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DIARIO di Stefano Gecchele, prima puntata

Stefano mi invia un'opera che, come egli stesso dichiara, risale a circa sedici anni fa. Si tratta di qualcosa di davvero originale, particolare, nel quale le tecniche dei movimenti contemporanei (e mi riferisco agli anni '80) si mischiano a riferimenti classici. A mio parere merita attenzione Il Professor Meteora presenta: IL DIARIO DEI FUGGITIVI (1982) (opera in k-atti) “Sognavamo un bunker in cui rifugiarsi e sparare...la sera prima di addomentarsi ognuno pensava al punto migliore in cui appostarsi e sparare...non a qualcuno in particolare, ma a tutti in generale..” (Il Capo).

Pantarane

Logos sa dei nuovi poteri che Evoluzione gli ha messo a disposizione. Poteri sani, incontaminati, elettrici, come di febbri tropicali.

Biagi, troppo vecchio per far qualcosa, si limito’ ad annunciare che Logos avrebbe davvero tentato la rivolta. Per detronizzare Eros, naturalmente.

Ma Eros e’ invitto e immortale, dispiegato e atroce nel suo dominio.

Logos si va armando sempre meglio e pare che da un paio di minuti abbia sferrato l’attacco. “Non mi sembra una trovata geniale”- borbotto’ fra se’ il senatore Spadolini.

La guerra infuria su di noi e tutti sanno che il favorito e’ Eros.

“L’infame e orrido scontro invero non distruggera’ solo Logos ma anche Antropos, il luogo di battaglia”- sta scritto.

Tutto cio’ quando il numero delle pantarane sara’ tale da costringere Antropos a vivere nello spazio, in citta’ sospese la cui costruzione, si deve riconoscerlo, e’stata resa possibile da Logos.
“Bravo Logos, deborda cosi’”- dichiaro’ alla Rai il professor Ceccato. Nemmeno lui avra’resistito: solo le pantarane sanno come si e’conclusa la vicenda.

Guerra totale interzone

Dormire fuori dai confini

perche’ i confini sono occupati.

Occupati.

Il silenzio di fronte al rombo.

Inseguitori

Sono un numero enorme. Quando dissimulavo li ho conosciuti e stimati, ma sfuggono essendo cosi’ omologhi. Cosi’ omologhi e deformi in quelle orride tuniche bianche…Oggi ci e’ sembrato di averli scorti dietro il monte Tabor, avanzati come venti impazziti di terrore.

Vogliono noi, il nostro sangue, i nostri cervelli macinati: vogliono annientarci per niente, per le nostre idee fasulle.
E’ tarda notte, ma si odono ancora i loro brandi disboscare lontano. Con violenza, rabbia precisione. Per tutti i secoli dei secoli.

Confessioni moleste di un gruppo

di giovani cellule del sottobosco politico

Il nostro fine e’ il disturbo, la nostra fine sara’ il
disturbo.

Per ora adoriamo gli agenti patogeni, un urlo alle tre di notte,

un petardo in cattedrale. Vorremmo correre nella regione dei terremoti,
dipendere da una faglia, dal parere di un esperto… Salvare una vita,
seppellire un morto, cosi’, in continuazione… Solo noi e il terremoto,
senza mezze misure, con precisione nei calcoli e fedelta’ ai dettami…

E poi fuggire, tutti insieme…

… la fuga collettiva e cristiana.

Il silenzio di fronte al rombo,

gli occhi in tutte le direzioni,

il piu’ grande esercito difensivo

della galassia.