando il viso e quindi l’identità (in “Face-Providence” (1976) è con le gambe spalancate ed una maschera copre il suo sesso). Le “Teste” (2006-2007) di Marilù Eustachio sono dei volti senza appartenenza, tesi a sottolineare l’impossibilità dell’autoritratto, l’inafferrabilità del suo apparire e scomparire. Nel lavoro di Cloti Ricciardi il discorso dell’autoritratto è legato indissolubilmente al mito di Narciso, facendosi concettuale e narrativo: in “Misura per Misura” (1993) il suo viso, come sottolinea Laura Iamurri, “sembra emergere da profondità acquatiche per affiorare sulla superficie che la resina epossidica rende brillante”. Elisa Montessori cerca di nascondersi dietro il gioco di luci ed ombre in “Dafne” (1977), grazie al mito della metamorfosi e della continuità tra la natura ed il corpo. Lucilla Catania, al contrario, cerca d’esaltarsi attraverso dei travestimenti: in quanto scultrice ed amante delle arti marziali non può eludere il corpo, ma lo rende in maniera teatrale come in “D’armi e d’amore” (1995). “Tra me e me - tra te e me” (2006) di Daniela Monaci nasce dall’esigenza di dare immagine al proprio modo di vivere tra solitudine e desiderio d’amore, tra separazione e ri-unione. Intrigante nella sua complessità è, infine, il lavoro fotografico di Silvia Stucky, la quale afferma: “Sono ‘dietro’ la macchina e ‘dentro’ l’immagine. Come fossi la macchina stessa, e l’immagine stessa. Osservando il soggetto, divento il soggetto”. L’irresistibile fascino esercitato dall’acqua, che avvolge tutto con la sua forza prorompente, si evince in ogni sua opera, anche filmica. In “Autoritratto” del 2005 il suo volto si con-fonde col mare, perdendosi per ritrovarsi: si ri-trae per l’appunto. Attraverso l’occhio dell’anima, porta visiva della memoria, rende la fluidità delle immagini, che si inseguono in una mobile immobilità.

N.B. Silvia Stucky sarà inoltre presente con i suoi lavori, insieme ad Elisa Montessori e Cloti Ricciardi, presso “L’Archivio agli Archi” di Cassino fino al 13 gennaio (per info 0776.310294–06.5578101). L’esposizione è incentrata sulle possibilità comunicative ed evocative del libro, inteso come luogo metaforico della libertà dell’arte.

(articolo di Erika Eramo)