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Per una sinistra reazionaria, GUANDA

Bruno Arpaia affronta in questo libro il dilemma del "fare un uso rivoluzionario della tradizione". Il libro di Arpaia, cominciando dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, era il 26 gennaio del 1994 (sì! sono già passati tredici anni) giunge sino alla conclusione del 2006, sconfessando e irridendo mitologie introiettate dalla sinistra odierna.

Democrazia, individualismo, diritti, comunità… questi ed altri termini ormai triti e ritriti, che paiono ripetere se stessi all’infinito diventano il bersaglio della provocazione di Arpaia.

La vertigine della velocità, dice Arpaia, ci costringe ad accettare o rifiutare in blocco…, allora accettiamo tutto in nome di un progresso che diventa soltanto la ripetizione di se stesso, o forse la caricatura.

Forse proprio nel tempo del racconto, carico anche di una sua imperiosa ritualità, che è possibile riprovare a fare i conti con ciò che è stato dell’esperienza, con ciò che ne è rimasto. Quale diventa dunque l’identità di una sinistra che si vuole presentare come nuova in quanto sinistra liberista (novità relativa, come ci ricorda l’autore… nuova come Adam Smith).

Ma perché proprio il racconto? …per scrivere o raccontare storie, il passato è fondamentale, perché ha a che fare con la memoria e l’esperienza. Ma ancora più importante è il futuro: senza futuro non si scrivono storie, il futuro è il punto di partenza delle storie. Nel racconto, insomma, presente, passato e futuro coabitano. La nostra stessa vita acquista un senso solo se ce la possiamo raccontare, ordinare nel caos di un racconto. Per questo raccontare è tanto importante. Per questo storia collettiva e minuscole storie, individuali, sono così legate.