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Allarme chiusura per le Università italiane

I tagli previsti nella Finanziaria fanno dimettere i Rettori

“Con gli ultimi tagli della Finanziaria le università sono ormai al collasso e, se non ci sarà un’inversione di rotta da parte del governo, potranno sopravvivere per non più di due o tre anni. La situazione è ingovernabile. Si rischia il tracollo dell’intero sistema e non è più possibile garantire né stipendi, né servizi essenziali, dal riscaldamento alla luce elettrica”. Così Piero Tosi, presidente della Conferenza dei rettori, lancia l’allarme: sono già settantadue i rettori delle università italiane dimissionari.

Quali prospettive ci sono per il futuro dell’università?
Il Ministro dell’Economia Tremonti annuncia che gli atenei avranno nuovi stanziamenti, ma intanto mancano nelle casse oltre 200 milioni di euro. A far lievitare, le già disastrate finanze delle università italiane, ci sono poi gli aumenti di stipendio, spettanti ai professori in virtù degli scatti Istat, per cui lo Stato non concede finanziamenti aggiuntivi.

La scelta dei rettori di dimettersi trova fondamento nelle parole di Alessandro Bianchi, rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria: “La nostra decisione è stata a lungo meditata”. “Dopo lunghe riunioni e trattative, la linea è stata opposta: la Finanziaria fa agli atenei una detrazione secca, tagliando fondi in uso, fondi che fanno parte della gestione ordinaria”. “Si sta giocando irresponsabilmente con il futuro del Paese”. “Tagliare risorse agli atenei significa penalizzare gli studenti”.