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E' polemica sulla priorità allo studio della lingua italiana

Favorevoli e contrari alle "Indicazioni nazionali" di insegnamento della riforma Moratti

Senatore Giuseppe Valditara, responsabile scuola di An
“Lo studio tradizionale della lingua italiana è essenziale. In questo modo si valorizza la nostra tradizione linguistica, e non solo. Ritorna l’ordine mentale e la cultura delle regole. E’ giusto seguire questa nuova strada, ribaltando il principio della precedenza alla creatività linguistica e della libertà espressiva.
L’inquadramento sistematico delle categorie grammaticali e sintattiche è un valore imprescindibile. Del resto, fornire a tutti i ragazzi strumenti linguistici corretti significa dire no alle discriminazioni a scuola, a causa della provenienza sociale.
E’ importante instillare nei bambini forti esempi morali, dando particolare rilievo ad alcune figure evocative di valori, anche se in parte leggendarie. Penso a Cincinnato, ad Attilio Regolo e a Tito Livio.”

Benedetto Vertecchi, pedagogista
“Non si può fare una riforma dei programmi ignorando il quadro culturale del Paese, eppure così sembra che si stia facendo. Apparentemente, infatti, la proposta delineata sembra chiedere più impegno ai ragazzi sul piano dei contenuti. Ma, così come è stata fatta, non produrrà nessun effetto. Anzi rischia di rendere maggiore il disagio e il distacco dei ragazzi svantaggiati rispetto agli altri.
Aumentare l’analisi grammaticale o reintrodurre lo studio del latino non è certo la soluzione a carenze gravissime che sono state riscontrate più volte nella preparazione dei ragazzi in questi ultimi anni. Forse non ci si rende conto che c’è innanzitutto un problema di lessico: la grammatica serve a trattare meglio il proprio vocabolario personale, ma certo non lo aumenta.”