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Sherlock Holmes, il più grande, complesso e divertente erede di Auguste Dupin, di Pietro Citati

Proprio in questi giorni la casa editrice Einaudi sta raccogliendo in un unico volume i quattro romanzi che Arthur Conan Doyle dedicò a Sherlock Holmes, in un’edizione curata da Luca Lamberti e[...]

sherlock holmes
Proprio in questi giorni la casa editrice Einaudi sta raccogliendo in un unico volume i quattro romanzi che Arthur Conan Doyle dedicò a Sherlock Holmes, in un’edizione curata da Luca Lamberti e Margherita Oggiero. Per l’occasione il 30 ottobre scorso è apparso su La Repubblica un bellissimo articolo di Pietro Citati, nel quale lo scrittore propone un’interessante panoramica sul celebre detective di Baker Street, individuato come l’erede dell’Auguste Dupin di Edgar Allan Poe.

Auguste Dupin, dice Citati, è infatti “l’uomo degli abissi e della profondità della notte” che proprio grazie alla sua intelligenza brillante e acutissima è in grado di illuminare i più intricati misteri:

Auguste Dupin è un innamorato della notte. Appena il sole si leva, chiude gli scuri massicci del suo vecchio appartamento, accende un paio di candele odorose, che diffondono raggi fiochi e spettrali, e si lascia invadere dai sogni, leggendo, scrivendo, conversando, fino al momento in cui il rintocco delle ore lo avverte che l’amichevole Tenebra è discesa. Allora esce a passeggiare, tenendo per braccio l’amico-narratore, vagando a lungo senza meta, tra le luci strane e le strane ombre della sterminata città moderna.

La stessa anima oscura e abissale è proprio il tratto più caratteristico di Sherlock Holmes. Nonostante infatti si tenda a ricordarlo come il protagonista di spicco del cosiddetto “filone scientifico” del romanzo poliziesco, sono in realtà moltissimi gli aspetti inquietanti e irrazionali di questo detective che ha “l’eleganza del dandy e dell’avventuriero”.

sherlock holmes detectiveCome sottolinea infatti Citati “nel pallido mondo moderno Sherlock Holmes cerca dappertutto l’imprevisto, l’inverosimile, l’irrazionale” e “ per scoprire il delitto deve diventare egli stesso un demone o assumere facoltà demoniache”:

Da molti accenni ci accorgiamo che egli è un ciclotimico, che alterna la violenza dell’euforia all’assenza e al torpore della mente. Mai eguale, ora in alto ora in basso, l’oscillazione perenne dello spirito favorisce il suo dono di scoprire il male. Si nutre di droga: suona il violino: accelera freneticamente il passo fino al punto che nessuno è più veloce di lui.

Tratti oscuri e conturbanti, che anticipano quella che sarà l’essenza del ventesimo secolo. Conclude infatti Citati:

Watson sostiene che il suo amico abbia scoperto la scienza esatta del crimine. Non c’è dubbio ch’egli abbia ragione. La mente acuminata e paradossale di Sherlock Holmes illumina con precisione gli abissi, svela tutto ciò che è nascosto, esplora i labirinti, abolisce le maschere. Ma ciò che lo ha condotto alla sua scienza non è la ragione e l’abitudine dei poliziotti di Scotland Yard. La sua scienza-arte, ardimentosa come quella di un violinista, è fondata sulla notte, sulla frantumazione della realtà, sulla droga, sul profondo spirito analogico, su tutto ciò che contraddice l’intelligenza razionale del mondo. Senza saperlo, Arthur Conan Doyle anticipa le più acute intuizioni e invenzioni del secolo ventesimo, che cerchiamo confusamente di dimenticare.