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Perché si vive più o meno? Teoria rivoluzionaria

Sir Michael Marmot, professore inglese di epidemiologia e salute pubblica all'University College di Londra, nel libro Status Syndrome, asserisce che il proprio ruolo nella società e la coesione sociale complessiva di una nazione sono i veri fattori che influenzano la durata della vita, molto più di salute, igiene, benessere e disponibilità finanziaria, che contano, sì, ma non sono fondamentali..

Secondo Marmot, che studia questi problemi da quarant’anni, il fatto che un giapponese viva mediamente tre anni e mezzo più di un italiano non può essere spiegato solo con una dieta migliore o per una maggiore spesa sanitaria. I soldi sono importanti, ma non significano automaticamente più salute, afferma il professore. Ciò che è determinante è il ruolo svolto nella società in cui si vive: in pratica chi si trova al vertice della piramide vive più a lungo di chi sta sotto.

RUOLO SOCIALE - Marmot cita alcuni dati: chi ha un master vive più a lungo di chi ha una laurea, e un laureato vive di più di chi ha lasciato la scuola molto presto. Gli attori premiati con un Oscar «durano» più a lungo di chi ha ottenuto solo una «nomination».

Finora invece la maggiore durata di vita veniva spiegata solo con i differenti stili di vita (dieta, fumo, e via dicendo) oppure con
fattori genetici. Tutto importante, per Marmot, ma non decisivo: è la posizione nella scala gerarchica che conta. E la nostra posizione è influenzata da due fattori: quanto riusciamo a controllare le nostre vite e il nostro ruolo nella società.

Secondo lo studioso più viene data alla gente la possibilità di influenzare la propria vita e di una giusta dimensione all’interno della società, maggiore sarà la salute di un individuo e, in ultima analisi, la sua aspettativa di vita.

SUGGERIMENTI - Quindi Marmot suggerisce ai governi di fare di più per assicurare ai tutti i bambini una buona istruzione, di incrementare il senso controllo sulle proprie vite dei lavoratori, di non gettare gli anziani «nella spazzatura», e di dare spazio alle comunità locali per far crescere «il senso di appartenenza» dei cittadini. Ed è questa «coesione sociale», particolarmente sviluppata in Giappone, a determinare secondo Marmot la maggiore durata della vita dei giapponesi.