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eccezionale INTERVISTA CON PAOLO NORI

spinoza, bassotuba non c'è, le cose non sono le cose. I tre titoli dei romanzi sinora pubblicati da Paolo Nori, un altro è annunciato per marzo, un quinto per settembre. Paolo Nori acquista consensi, estimatori ogni giorno, con una scrittura graffiante, ironica, che riproduce il parlato, totalmente nuova, divertente. E noi... lo ABBIAMO INTERVISTATO!!!!!!!!

L’occasione si è presentata conoscendo Paolo Nori, in una serata di presentazione del suo ultimo uscito, “Spinoza”, per i tipi di Einaudi, nella collana Stile Libero, la più frizzante, ma sceltissima collana della casa editrice torinese. Nori si rivela divertentissimo nelle letture, risponde alle domande leggendo pezzi dei suoi libri.

Il tempo scorre via, alla fine della serata lo avvicino, parliamo fissiamo l’intervista. Nori è uno degli scrittori più promettenti della nuova generazione, amato da chi lo legge, recensito favorevolmente dalla critica, indicato da alcuni come lo scrittore che esploderà prestissimo come vero e proprio caso letterario. Ho già presentato Nori in alcuni interventi, adesso sentiamo anche la sua voce.
1) Caro Paolo, la prima osservazione che ti farei riguarda il tuo uso del linguaggio, leggendoti, sin dal primo romanzo pubblicato, viene in mente un tipo che scrive parlando a voce alta…

È così. Io cerco di fare quella che chiamano la mimesi del parlato. È una scrittura in prima persona, come un lungo monologo che tutte le sgrammaticature e le scorrettezze del parlato. Si tratta di creare una lingua personale, coerente con il personaggio rappresentato. È un po’ come, semplificando, dare forma narrativa alle storie da bar, dove ogni tanto trovi uno che ci mette tre ore a raccontarti quello che ha fatto la sera prima e ti fa ridere per tre ore e ti tiene inchiodato lì che magari hai anche da fare ma lo farai un’altra volta, e poi alla fine ti accorgi che non t’ha raccontato niente che la sera prima è stata una sera normalissima.
2) Qual è stata (si, lo so che ti fanno questa domanda centinaia di volte) la tua “trafila” per arrivare a pubblicare? E dopo Fernandel quale è stato il modo per “arrivare” ad Einaudi?

Ho mandato dei racconti a varie riviste, tra cui Fernandel. Poi quando ho finito un romanzo l’ho mandato a vari editori, tra cui Fernandel. Me l’han rifiutato tutti, tra cui Fernandel, nel frattempo ne avevo scritto un secondo, che ho mandato a vari editori, tra cui Fernandel che me l’ha preso. Einaudi, mi han cercato loro. Dopo il libro di Fernandel ne è uscito un altro per DeriveApprodi, poi c’è stata una lettura a Ricercare, una manifestazione che si tiene a Reggio Emilia alla fine di maggio, lì è stato letto un mio pezzo e han cominciato a cercarmi gli editori grandi, tra cui Einaudi.
3) Ti piace, ti convince l’etichetta di “scrittore giovane”?

Non mi piace, non mi convince, non è seria, è una semplificazione giornalistica priva di significato.
4) Questa scrittura imperniata sui microavvenimenti, è una scelta per dare maggior risalto alla forma “mi hanno insegnato che se a uno gli dici “oh” oppure “buongiorno” non è mica la stessa cosa”… (cito a memoria, non ho voglia di risfogliare per cercare) oppure è una scelta del micro, una voltasi sarebbe detto “minimalista”

Io credo che si possa fare di tutto, in letteratura, scrivere un romanzo per me significa avere tutta la libertà possibile e immaginabile, e un’opera letteraria può saltar fuori da qualsiasi argomento, le obiezioni di contenuto non hanno, secondo me, senso. Il problema è come si raccontano le cose, non quello che si racconta, e a seconda del come si raccontano le cose, anche ciò che esse (cose) sono, cambia. C’era della gente, al bar dove andavo io, che era così noiosa che anche quando uscivano di prigione non avevano mai niente di interessante da dire. Per quanto riguarda il minimalismo, non è una delle mie passioni.
5) Rapporto con il “pubblico”, come l’umorista inglese?

Ho rapporti con singoli lettori che sono a volte incomprensibile (ti viene da chiederti Ma perché scrivono proprio a me?) a volte divertenti, a volte gratificanti. Mi piace molto andare in giro a leggere le mie cose.
6) Che vuol dire che rileggi un sacco di volte i tuoi romanzi? Quanto cambiano dalla prima scrittura alle bozze licenziate?

Cambiano tanto. I primi tempi era tutto un levare, adesso aggiungo, anche. Comunque, dopo aver trovato il ritmo della frase, che è quello che ti permette di scrivere il romanzo, devi trovare il ritmo del romanzo, della struttura grande. E allora è tutto un rileggere, spostare, correggere, stampare, rileggere. Un po’ così.
7) Learco Ferrari sei tu e non sei tu al tempo stesso, questo è chiaro, ma c’era qualcuno che diceva che scrivendo “correggeva la vita” in meglio o in peggio, il che rimanda ad un’immagine di contorni più netti. Nella tua scrittura si percepisce proprio il contrario, si ha l’impressione di contorni più sfumati, sei d’accordo?

Se qualcuno legge i miei romanzi pensando che siano una specie di diario o di cronaca della mia vita, mi sembra che li legga in un modo sbagliato. Spinoza è certamente un romanzo di contorni sfumati e di nebbie, Bassotuba non c’è per dire è più limpido, Le cose non sono le cose è perfino buio. Dipende dalle volte. Correggere la vita, non sono capace.
8) Cosa fa Paolo Nori tutto il giorno? (apparte i cazzi suoi…)

Scrive, telefona, mangia, fuma, si fa un caffè, dorme, va a fare un giro, paga il gas, la luce, si scorda di pagare l’Iva, legge, ascolta la radio, mangia, va a fare un giro, beve, mangia, scrive, va a fare un giro, si fa un caffè eccetera eccetera. Molto interessante
9) Consiglieresti ad un giovane scrittore di pubblicare per un editore piccolo, o piccolissimo oppure di aspettare la “grande occasione”? E le riviste?

Conviene pubblicare, secondo me. La grande occasione chissà se arriva. Intanto un’occasione piccola è un’occasione. Ma la cosa più importante, per uno scrittore inedito, è avere un romanzo che sta in piedi, o una raccolta di racconti che sta in piedi, qualcosa che sta in piedi. Il resto viene di conseguenza. Le riviste sono un buon banco di prova per verificare a che punto sei.
10) Chi sono i tuoi scrittori preferiti tra gli emergenti e tra i consolidati? I film migliori di quest’anno (secondo te) e i libri migliori.

Tra gli scrittori italiani Malerba e Celati. Tra gli esordienti di questi ultimi anni Daniele Benati, Marco Drago, Roberto Alajmo, Ugo Cornia. Il libro italiano più bello che ho letto quest’anno è Il Verbale, di Marco Berisso. Il film, non vado al cinema, però credo che se avessi visto l’ultimo film di Aki Kaurismaki mi sarebbe piaciuto molto.