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L’ossessione allucinata di un genio del racconto: la terrificante Berenice di Edgar Allan Poe

“La miseria è molteplice. La sventura sulla testa è multiforme. Dominando, pari all’arcobaleno, l’ampio orizzonte, come quello è di colori diversi e distinti, eppur tra loro intimamente fusi...”

edgar allan poe foto 1848Non esiste un maestro dell’arte del racconto come Edgar Allan Poe: nella sua pagina il ritmo è travolgente, l’atmosfera allucinata, la struttura dannatamente perfetta. A duecento anni esatti dalla nascita dell’autore, i racconti di Poe non smettono di affascinare e turbare con un’attualità che solo le grandi opere posseggono. Forse perché indagano gli antri più inquietanti e reconditi dell’animo umano, o forse semplicemente perché sono stati partoriti da una delle menti più geniali della storia letteraria.

Della produzione vastissima di questo scrittore lucido e inquietante fa parte anche una triade meno nota rispetto ad altri capolavori ma altrettanto affascinante, impostata sul tema della morte precoce di una fanciulla. Una tematica agghiacciante e magnetica che molto ricorda la vicenda personale dell’autore, che perse la moglie e cugina Virginia Clemm, colpita da tubercolosi a soli 25 anni. Di questa triade - di cui fanno parte i racconti Morella, Ligeia e Berenice - Berenice è certamente il più conturbante perché narra con ritmo convulso e precipite la storia di un’ossessione. Ma non si tratta di un’ossessione qualunque…

Egeus è un uomo terribilmente tormentato, appartenente a una stirpe di visionari, logorato dai sogni, dedito alla più intensa e macerante meditazione, cagionevole di salute e sempre mesto di umore. Vive nell’enorme e oscura casa paterna, insieme alla cugina Berenice: agile, piena di grazia e rigogliosa di energia, una dea silvestre d’irreale bellezza.

Ma un giorno questa fanciulla splendida viene colta da un male misterioso: il demone dell’epilessia la trasfigura, distruggendo la sua incomparabile bellezza.
Una sera, mentre Egeus è raccolto nella sua oscura biblioteca, Berenice gli appare, una visione improvvisa e terrificante: la fronte della fanciulla è pallidissima, i suoi capelli un tempo d’ebano sono gialli di fuoco e i suoi occhi pieni di vita appaiono come senza pupille. Mentre l’uomo la fissa sgomento, le labbra contratte di Berenice si schiudono lentamente rivelando lo spettro sinistro di una fila di denti bianchissimi e perfetti.

Lunghi, stretti, straordinariamente bianchi tra le pallide labbra contratte. Quei denti diventano oggetto di un frenetico desiderio e da quell’istante non passa giorno senza che Egeus non riviva con furia monomaniaca quell’immagine magnetica. Ma in una sera fosca un urlo terrificante strappa le tenebre…