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La tutela della maternità per lavoratrici a progetto

Poche donne lo sanno ma anche le "lap", che non sono le ballerine di lap-dance, ma le "Lavoratrici A Progetto" hanno diritto all'indennità di materinità ma non è facile..

Il periodo indennizzabile
Le collaboratrici iscritte al fondo Inps gestione separata (in seguito alla
legge n. 388/2000) hanno una tutela della maternità regolata nelle stesse
forme e modalità previste per le lavoratrici dipendenti. Questa tutela
spetta anche alle associate in partecipazione iscritte al fondo.
Il diritto all’indennità di maternità compete complessivamente per 5 mesi e
tale limite vale anche in caso di parto prematuro.
L’interruzione della gravidanza che si verifica dopo il 180 giorno dall’
inizio della gestazione, è considerata parto a tutti gli effetti. Lo stesso
vale nella malaugurata ipotesi in cui il bambino nasca morto o muoia dopo un
breve lasso di tempo.
L’Inps per le collaboratrici non eroga l’assegno di aborto.

I requisiti contributivi per maturare il diritto all’indennità di maternità
Hanno diritto all’indennità di maternità le iscritte alla gestione separata
sia per collaborazione coordinata e continuativa e a progetto, sia per
attività libero- professionale, purché i soggetti non siano iscritti ad
altri albi o casse previdenziali a condizione che:

a.. non abbiano altre forme di copertura previdenziale obbligatoria;
b.. non siano titolari di pensione diretta o di reversibilità;
c.. risultino attribuite almeno 3 mensilità di contribuzione nei 12 mesi
precedenti i 2 mesi anteriori alla data del parto.
Se quando inizia il periodo indennizzabile (due mesi prima del parto) la
collaboratrice non è più iscritta alla gestione separata, ma ha maturato in
precedenza almeno 3 mensilità di contribuzione, ha ugualmente diritto all’
indennità di maternità (a meno che non abbia diritto a una maggiore
indennità derivante da attività lavorativa subordinata o autonoma).

L’indennità di paternità
Il padre lavoratore iscritto alla gestione separata, in possesso dei
requisiti contributivi descritti, ha diritto a un’indennità, solo per i 3
mesi successivi alla data effettiva del parto o per il periodo residuo che
sarebbe spettato alla lavoratrice madre, nel caso in cui si verifichino le
seguenti circostanze: morte o grave infermità della madre; abbandono del
neonato; affidamento esclusivo al padre.
L’indennità di paternità è riconosciuta anche al padre adottivo o
affidatario (vedi paragrafo “Le adozioni e l’indennità di maternità”).

Come si calcola l’indennità
L’indennità di maternità o di paternità è calcolata per ogni giornata del
periodo indennizzabile: 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto.
L’indennità è pari all’80% della retribuzione media giornaliera percepita
dalla collaboratrice nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo
indennizzabile (2 mesi prima della nascita del bambino).
Per le attività di collaborazione il reddito di riferimento è quello
risultante dai versamenti contributivi, mentre per le attività
libero-professionali il reddito di riferimento è quello risultante dalla
denuncia dei redditi.
Nel caso in cui si abbia un’anzianità contributiva inferiore a 12 mesi, si
ha ugualmente diritto all’indennità di maternità o di paternità che, però,
sarà determinata in riferimento al reddito del solo periodo compreso tra il
mese di iscrizione alla gestione separata e l’inizio del periodo
indennizzabile.

Casi particolari
In seguito alla circolare Inps n. 93/2003, sono stati individuati alcuni
casi particolari che richiedono diverse modalità di calcolo per l’indennità
di maternità:

1.. anzianità assicurativa inferiore a 12 mesi;
2.. iscrizione alla gestione separata antecedente alla percezione del
reddito;
3.. riscossione di emolumenti arretrati, percepiti nell’anno in cui ricade
in tutto o in parte il periodo di riferimento (ossia i 12 mesi che precedono
i 2 mesi anteriori al parto);
4.. cambiamento di attività lavorativa (passaggio da attività
libero-professionale ad attività di collaborazione, o viceversa);
5.. anzianità assicurativa pari o superiore a 12 mesi, qualora l’
iscrizione alla gestione separata avvenga nello stesso anno in cui inizia il
periodo di riferimento (i 12 mesi che precedono i 2 mesi anteriori al parto)
ed è successiva al mese di gennaio.
In queste particolari circostanze il calcolo per determinare l’indennità di
maternità è molto complesso. Per avere certezza di quanto spetti è bene
quindi rivolgersi alle sedi territoriali del patronato Inca-Cgil della
propria città o a quelle di NIdiL (gli indirizzi sono disponibili sui siti
www.inca.it e www.nidil.cgil.it).

Le adozioni e l’indennità di maternità
L’Inps eroga l’indennità di maternità agli iscritti alla gestione separata
anche in caso di adozione o affidamento, in alternativa fra i genitori.
Tale indennità spetta per i 3 mesi successivi all’ingresso del bambino nella
famiglia adottante o affidataria, se il bimbo non ha superato i 6 anni di
età.
Per ricevere l’indennità è necessario aver versato almeno 3 mensilità
contributive nei 12 mesi precedenti la data di ingresso del bambino nella
famiglia.
In caso di adozione o affidamento pre-adottivo internazionale, l’indennità
viene riconosciuta per i 3 mesi successivi all’ingresso in famiglia
qualsiasi sia l’età del bambino fino ai 18 anni.

Le modalità e i termini per la domanda
Per poter usufruire dell’indennità di maternità o di paternità la domanda
deve essere presentata alla sede Inps competente, entro un anno dalla fine
del periodo indennizzabile.
Ricordiamo che le lavoratrici parasubordinate possono usufruire dell’
integrazione con l’assegno di maternità a carico dello Stato, qualora l’
indennità di maternità risulti inferiore per l’anno 2004 a 1.713,55 Euro e
per l’anno 2005 a 1.747,82 Euro.
Tale integrazione spetta, però, a condizione che le collaboratrici possano
far valere 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dal 18° al 9° mese
antecedente il parto (art. 75 dlgs. 151/01).

ATTENZIONE: Per le collaboratrici coordinate e continuative, nonostante la
legge 388/2000 preveda la tutela della maternità nelle stesse forme e
modalità previste per le lavoratrici dipendenti, l’Inps ha stabilito che non
sussista l’obbligo di astensione dal lavoro nei 2 mesi precedenti e nei 3
mesi successivi al parto; inoltre, non sono ipotizzabili indennità per
“interdizione anticipata”.
Per le collaboratrici a progetto, il decreto attuativo 276/03 stabilisce la
sospensione dal lavoro, con proroga del contratto, per 180 giorni.

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