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L'area grigia dei lavoratori atipici

Solo negli ultimi anni il mondo del lavoro flessibile ha goduto delle giuste attenzioni. Cominciano ad emergere le prime ricerche sui territori che vanno ad affiancarsi alla ormai nota ricerca dell'IRES sul lavoro atipico giunta alla quarta edizione. Vediamo cosa significa essere atipici nella provincia di Roma.

Il mercato del lavoro italiano, negli ultimi anni, si è definito sempre di più come un sistema complesso e frastagliato, in cui l’espansione di nuove forme di lavoro flessibili ha prodotto cambiamenti profondi nella struttura e nella definizione stessa di lavoro. Alle posizioni tradizionali di “occupato” e “disoccupato”, dunque, si sono man mano affiancate altre condizioni, con sfumature che disegnano diverse e nuove collocazioni al suo interno.
Esiste una zona, che abbiamo definito “area grigia”, del mercato del lavoro composta da persone che si collocano trasversalmente rispetto al binomio occupato-disoccupato: sono i lavoratori “flessibili” insoddisfatti dell’attuale occupazione; le persone in cerca di occupazione; gli occupati tradizionali alla ricerca di un altro lavoro; coloro che lavorano solo saltuariamente o che cercano lavoro occasionalmente; coloro che ritengono di non poter più trovare lavoro e hanno rinunciato a cercarlo.
Si tratta di un’area che, nella provincia di Roma, è stimata intorno all’8 per cento della popolazione residente e che configura un quadro diversificato di insoddisfazione, se non di disagio sociale.
Una condizione che nel 54,4 per cento dei casi riguarda le donne, più spesso impiegate involontariamente in forme atipiche, e interessa soprattutto persone di età compresa fra i 24 e i 39 anni, toccando fasce di età più mature fra coloro che non hanno più fiducia di poter trovare una collocazione nel mercato del lavoro, che nel 71 per cento dei casi sono donne con più di quarant’anni. Le persone in cerca di occupazione rappresentano il 48,5 per cento del totale, gli occupati alla ricerca di un altro lavoro il 24 per cento, i “marginali” il 21 per cento e gli scoraggiati, infine, il 6,5 per cento.
Il quadro romano, d’altra parte, risulta complessivamente migliore di quello nazionale, visto che qui questo segmento di persone, anche per effetto dell’influenza esercitata dalle regioni del Sud più esposte a questo tipo di problematiche, raggiunge il 10 per cento circa della popolazione residente in Italia, presentando, peraltro, una composizione parzialmente diversa da quella registrata nella provincia di Roma.
Mentre la maggioranza, anche se in percentuale minore e pari al 42,7 per cento, è costituita da persone in cerca di occupazione, il peso dei “marginali” è sensibilmente più alto del dato romano e raccoglie il 26,3 per cento del totale. Più alta anche la percentuale di scoraggiati (pari all’8 per cento) e leggermente inferiore la quota di occupati in cerca di una nuova occupazione (23 per cento del totale).
Le dinamiche osservate suggeriscono una tendenza alla polarizzazione degli atteggiamenti individuali nell’approccio al mercato del lavoro. Sembrano, infatti, assottigliarsi le aree marginali e scoraggiate a fronte di una crescita delle persone in età attiva che non si considerano disponibili a lavorare, dato che suggerisce una modificazione della percezione delle potenzialità del mercato lavorativo. I lavori saltuari vengono sempre più percepiti come vere occupazioni, mentre la sfiducia a trovare lavoro spinge a considerarsi più frequentemente fuori dai canali occupazionali: una dinamica che sollecita la necessità di realizzare misure di tutela del lavoro atipico.

Lavori flessibili e insoddisfazione

Nella provincia di Roma fra il 2002 e il 2003, a fronte di una lieve diminuzione dei lavoratori autonomi, sembra aumentare la quota di lavoratori dipendenti e fra questi si registra un forte aumento di occupati a tempo determinato, che sono cresciuti del 7,3 per cento, con una netta prevalenza di uomini di età fra i 25 e i 39 anni. Sembra diminuire, invece, l’incidenza del lavoro part time, forma di occupazione che risulta costantemente più alta fra le lavoratrici, interessate anch’esse da un sostanzioso aumento di occupazioni temporanee.
Le occupazioni non standard, infatti, riguardano tuttora soprattutto la componente femminile del mercato del lavoro: a Roma le posizioni a termine nel 50,1 per cento dei casi sono occupate da donne, le quali svolgono anche il 73,6 per cento dei lavori part time.
Questi ultimi, del resto, sono la forma di occupazione che consente alle donne di conciliare l’attività lavorativa e le responsabilità familiari, pur al prezzo di retribuzioni molto più basse.
Ma la decisione di accettare occupazioni non standard non sempre è una scelta: fra le motivazioni che gli intervistati segnalano per lavori a tempo determinato o parziale, infatti, predominano quelle di non aver trovato un lavoro a tempo pieno (46,3 per cento) o permanente (43,6 per cento).
In particolare i più insoddisfatti dei lavori a termine sono i lavoratori con più di quarant’anni. Considerando unitamente tutti i lavoratori che esprimono insoddisfazione per le loro attuali occupazioni non standard sembra che gli uomini e le donne siano ugualmente scontenti di occupazioni a termine accettate per necessità (54,5 per cento gli uomini e 45,5 per cento le donne), mentre ben più elevata è la percentuale di donne che preferirebbe un lavoro a tempo pieno all’attuale impiego part time. In generale si può osservare che l’incidenza di coloro che desiderano un orario di lavoro diverso o una situazione lavorativa più stabile è rispettivamente del 3,2 per cento e del 3 per cento sul totale degli occupati in tutta la provincia di Roma. Un dato, questo, sostanzialmente invariato rispetto al 2002 (quando si attestava sul 3,5 per cento e sul 2,8 per cento rispettivamente) e leggermente più elevato del corrispondente valore nazionale.

L’area del non lavoro

All’interno del più ampio segmento di insoddisfazione del mercato del lavoro sono considerate tutte le persone che sono alla ricerca di un’occupazione. Nella provincia di Roma il tasso di disoccupazione nel corso del 2003 si è attestato sull’8 per cento, un valore lievemente inferiore del livello nazionale (8,7 per cento). La maggior parte delle persone che stanno cercando un lavoro sono giovani alla ricerca della prima occupazione (43,4 per cento), seguiti dai disoccupati in senso stretto, coloro cioè che, avendo perso un precedente impiego, sono alla ricerca di un nuovo lavoro. Ma il peso della componente femminile sulle persone in cerca di occupazione risulta molto più significativo di quello maschile (52,9 per cento di donne contro il 47,1 per cento di uomini): una condizione di svantaggio che a Roma rispecchia sostanzialmente la media nazionale (52,5 per cento di donne contro il 47,5 per cento di uomini). Nella provincia di Roma il tasso di disoccupazione femminile raggiunge il 10,4 per cento. Le donne sembrerebbero, dunque, avere una probabilità di trovare un’occupazione ancora inferiore agli uomini: ciò vale sia a parità di età che a parità di livello formativo.

Strategie di uscita dall’area grigia

L’instabilità lavorativa di coloro che si collocano nell’area grigia può determinare situazioni individuali di incertezza e di disagio rilevanti. Se si escludono coloro che scelgono lavori più flessibili per motivi personali e familiari, è evidente che la permanenza in quest’area è socialmente accettabile soltanto se questa condizione è limitata nel tempo e prelude a un pieno inserimento nel mercato del lavoro, mentre darebbe luogo a tensioni sociali e frustrazioni individuali intollerabili in caso contrario. È necessario, quindi, sia a livello locale che nazionale, avviare strategie idonee a favorire l’uscita da simili situazioni. Il tentativo di recuperare queste categorie di possibili lavoratori risulta tanto più vantaggioso in quanto molti di essi hanno conseguito un livello di istruzione medio-alto (nel 53 per cento a Roma, nel 42 per cento circa in Italia) e quindi il loro mancato inserimento nel mondo produttivo rappresenta una perdita secca per l’intero sistema economico e per la società, oltre che per i singoli individui.
Le strategie di intervento devono, ovviamente, tener conto della forte varietà delle posizioni individuali che confluiscono nell’area grigia del mercato del lavoro. Esistono almeno tre aree su cui sembra particolarmente urgente intervenire: le casalinghe “scoraggiate”, che contribuiscono ad abbattere il tasso di attività femminile rispetto alla media europea; le persone costrette al part time da impegni familiari; gli “scoraggiati” e i “marginali” adulti che hanno perso un lavoro e faticano a ricollocarsi sul mercato.

Sintesi della ricerca sul lavoro atipico nella provincia di Roma pubblicata sulla rivista “Capitolium Millennio” numero 4/2004