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E' scomparsa Alda Merini

1 novembre 2009: è morta oggi pomeriggio all’ospedale San Paolo di Milano la poetessa Alda Merini, aveva 78 anni. Se ne va così una delle voci più potenti della poesia del Novecento, una donna[...]

alda merini

1 novembre 2009: è morta oggi pomeriggio all’ospedale San Paolo di Milano la poetessa Alda Merini, aveva 78 anni. Se ne va così una delle voci più potenti della poesia del Novecento, una donna incredibile, audace, originale e irriverente, che sapeva travolgere nelle sue trame di pensieri, svelando nuove verità che, per quanto a portata di mano, solo lei riusciva a cogliere.

Parlare di poesia oggi è molto difficile, è diventata una sorta di terra di nessuno, uno scrigno per quei pochi che credono ancora che ne valga la pena. Eppure le poesie di Alda hanno un’intensità potente, una forza che sale dalle viscere perché è da lì che sorge l’autenticità del sentimento.
Era considerata, a ragione, una delle principali poetesse del Novecento, proposta nel 1996 per il Premio Nobel per la Letteratura. Era nata a Milano il 21 marzo 1931, primo giorno di primavera; e nella stessa città trascorse quasi tutta la sua vita, in una casa sul Naviglio a cui era molto affezionata: la chiamava “la casa del poeta” perché vi regnava un disordine incredibile ma era l’unico posto in cui riusciva a scrivere e non voleva saperne di abbandonarlo: era affezionata soprattutto al solaio, dove conservava migliaia di libri, documenti, lettere, fogli volanti con le sue poesie scritte di getto.

Questo è il mio mondo, la mia casa. Il mondo dove sono nate le mie poesie. Forse se fossi stata in una reggia, non avrei scritto così. Ma andando giù e sentendo quello che dice il muratore, il servo,la persona angariata, le vite umane dissolte, i poveri, io ho imparato tante cose….e quando paragono il mio benessere (perché ce l’ho, nel senso che non devo stendere la mano), alle miserie che vedo, ma io mi sento ricca veramente!!

Io me ne frego di Milano. La gente a Milano non ha più testa apposto. Il lavoro, le preoccupazioni, la voglia di vivere bene..C’è questa cosa che l’uomo vuol vivere bene a tutti i costi. C’è un detto cinese o non so di chi è che dice: “Il poeta ostinato a esser felice, chiama gli Unni a bruciargli la casa”.
Il poeta non sa, l’uomo non sa, che un po’ d’ infelicità è il condimento della vita. Per esempio: “avere la casa perfetta, però è senz’anima…”
Invece lei viene dentro qui e trova un “baiame della Madonna”,che le vien voglia di fare qualcosa, di mettere un po’ d’ordine…..
Queste case asettiche , che sono tutte così perfette, perché “devono” essere perfette…..eppure nel mio disordine io mi trovo, o no?
Mio genero lo chiama: “un ordine sparso”.

Se andassi nella casa di qualcun altro non so se ci vivrei! Perché anche tutte queste cose cacciano calore. Mandano calore. Sono vite passate, vite vissute, vite non vissute, no? È bello vivere! (fonte: intervista di Giusy Calia ad Alda Merini)

Alda Merini aveva esordito giovanissima, a soli sedici anni, e la poesia l’ha accompagnata per tutta la vita, così come le ombre della sua mente. Visse infatti la terribile esperienza dell’internamento in un ospedale psichiatrico, da cui scaturì la raccolta che è considerata il suo capolavoro, “La Terra Santa”, pubblicata nel 1984.
Periodi di lucidità si alterneranno sempre a periodi di follia e Alda Merini non smetterà mai di scrivere in maniera febbrile, con una forza e un’audacia che la rendono inconfondibile. Addio Alda.

Io come voi
Io come voi
sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita,
buttata fuori
dal mio desiderio d’amore.
Io come voi
non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi
ho pianto, ho riso e ho sperato.
Io come voi
mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi
ho soccorso il nemico,
ho avuto fede
nei miei poveri panni
e ho domandato
che cosa sia il Signore,
poi dall’idea della sua esistenza
ho tratto forza
per sentire il martirio
volarmi intorno come colomba viva.
Io come voi
ho consumato l’amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi
sono tornata alla scienza
del dolore dell’uomo,
che è la scienza mia.

Ai giovani
Bella ridente e giovane
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d’oro
sull’ombelico,
mi dici che fai l’amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l’amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.

Ho acceso un falò
Ho acceso un falò
nelle mie notti di luna
per richiamare gli ospiti
come fanno le prostitute
ai bordi di certe strade,
ma nessuno si è fermato a guardare
e il mio falò si è spento.