Se spesso la figura dell’artista si contraddistingue per il suo essere fuori dagli schemi, nel caso di Howard Buten questa verità è all’ennesima potenza. Eccentrico e bizzarro il poliedrico statunitense incarna, sovrapponendole, tre differenti figure: quella di Buffo, il clown triste, timido, curioso, nato nel 1974 in un piccolo circo americano; quella del dottor Buten, lo psicologo che dirige il Centro Adam-Shelton, luogo di cura per bambini autistici; e infine quella di Howard Buten il romanziere di successo, che ha scritto su questi prigionieri del silenzio libri terribili, bellissimi e commoventi.
Il suo libro più famoso, Quando avevo cinque anni, mi sono ucciso, ci mette a contatto con la complessa tematica dell’autismo, utilizzata, con efficace ribaltamento, come chiave di lettura del mondo cosiddetto normale. La storia raccontata è quella di Bart, rinchiuso in un centro di neuropsichiatria infantile “senza tende né tappeti, né comodini, né televisore, dove le finestre hanno le sbarre, come in prigione”. Gli hanno detto che è in prigione “per quello che ha fatto a Jessica” e sente un dolore più forte di quello dei lividi lasciatigli sul viso, il dolore della vergogna. Gli hanno detto che è colpevole, che è un bambino malato e che ha bisogno di aiuto, con un misto di ostilità e compassione, impietoso come i muri tra i quali l’hanno confinato. E proprio sui quei muri freddi e incapaci di rispondere Burt scriverà in maniera compulsiva la sua storia, commovente e atrocemente umana.
La schiettezza vitale dello sguardo di Burt, che con la sua logica più elementare mette a nudo le quotidiane menzogne dell’ambiente che lo circonda, scava dentro la nostra realtà ingessata ribaltandola completamente e mettendola in discussione nei suoi postulati più elementari, ponendoci di fronte all’autenticità di un amore incompreso, potente e anticonvenzionale. La “mostruosità” dell’amore di Burt è in realtà l’ipocrisia di un universo che fa dell’assennatezza la propria malattia. Burton è stato tradito ed è sconvolto, non è pazzo e nemmeno bizzarro. Abbiamo trovato il nemico. Siamo noi.
Quando avevo cinque anni, mi sono ucciso attualissimo Piccolo Principe deforme, è un libro esilarante e commuovente, che travolge con sferzante freschezza le trite falsità dell’universo contemporaneo.
Howard Buten
Quando avevo cinque anni, mi sono ucciso
Giovanni Tranchida Editore

Marta Mazzolari









Heiko
01 Feb 2010 - 11:47 - #1Dovresti aggiornare la copertina, che è cambiata.
Ciao,
Heiko
marta mazzolari
22 Feb 2010 - 14:21 - #2Ciao Haiko, che piacere sentirti! Grazie della segnalazione…Ho fatto!
A presto