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L'oscura immensità della morte di Massimo Carlotto

In questi giorni mi è di nuovo capitato, per un caso, questo romanzo tra le mani e mi sono ritrovato a rileggerlo, per questo ve lo propongo per una lettura sotto l'ombrellone

Come invito alla lettura del romanzo di Massimo Carlotto propongo la lettura della prima pagina:

1989 – una città del Nordest.

L’imputato aveva il labbro spaccato, gli occhi pesti, il naso rotto e gonfio con due tamponi emostatici che spuntavano dalle narici e lo costringevano a respirare con la bocca. I due agenti della polizia penitenziaria che lo sorreggevano dovettero aiutarlo a sedersi. Era conciato male.

Il giudice, seccato, guardò l’avvocato per cercare di capire se avrebbe tentato di rinviare l’interrogatorio. L’altro lo rassicurò alzando le spalle. Il suo cliente aveva ben altri problemi a cui pensare.

Il giudice, sollevato, dettò al cancelliere le generalità dei presenti e chiese all’imputato se intendeva sottoporsi all’interrogatorio.

Raffaello Beggiato si voltò verso il difensore che lo incoraggiò con un plateale cenno della mano. «Sì» rispose a fatica. La bocca gli faceva male, i pugni degli sbirri gli avevano fatto saltare qualche dente e si era morso la lingua quando gli avevano strizzato i testicoli. Ma nemmeno lui aveva voglia di lamentarsi. Le percosse facevano parte del trattamento riservato agli arrestati in flagranza. L’intensità variava a seconda del reato. E il suo era di quelli che autorizzavano chiunque indossasse una divisa a rompergli il muso. Mentre era in questura, nella stanza dove lo avevano ammanettato a una sedia, erano entrati anche sbirri di altri reparti per il solo gusto di tirargli un cazzotto o sputargli in faccia.