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DIARIO di Stefano Gecchele, seconda puntata

La seconda puntata del Diario, l'affascinante poemetto di Stefano Gecchele: Esiste per forza nella scienza di Dio, un punto nero, una macchia, qualcosa che si e’ ingiallito, guastato, inceppato.


The only mistake

Esiste per forza nella scienza di Dio,

un punto nero, una macchia,

qualcosa che si e’ ingiallito,

guastato, inceppato.

E’ un nulla impercettibile,

il peccato del mondo,

il demone dei demoni.

E la vendetta si posera’ su di lui,

imputridito e stanco,

il piu’ tardi possibile

quando neppure il Cristo

ricordera’ il suo nome.

IL CAPO


Piacere schianto

Io stesso sono l’abisso che ho sempre invocato:

il mio cuore non mi lascia un alito di vento.

Un’essenza mi ha invaso,

invaso necessariamente.

Qualcosa e’ mutato in me; di certo

io sono l’abisso che ho sempre invocato.

Necessita ed arte:

questi i poli - avevo ipotizzato.

Sostanza e’ invece dinamite,

sostanza e’ in fondo polvere da sparo,

sostanza e’ lo schianto,

rincorso per secoli

scovato in un attimo.

IL CAPO


Il primigenio

Rintocchi di campane

per scaricare la rogna

dei fedeli che pregano

assiepati fra i banchi.

I servi di Dio che piangono

e rifiutano la Comunione,

i chierici distruggono

le effigi divine…

In un attimo solo,

i secoli bui,

il medioevo, la rogna,

tornano, racchiusi in me,

splendenti in me.


IL CAPO

Tetrazine

Io fui

la nitroglicerina espansa,

l’analita’,

il dolore.

Troppe cose,

la tua stanza

adesso

e’ un obitorio.

I funerali del Capo

Da un cammino cosi’ lento

nessuno si aspettava niente

se non un piccolo saluto

da parte della gente

che li vedeva passare.

Qualcuno disse

che portavano la sfortuna

e la gente fuggi’.

Continuarono nel loro cammino

come se niente fosse.


(Appunti di una scheggia impazzita)

Io Arthur Kingley so parlare all’incirca una ventina di lingue.
Non sono molte ma quelle che dico di conoscere le conosco davvero perche’ sopratutto io non sono un falso modesto. Sono estremamente obiettivo e devo riconoscere di essere un genio. Questo, contrariamente a quanto e’ comunemente ritenuto, non devono stabilirlo gli altri perche’, non essendolo per lo piu’, non distinguono al meglio. Al piu’ qualche mio collega potrebbe realizzare ma, non so dire perche’, cio’ avrebbe valore zero.

[…] Sicuro: e’ lo zero spaccato la vera minaccia dei secoli, non la guerra termonucleare. Comunque cari colleghi tutti, abbiamo perso. Fino dalle eta’ piu’ trascurabili attorno a noi si sono dipanati i panegirici piu’ complicati. La nostra mente accolse ed elaboro’, ma di certo qualcosa non tornava: sempre ci si celava il perche’ delle cose.

E chiesi al padre: “Perche’ mi si celano i segreti delle cose?”. Non essere passivo, Arthur- rispose il padre- “e’ ovvio che non li conoscono nemmeno loro: per questo farfugliano”. “Perche’ non ammettere la loro ignoranza?”- replicai. “Non lo so”- concluse il genitore, non per troncare il dialogo, ma perche’ proprio non lo sapeva.

[…] Quali erano i punti su cui mi ero inceppato? Non comprendevo prima di tutto chi ci avesse messo in fuga, dove questa dirigesse, e perche’, sopratutto, questa dovesse continuare: insomma, le solite banalita’. Certo non ero il solo ma gli altri dopo un po’ asserivano. “E di asserzione in asserzione si costruiscono le ziqqurat”- dice un nostro proverbio.

[…] Ora tutti pensano a Colui a cui tutto e’ dovuto. Anche i nostri santi ripugnanti. E su di loro non dico altro; c’e’ il taglio della lingua per chi dice altro. Allora tanto vale proseguire… Il pericolo e’ la nausea, ma meglio la nausea che l’afasia. E fuggire, devo fuggire. Non c’e’ cosa migliore che stare a casa quando a casa c’e’ una donna. Ma ormai sono in fuga, e da una ventina di anni, gia’. Ogni tanto ci si solleva, ma e’ per finta. Non si puo’ concepire l’asetticismo dichiarato. Magari poi va a finire che si crea un movimento abnorme. E, a me, l’ho gia’ detto, viene il mal di testa quando ci si agita troppo.


Se lo sai rispondi

La sua ragazza, grinzosa come la pelle

dei giganti arrotolati, non lo capiva.

Al piu’, lo amava. Percio’ lui, grande

talento degli spazi ristretti, non le

parlava: piuttosto, le sorrideva. Era

dotato di un ingente- incredibile a dirsi-

senso dell’humor.

Sovente, affinche’ tutti capissero di

che pasta era fatto, mentiva. Ma sua

madre, un antico clavicembalo cromato,

non gli credeva. Aveva infatti una

spiccata- se lo sai rispondi- intelligenza
musicale.

L’uomo senza controllo

Il fragore delle grida lanciate per strada disturbava i pensieri dell’uomo senza controllo. Non era in pace quella sera, ne’ lo fu mai per tutta la sua permanenza terrena. Il clima attorno a lui era di festa: si celebrava la vita e il suo fulgore.

Parti’ una pallina da tennis, batte’ contro il muro e ricadde precisa nella sua mano (la botta, il rimbalzo, la presa).
“Quando la finiranno questi?”, penso’ senza falso moralismo l’uomo senza controllo (un momento di smarrimento e poi due parole che non avevano assolutamente senso: “in fondo…”).

Lancio’ ancora la palla ma non la riprese: capi’che era l’attimo- di nuovo un grido, un inno al sole e alla fertilita’- l’attimo nero di sempre.

Gli tremarono le meningi, senti’ diluirsi il canto dei padri, comparvero le note di una melodia (“blu, sulla riva dei colli ancora tremare una viola…”).

Parole dolci, soavi, cadenzate… Ancora un tracollo, venti che spazzano la mente, perturbano la vista, accentrano il pensiero- un unico pendio.

“Ho peccato in parole, opere ed omissioni, per mia colpa, mia gravissima colpa…”.
Un rumore netto, chiaro, tagliente, il vertice della sua coscienza.

Da quel momento niente sarebbe importato:le grida, le feste, i rituali.

Si mise’ in poltrona e si taglio’ ai polsi. L’analisi di se’ procedeva…

Il Commento

“Chi piu’ del suicida ama la vita? Chi puo’ egualmente vantare un amore cosi’ alto, cosi’ spassionato, cosi’ puro?
E’questo il nodo della questione, per semopre, taciuto, rimosso, oscurato…

Il suicida mostra cosi’il suo volto autentico: grande viveur che niente, neanche la vita stessa puo’contenere (capire, ascoltare)…
Chi puo’ placare la sua sete, il suo fuoco ? Una donna, un lavoro, un ideale?… Egli e’ incontentabile…
Apprezza e gode dei piaceri della vita, ma la sua inquietudine e’ irreversibile… Il suo vitalismo non e’ sul mercato, il suo’ e’ un rubino che nessuno puo’ cambiare.

Ecco il giorno della sua morte: il suo tesoro e’ inutile,
la sua ricchezza e’ immaginaria, il suo forziere ridicolo.”

(Egli e’ solo).

Preghiera

Laudato sii, o nostro Signore,

per le droghe che ci donasti

sintetiche, naturali

segni ovunque di una

tua concreta presenza.

Salvatore della terra,

luce che rischiara le tenebre,

le mie droghe preferite restano

i semi dello Spirito Santo.

Il CAPO

Firenze, gennaio 1982