Questo sito contribuisce alla audience di

Le collaborazioni coordinate e continuative "a progetto"

Il contratto a progetto è stato presentato come un nuovo contratto che avrebbe eliminato l'abuso delle collaborazioni coordinate e continuative. Chiariamo, innanzitutto, di cosa si tratta...

Questa nuova tipologia contrattuale è stata introdotta dalla legge 30 del 2003, che ha operato una radicale riforma del mercato del lavoro.

Cosa si intende per “collaborazione a progetto”?

Così come nella collaborazione coordinata e continuativa, anche nella collaborazione a progetto (Co. Pro.), la differenza con il lavoro autonomo è che il collaboratore agisce in modo prevalentemente personale, in assenza di rischio economico, senza mezzi organizzati d’impresa e in funzione del risultato da raggiungere.

Il decreto legislativo 276 del 2003, applicativo della legge 30/2003, indica anche che il collaboratore a progetto non è un lavoratore dipendente e che perciò non deve essere sottoposto a vincoli di subordinazione.
Il Co. Pro., quindi, per essere tale deve svolgere la sua attività in base al progetto o programma di lavoro assegnatogli dal committente, ma può gestire autonomamente la propria attività. Successivamente, però, la circolare del Ministero del lavoro n. 1 del 2004 ha sancito che l’autonomia del collaboratore a progetto deve necessariamente essere compatibile con le possibili richieste del committente di coordinamento con la propria attività. Di fatto, quindi, l’autonomia del collaboratore nello svolgimento della prestazione lavorativa viene indebolita, e di conseguenza vengono rafforzati i vincoli dell’orario e del coordinamento funzionale all’organizzazione dell’impresa.

A differenza del lavoro dipendente, il committente non deve esercitare sul collaboratore il potere direttivo e il potere disciplinare.

Le norme di riferimento per il contratto a progetto sono: la legge 30 del 2003 e il conseguente decreto legislativo applicativo (articoli da 61 a 69) e l’art. 409 del Titolo III del codice di procedura civile; la legge di riforma previdenziale n. 335/95 con le successive modifiche e, in materia fiscale, il Testo unico delle imposte dirette unitamente alla legge 342/2000 che interviene in materia di assimilazione fiscale al lavoro dipendente.

Cosa s’intende per “riconducibilità a un progetto o programma di lavoro o fasi di esso”?

La principale novità introdotta dalla legge 30/2003, che differenzia le collaborazioni a progetto dagli altri contratti di collaborazione coordinata e continuativa, è che i contratti di collaborazione a progetto devono contenere l’indicazione di uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal datore di lavoro (committente) e in base ai quali saranno stipulati i contratti individuali di lavoro.

Il progetto, il programma di lavoro o fase di esso è determinato dal committente ed è essenziale

Qualora manchi questo riferimento, la legge stabilisce che il giudice può considerare il contratto a progetto lavoro subordinato sin dalla data della loro costituzione.

Cosa s’intende con il termine “coordinata”?

Nello stabilire le modalità di questa prestazione lavorativa, la parola “coordinata” indica la necessità di sincronizzare l’attività del lavoratore al ciclo produttivo del committente.

Il decreto applicativo della legge 30/2003 ha introdotto anche il concetto che il coordinamento con l’organizzazione del lavoro del committente va realizzato in funzione del risultato da raggiungere, ma indipendentemente dal tempo impiegato per l’attività lavorativa.

Teoricamente, quindi, la durata del contratto è definita dal progetto o programma di lavoro o fasi di esso, ma non ci sono limiti di tempo nell’esecuzione della prestazione.

Il decreto attuativo della legge 30/2003, in palese contraddizione, stabilisce contemporaneamente che il lavoratore a progetto gode di autonomia nelle modalità di esecuzione della prestazione ma, all’interno del contratto individuale, è possibile anche prevedere forme temporali di coordinamento per l’esecuzione della prestazione lavorativa.

Questo significa che nel contratto individuale si può legittimamente definire anche un orario preciso della prestazione.

L’autonomia del collaboratore, quindi, come ha stabilito la circolare 1 del 2004, viene fortemente limitata dal fatto che il lavoratore deve obbligatoriamente coordinarsi con l’attività del committente qualora quest ultimo lo richiedesse.

Cosa s’intende con il termine “continuativa”?

Per la giurisprudenza, con la parola “continuativa” si indica una serie di prestazioni lavorative reiterate in misura apprezzabile nel tempo, frutto di un accordo tra le parti.

Nel Co. Pro. l’accordo fra le parti, per essere valido, deve essere stipulato in forma scritta; senza essa non si instaura un contratto a progetto.

La mancanza del contratto scritto, quindi, può essere utilizzata come prova dell’esistenza di un rapporto di lavoro diverso da quello a progetto.
Il contratto individuale della collaborazione a progetto deve contenere:

1) La durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro.

2) L’indicazione del progetto o programma di lavoro o fasi di esso.

3) La legge non sancisce l’obbligo di allegare la copia del progetto o programma di lavoro ma, al contrario, indica di inserire nel contratto individuale solo il “contenuto caratterizzante” del progetto, programma di lavoro o fasi di esso.

4) Il compenso e i criteri per la sua determinazione, nonché i tempi, le modalità di pagamento e la disciplina dei rimborsi spese. La circolare del Ministero del Lavoro n. 1 del 2004, aggravando le già deboli condizioni economiche dei collaboratori, ha stabilito che i nella definizione dei compensi di questi lavoratori, non possono essere prese a riferimento le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, ma è necessario fare riferimento alle tariffe dei lavoratori autonomi. Questo di fatto significa che la definizione dei compensi è stata consegnata alla discrezionalità dei committenti.

5) Le forme di coordinamento con il committente sull’esecuzione, anche temporale, della prestazione lavorativa.

6)Le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore.