Questo sito contribuisce alla audience di

INTERVISTA A MARCO DRAGO

MARCO DRAGO, che già conoscete dalle recensioni ai suoi libri, è stato da me presentato, in una serata aretina, al Circolo Aurora. Una persona molto simpatica, alla mano, tranquillo, si direbbe in gergo, oltre che scrittore fondatore della rivista Il Maltese, l'ho intervistato, per voi...

1)Chi è Marco Drago quando non scrive?

Come va intesa questa domanda? Come sono nella vita? Perché la risposta sarebbe: “Quando MD non scrive, lavora per la radio e cioè scrive”. Quando non scrivo per me, né per il Maltese né per la radio, faccio le solite cose: dormo, leggo, vado al cinema.

2)Ci parli un po’ del Maltese, di come è nato, di che cosa fa, del sito?

È nato da così tanti anni che non vale la pena raccontarne la storia, diciamo che cosa fa adesso. Adesso il Maltese fa uscire tre “libri” di narrativa all’anno, di 100 pagine l’uno, quasi monografici e cioè con un titolo che poi sarebbe il tema ricorrente dei racconti presenti. Gli ultimi tre temi sono stati I Fantasmi, Le invettive e Racconti tristi e racconti allegri, il prossimo che esce a Gennaio è Azione!. Invitiamo i lettori a mandarci i loro contributi con largo anticipo con annunci dal sito o con mailing oceanici e intanto noi otto della redazione ci diamo sotto e scriviamo noi otto cose così il numero è già mezzo pronto e di sicuro i racconti ci piacciono (tra di noi ci piacciamo molto). Di solito arrivano circa 50 autori da leggere, certi con due o tre racconti, certi con testi lunghi. Ne salviamo una decina e da quella decina traiamo i cinque o sei che entrano nel numero. Alla fine abbiamo un “libro” con autori inediti e autori editi tutti insieme, tutti più o meno sullo stesso argomento e viene fuori una roba che si legge bene. Oltretutto abbiamo una veste grafica molto bella, importante quanto i contenuti. Ci terrei a citare i maltesiani uno per uno: Sergio Varbella scrive racconti ma si occupa anche della parte grafica, insieme a Sergio Ponchione, illustratore talentuoso e fumettista di professione (disegna Jonathan Steele). Ernesto Aloia e Matteo Galiazzo sono gli scrematori e il resto della truppa e cioè Gianrico Bezzato, Roberto Rivetti, Alessandro Gatti ed io si occupa di scrivere racconti, intervistare scrittori, mantenere i rapporti con i lettori. Matteo Galiazzo è anche il webmaster di www.maltesenarrazioni.it, il sito che ospita gli arretrati del Maltese, le interviste, un forum e tante altre cose.

3)Il tuo ultimo e il tuo prossimo libro…

L’ultimo libro s’intitola Domenica sera ed è uscito nel 2001 per Feltrinelli. Il prossimo è quasi finito, è un romanzo che si chiama Zolle. Per ora è una storia leggera, mi piace così, Domenica sera era così pesante…

4)La malinconia, il pessimismo e Marco Drago scrittore

Appunto. Io mi reputo uno scrittore comico, non è possibile che alla fine si pensi di me che sono cupo: spero che Zolle, anche se è pieno di incesto, solitudine e ninfomania, possa far capire che a me piace anche la bright side of life.


5)Gli scarti dalla realtà di L’amico del pazzo

I racconti di L’amico del pazzo erano proprio strani: liberi, senza progetto… adesso mi riesce più difficile scrivere così. Predico bene e razzolo male: io dico sempre di scrivere come si vuole, in prima o in terza persona, al passato remoto o al presente, va tutto bene, però poi ho scritto Domenica sera costringendomi a una terza persona al presente che è la cosa meno efficace che c’è per essere avvincenti. Ma l’ho fatto apposta, mi sono messo alla prova, ho voluto vedere se potevo scrivere di cose d’oggi usando un narratore onnisciente come nell’ottocento. In L’amico del pazzo ho messo davvero di tutto, riuscendo a essere libero sulle trame, tutti mi dicevano che c’erano un sacco di idee in ogni racconto e a me era sembrato di non essermi poi sforzato granché in fantasia, insomma io il mondo lo vedevo così. Cronache da chissà dove, il mio secondo libro, era molto più minimalista, ma aveva lo stesso momenti di lirismo e di visione allucinatoria pura, ma anche lì era tutto onesto, tutto mi succedeva davvero, dentro. In Domenica sera ho ragionato così: mi viene bene quel tipo di racconto, di narrazione. Bene, proviamo a tenere a freno la visionarietà e concentriamoci sulla realtà rasoterra.

6)Oggi la letteratura italiana…

Va bene, a volte dico che va male, adesso dico che va bene. Moresco, Scarpa, Voltolini, Pardini, Nesi, Mozzi, Nove, Ammaniti, De Silva, Galiazzo, Bosonetto, Nori, Genna, mi piacciono tutti, credo che i loro siano libri belli come quelli stranieri.

7)Regalare un libro per Natale? Quale?

Regalare dieci libri per Natale, se no andiamo in fallimento! A Natale regalerei i racconti di Truman Capote (Garzanti), Preston Falls di David Gates (Feltrinelli) e Io, Orson Welles, di Peter Bogdanovich (Baldini & Castoldi). Ma soprattutto Truman Capote. Non so perché, forse perché l’avevo letto un Natale di tanti anni fa. Sono racconti davvero straordinari ed è strano che la critica di divulgazione non parli mai di Truman Capote. Urge tappare questo buco!


8)Identità e narrazione…

Eeeeh? Me la riformuli?


9)La narrazione costruisce senso? In che senso?

Chissà cosa vuol dire ‘sta domanda… la narrazione costruisce senso? Ma per forza! Se no cosa fa? Sta lì come una monade sospesa nel nulla di una copertina e di una quarta?