La leggenda delle “putte di Vivaldi” è senz’altro uno degli aspetti più suggestivi e affascinanti della storia del grande compositore e della Venezia barocca, mercantile e opulenta. Chi fossero realmente queste giovani fanciulle è un mistero, si trattava per lo più di trovatelle esposte, abbandonate dalla famiglia e accolte nei cosiddetti “Ospedali”, istituti nei quali le piccole venivano allevate ed educate. Alcune di loro, quelle dotate di maggior talento, venivano istruite all’arte canora e musicale, entrando a far parte dell’organico degli istituti che richiamava pubblico e benefattori per il sostentamento degli orfanotrofi. L’eccezionale maestria delle giovani strumentiste e coriste - che suonavano sospese ad alcuni metri di altezza, nascoste da grate che non permettevano a nessuno di conoscerne i volti - attraeva ascoltatori da tutta Europa.
Uno degli istituti più famosi della “Serenissima” era l’Ospedale della Pietà, reso celebre perché Vivaldi vi operò come insegnante e compositore, dirigendo le sue allieve. Molti dei noti concerti e delle musiche sacre del maestro furono scritte proprio per le figlie del coro della Pietà.
Il fascino leggendario delle musiciste di Vivaldi è proprio la fonte d’ispirazione di Stabat Mater, l’ultimo libro di Tiziano Scarpa vincitore dell’edizione 2009 del Premio Strega. Lo scrittore - grande appassionato di Vivaldi - ha scelto di “fantasticare a partire da una suggestione storica” mettendo in scena la confessione sincera e commossa di Cecilia, violinista di talento della Pietà, che scrive il proprio dolore e le proprie emozioni alla madre mai conosciuta. Finché l’incontro con Antonio Vivaldi non la spingerà, con un gesto ribelle e disperato, a cambiare vita.
Tiziano Scarpa
Stabat Mater
Einaudi 2009
Euro 17,00
pp. 144

Marta Mazzolari








