
Il 10 febbraio al teatro Manzoni c’è stato il primo dei due incontri sulla tematica dell’uomo ed il potere, organizzato dall’associazione culturale Paola Bernabei Onlus. Adriano Dell’Asta, professore di lingua e letteratura russa all’università cattolica di Brescia e Milano, ha deliziato il pubblico commentando I tre dialoghi ed il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ëv. L’opera di uno tra i più affascinanti ed eclettici pensatori russi, filosofo, teologo e poeta, definito da Von Balthasar “il più grande artefice di ordine e di organizzazione nella storia del pensiero” insieme a San Tommaso, rappresenta “la giustificazione più profonda e la filosofia del cristianesimo totale dei nuovi tempi”. Solov’ëv boicotta tutte quelle tendenze che aspirano all’instaurazione terrena della verità, tra cui l’armonia universale di Dostoevskij, l’universalismo etico di Tolstoj, il supramoralismo di Fëdorov ed il radicalismo palingenetico dell’ intelligencija rivoluzionaria. Lotta inoltre contro le tre eresie mondane: il settarismo etico e l’eresia domestica che riducono il cristianesimo o alla sola chiave moralistica, o a quella intimistica, e lo spiritismo che confonde il mondo umano con quello divino, il particolare con l’universale, annullando quindi l’unità nella distinzione senza separazione, che è il concetto portante della sua filosofia. Solov’ëv, morto prematuramente a quarantasette anni, è stato un genio precoce (la sua tesi di dottorato la scrive a soli venti anni), oltre che profetico: ha anticipato i due movimenti, del simbolismo russo e dell’attuale ecumenismo ed ha preannunciato i rischi di un bene contraffatto, legato alla venuta dell’Anticristo. Quest’ultimo si presenta sotto le lusinghiere vesti del filantropismo, del pacifismo e dell’ecumenismo, e cerca il consenso di tutte le confessioni cristiane concedendo ad ognuno dei doni: ai cristiani Roma ed il prestigio del papato, agli ortodossi un museo di archeologia ed ai protestanti un istituto per studiare teologia. Le masse lo seguono tranne qualche piccolo gruppetto che, non pago, risponde: “Quel che abbiamo di più caro nel cristianesimo è lo stesso Cristo. Lui stesso e tutto quel che da Lui proviene, poiché sappiamo che in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità (..) Ci hai chiesto cosa puoi fare per noi. Ecco una risposta diretta: qui e ora, confessa dinanzi a noi Gesù Cristo Figlio di Dio, che si è incarnato, è resuscitato e di nuovo verrà”. L’Anticristo infatti rifiuta Cristo, perché non vuole ammetterne l’unicità. E’ questo il pericolo in cui s’incorre, quello per cui il cristianesimo si riduce ad un’ideologia di buoniste, omologanti intenzioni se staccato dalla premessa originaria e fondante: la morte e resurrezione di Cristo. Il Cardinal Biffi su questo punto è stato lapidario: “Se il cristiano, per aprirsi al mondo e dialogare con tutti, stempera il fatto salvifico, preclude la sua connessione personale con Gesù e si ritrova dalla parte dell’Anticristo”. In un mondo fatto di discorsi astratti e soggettivi, il filosofo russo trova la consistenza della realtà nella persona di Cristo, luce della ragione e verità incarnata: “Io sono la via, la verità e la vita; chi crede in me avrà la vita eterna”. Von Balthaser infatti sottolinea che “la mietitura del mondo viene instaurata, ma non dall’umanità, bensì da Cristo in questo senso Solov’ëv si è chinato davanti alla potenza della croce”, il cui simbolo lo segnerà, non sentimentalmente, bensì ontologicamente, per sempre.
(articolo di Erika Eramo).

Elettra Cecilia








