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Il commissario Bordelli: di Marco Vichi

Il secondo romanzo dedicato al Commissario Bordelli di Marco Vichi Spense la luce e rimase ancora un po' seduto in ufficio, a guardare il cielo che lentamente si colorava di rosso, e finalmente fumò la sigaretta che aveva biascicato per mezz'ora. Scrive Carlo Lucarelli di questo romanzo: C'è un nuovo sceriffo in città. Il commissario Bordelli, con la sua sanguigna umanità tutta italiana e tutta toscana, si inserisce oggi nella grande tradizione dei De Vincenzi e dei Duca Lamberti: poliziotti complessi e tormentati che raccontano un'Italia ingenua e cattiva che ancora non sapeva di essere così noir.

Firenze, estate del 1963.

Il commissario Bordelli entrò nel suo ufficio alle otto di mattina, dopo una notte quasi insonne, passata a rigirarsi tra i lenzuoli fradici di sudore. Erano gli ultimi di luglio, giornate afose, senza un filo di vento. Di notte l’aria era ancora più umida e malsana. Ma almeno la città era deserta, le macchine rarissime, il silenzio quasi totale. Le spiagge invece erano rumorose, piene di gente spellata. Ogni ombrellone la sua radiolina, ogni bambino il suo secchiello. Prima ancora di sedersi Bordelli vide sulla scrivania un foglio battuto a macchina, storse il collo per capire cosa fosse. Notò che era scritto con grande precisione, pulito, ordinato, le righe ben allineate, nessuna cancellatura. Si stupì quando vide che era un verbale. In questura nessuno che lui conoscesse era capace di fare un lavoro di quel genere. Stava cominciando a leggere quando bussarono alla porta. Si affacciò il capo tondo di Mugnai.

“La vuole il dottor Inzipone, commissario” disse.

“Occazzo…” fece Bordelli, smaniando. Il dottor Inzipone era il questore. Lo faceva chiamare nei momenti più sbagliati. Meno male che stava per andare in vacanza anche lui. Il commissario si alzò dalla sedia con un rantolo e andò a bussare all’ufficio del questore. Inzipone lo accolse con uno sorriso strano

La città è deserta per le vacanze e assediata dal caldo e dalle zanzare. Il commissario Bordelli passa la notte a rigirarsi nelle lenzuola, dopo giornate di banale routine estiva sbrigata da quei pochi rimasti, come il poliziotto Mugnais e il nuovo arrivato, Piras (che meraviglia il commissario per un verbale ben scritto, come si evince da quanto scritto sopra), destinato poi ad avere un evoluzione ed un ruolo nelle successive opere di Vichi che hanno ancora per protagonista il commissario (memorabile la sua indagine parallela a quella di Bordelli, in Il nuovo venuto, indagine che viene condotta dalla Sardegna (regione di origine di Piras, come dice il cognome), in occasione di una convalescenza dello stesso Piras, in telefonica collaborazione con lo stesso commissario.

In questa desolazione estiva arriva, inaspettata, una telefonata. IN questa telefonata Bordelli riceve l’annuncio di una morte misteriosa: infatti una ricca signora viene trovata morta, accanto al letto un bicchiere con le gocce per l’asma e sul comodino il flacone perfettamente chiuso. Ma è difficile pensare a un attacco improvviso della malattia, come spiega l’anatomopatologo. Bordelli indaga sui singolari personaggi che frequentavano la villa della donna, tutti dotati di un alibi di ferro, ma c’è qualcosa che non lo convince…