
Si è aperta il 24 gennaio presso il prestigioso Museo di Belle Arti di Budapest una grande mostra europea sul Rinascimento mediceo promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale fiorentino e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’esposizione, dal titolo “Splendour of the Medici. Art and Life in Renaissance Florence”, a cura di Monica Bietti ed Annamaria Giusti (con la collaborazione di Maria Sfarmeli), che proseguirà fino al 18 maggio, abbraccia l’arco dei due secoli che videro l’affermarsi della signoria medicea ed il suo successivo stabilizzarsi come dinastia regnante nella Firenze rinascimentale. La mostra è stata organizzata dai manager d’arte fiorentini della Contemporanea Progetti che hanno concretizzato quello che è considerato uno dei principali eventi di celebrazione del cinquecentocinquantesimo anniversario dell’incoronazione a sovrano di Ungheria di Mattia Corvino, figura chiave nel Rinascimento, per i rapporti tra Firenze e l’Ungheria. Uno degli obiettivi è quello di sviluppare un racconto per immagini attraverso capolavori del Rinascimento fiorentino provenienti dai principali musei cittadini (fra i quali la Galleria degli Uffizi, il Gabinetto Disegni Stampe degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia, il Museo del Bargello, il Palazzo Pitti ed il Museo degli Argenti) che enuclei i fatti salienti della storia familiare e della civiltà artistica fiorentina nel corso del ‘400 e ‘500. Sono esposte le opere di Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Filippino Lippi, Paolo Uccello, Mantegna, Pollaiolo, Bronzino, Donatello, Andrea e Luca della Robbia. In un percorso mediceo denso di fatti e di complessi rapporti sia interni che esterni alla città, la mostra ha scelto di ritagliare due eventi salienti per la storia politica della famiglia, fra i più documentati dalle arti figurative: il drammatico episodio della congiura dei Pazzi (1478) e il periodo savonaroliano della fine del Quattrocento, illustrati da medaglie commemorative, cammei, dipinti ed oggetti legati ai protagonisti. Viene esposta la prestigiosa tavola raffigurante San Giuliano, dipinta da Masolino, artista al servizio del re d’Ungheria. Sono presenti anche interessanti pezzi appartenenti alle collezioni di famiglia, come gli oggetti di arte precolombiana, medio orientale e cinese e le opere della committenza medicea che poteva avvalersi del prestigioso laboratorio granducale, grande veicolo di diffusione europea dell’arte promossa e protetta dalla potente famiglia, specializzato in arredi di arte applicata. Come ha ben detto Cristina Acidini Luchinat, soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, “in un’Europa allargata, che riconosce le proprie radici nelle espressioni culturali più alte e più profondamente condivise, una mostra dedicata alla civiltà fiorentina al tempo dei Medici in relazione con la corte ungherese di Mattia Corvino riannoda le fila di un rapporto che fu, nell’età dell’Umanesimo, particolarmente intenso e fecondo”. L’arte può quindi, ancora una volta, diventare un mezzo di conoscenza reciproca e di consolidamento dell’amicizia tra i popoli.
(articolo di Erika Eramo).

Elettra Cecilia








