Questo sito contribuisce alla audience di

Pinocchio e la storia della salvezza

Franco Nembrini ha riproposto, all’interno dell’Associazione Paola Bernabei, la lettura del libro “Contro Maestro Ciliegia” del Cardinal Giacomo Biffi, per cui l’iter di Pinocchio rappresenterebbe la storia della salvezza cristiana con la sua redenzione annunciata.

Più di trentacinque milioni di copie vendute, duecento traduzioni, tantissime trasposizioni cinematografiche (tra cui quella di Benigni del 2002), uno spettacolo teatrale di Carmelo Bene d’enorme successo ed un grandioso musical, quello dei Pooh qualche anno fa. Carlo Lorenzini, in arte Collodi, non ci avrebbe mai creduto se gli avessimo detto che per il burattino si sarebbero scomodati intellettuali, artisti, registi e perfino un alto prelato. Il Cardinal Giacomo Biffi, infatti, di Pinocchio ha fatto una lettura teologica in “Contro Maestro Ciliegia - Commento teologico alle avventure di Pinocchio”: il percorso da burattino a bravo ragazzo rappresenterebbe la “storia di salvezza” cristiana con la sua redenzione annunciata. Geppetto evoca Dio e la sua infinita compassione al contrario del razionalista Maestro Ciliegia, per il quale le cose accadano senza “mistero”, arrivando, pur di non ammettere l’esistenza di Dio, a darsi del cretino. Il Grillo Parlante raffigura la coscienza morale, la quale sta lì a ricordarci che, se si abbandona la casa paterna per barattarla con le lusinghe del mondo (Mangiafuoco), si finirà per pagarne le conseguenze (Il Paese dei morti infatti è il mondo ormai privo di un padre). Il Gatto e la Volpe rappresentano il male rivestito di bontà e complimenti, mentre la Fata Turchina è la Chiesa che accompagna con le sue cure nel cammino per diventare figli del padre. Questa lettura così affascinante è stata riproposta il due dicembre al teatro Manzoni, all’interno dell’Associazione Culturale Paola Bernabei, dal professor Franco Nembrini. In “Pinocchio, questo sconosciuto” ha descritto Collodi, noto per essere un violento anticlericale, come strumento inconsapevole della volontà di Dio, paragonandolo a Benigni ed alle sue letture su Dante, che hanno avuto l’effetto di risvegliare le coscienze di molti. Non a caso il vescovo Roberto Amadei ha scritto sull’Eco di Bergamo: “Vorrei che tutti i miei preti facessero la catechesi durante la messa come l’ ha fatta Roberto Benigni ieri sera”. Probabilmente Dio si diverte a far passare i propri messaggi attraverso canali inconsueti: per mezzo dell’attore toscano e perché no, anche grazie alla ripresa di una celebre lettura, solo in prima battuta, per i più piccoli. Nelle vivaci peripezie del simpatico burattino, infatti, è possibile riconoscere il ripetersi di uno schema fisso, che richiama uno dei movimenti tipici del romanzo di formazione: messo alla prova, sia dal Gatto e la Volpe, che dall’amico tentatore Lucignolo, Pinocchio cede, trasgredisce le regole e di conseguenza subisce una degradazione, il cui punto più basso sarà la trasformazione in asino, di apuleiana memoria; segue quindi il pentimento e la riabilitazione fisica e morale del personaggio, fino all’esito finale che lo vede trasformarsi definitivamente in un ragazzo in carne ed ossa. Un cambiamento che diventa l’emblema del passaggio dalla magica libertà infantile (il Gran Teatro dei burattini) ai doveri ed alle responsabilità della vita adulta (l’abbecedario e quindi la ragione): il principio di realtà che prevale sul principio di piacere, potremmo dire con Freud. Il segreto del celebre personaggio sta nel somigliarci molto: ha una natura imperfetta, desiderosa di fare il bene, ma attratta inevitabilmente dall’errore, sempre in fuga e costantemente in tentazione, nonostante i tanti buoni propositi. Come egregiamente ha scritto Benedetto Croce “il legno in cui è tagliato Pinocchio è l’umanità, ed egli si rizza in piedi, ed entra nella vita come l’uomo che intraprende il suo noviziato”.

(articolo di Erika Eramo)