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Pablo Picasso all’Opera

Al Teatro dell’Opera fino al 10 febbraio si sono potuti ammirare, per la prima volta in un’unica serata, tre balletti con le coreografie di Léonide Massine e le scenografie ed i costumi del grande pittore Pablo Picasso.

Fino al 10 febbraio il corpo di ballo del Teatro dell’Opera, diretto da Carla Fracci, ha portato in scena tre capolavori del balletto del Novecento, impreziositi dalle scene e dai costumi ricostruiti sugli originali di Picasso da Maurizio Varamo ed Anna Biagiotti. Per la prima volta si è potuto assistere in un’unica serata a Pulcinella, capolavoro del cubismo sintetico ambientato a Napoli, su musica di Igor Stravinskij, il rivoluzionario e surreale Parade di Erik Satie ed infine il folcloristico Il cappello a tre punte su musica di Manuel de Falla, tutti ripresi dall’ultima assistente di Massine, Susanne Della Pietra. I punti di forza della serata sono state le divertenti interpretazioni, tra cui quella del cavallo in Parade, dove un ballerino formava i piedi anteriori ed un altro quelli posteriori. La provocazione visiva di Picasso in Pulcinella ebbe un grande successo alla prima del 15 maggio 1920 all’Opéra di Parigi: il pittore, ispirato dalle trame farsesche della Commedia dell’Arte, per l’allestimento pensò alle stampe e collezioni teatrali viste al Museo San Martino di Napoli nel 1917 ed elaborò dei bozzetti per dare una visione di sintesi della città partenopea secondo un’ottica cubista. L’effetto generale fu di grande purezza geometrica e di fredda perfezione astratta. In Pulcinella, come dice Vittoria Ottolenghi, c’era “il succo concentrato di una Napoli immensa e secolare. E il suo volto nel momento supremo, quando, ormai morente, si toglie la maschera per darla al figlio maggiore, sembrava esprimere tutta la tristezza del mondo”. Parade, grazie all’abilità di Massine “di penetrare gli arcani dell’imprevisto coreografico”, evita di cadere nella pantomima ed è, secondo Apollinaire, “meravigliosamente seducente, di una verità così lirica, così umana, così allegra che sarà capace di illuminare, se ne vale la pena, lo spaventoso sole nero della Melancholia di Dürer”. In questa semplice e realistica parata di artisti di strada Picasso fu notevolmente influenzato dall’esotismo dei Ballets Russes e dall’ inventiva dei futuristi romani. Gli spettatori non possono che essere affascinati dal Cinese da music-hall, dagli acrobati e dalla giovane Ragazza americana che imita l’andatura strascicata di Charlie Chaplin. Il cappello a tre punte, detto anche Il Tricorno, fu almeno all’inizio secondo Massine “un tentativo di introdurre le danze folcloristiche spagnole nel balletto classico”. Venne creato utilizzando una musica che Manuel de Falla aveva in origine composto per una pantomima intitolata El Corregidor y la Molinera, tratta da un racconto di Pedro de Alarcόn: la burla di una bella mugnaia Andalusa ai danni di un maturo e focoso corteggiatore, governatore della provincia. Per i modelli Picasso questa volta non creò nulla di cubista, ma s’ispirò alle opere giovanili di Francisco Goya ed al folklore spagnolo, suggerendo l’allegria e la tristezza, caratteristiche dell’Andalusia, tramite colori vivi in opposizione al nero e l’utilizzo di righe ed audaci arabeschi, ed osando combinare realismo figurativo e geometriche asciuttezze. Il balletto fu una vera rivelazione e riuscì ad armonizzare quattro elementi essenziali, ovvero la musica, la danza, la scenografia e la trama. I tre balletti ripercorrono i soggetti tipici di Picasso: la semplificazione cubista e relativo superamento delle stratificazioni emozionali associative, la maschera, i giocolieri del circo, l’atmosfera spagnola e l’uso dei colori a contrasto, tutti elementi essenziali del suo genio creativo.

(articolo di Erika Eramo).