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Il feudo barcollante di Longone

Dai quaderni del 1928 alla Cognizione del dolore. L’odiata villa in Brianza di Carlo Emilio Gadda.

Carlo Emilio Gadda, 1921

“Il pensiero di Longone è sempre motivo di grande irritazione e di profondo scoraggiamento per me, è come la pietra di una tomba posta sulla nostra vita, sui nostri sacrosanti interessi e diritti… Non parlarmi quindi mai né di Longone né del sozzo contadiname a cui manteniamo una casa, mentre io devo lavorare come un cane e vivere al quarto piano di una camera fredda” (15 febbraio 1927)

Così, in una lettera alla sorella Clara, Carlo Emilio Gadda parla della villa di famiglia di Longone al Segrino, in Brianza; una casa fonte per lo scrittore di rancore e risentimento personale. Per costruirla il padre si era rovinato, gettando in miseria l’intera famiglia; come se non bastasse poco prima di morire aveva ipotecato l’immobile per restituire alla figlia di primo letto la controdote materna; ovviamente dopo la morte di lui a dover far fronte alle spese era stato lo stesso Gadda, in qualità di capo famiglia, a costo di quelle privazioni di cui non cesserà mai di lamentarsi.

Per quanto per anni fosse stata causa della miseria della famiglia, la madre, l’ungherese Adele Lehr, si era talmente attaccata alla villa da opporre un caparbio rifiuto a qualunque ipotesi di vendita. Sarà soltanto dopo la morte di questa che Gadda potrà finalmente disfarsi della “fottuta casa di campagna” che aveva “incenerito” la sua giovinezza.

L’odiosa immagine della villa di campagna diventerà così l’epicentro di uno dei più celebri capolavori gaddiani: La cognizione del dolore. In questo romanzo dalle profonde radici autobiografiche la casa di famiglia costituisce il fulcro delle nevrosi del protagonista Gonzalo, misantropo furente per via di un “male oscuro”, di un dolore - per la dura educazione ricevuta, le ristrettezze economiche, la morte del padre, e quella del fratello in guerra - di cui si tenterà un percorso di conoscenza (la “cognizione” appunto).

Proprio la villa in Brianza è il soggetto principale di un’altra singolare opera di Carlo Emilio Gadda, un racconto praticamente sconosciuto e fino a poco tempo fa inedito, pubblicato nella collana Biblioteca Minima di Adelphi a cura di Giorgio Pinotti. In quest’opera lo scrittore mette in scena con la consueta verve e il suo inconfondibile timbro stiistico i tentativi del sciòr Francesco Pelegatta, animato dalla passione per i campi, di edificare una casa in Brianza, la “terra de’ maggiori”. La vicenda scatena la beffarda ironia dello scrittore che attacca la “salubrità dell’aria” di pariniana memoria e le “gutturazioni pleistoceniche” dei villici.

Esilarante e spietato Villa in Brianza è un racconto coinvolgente e insieme un’opera di sperimentazione imprescindibile per la composizione dei successivi capolavori gaddiani.