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"Donne senza uomini": Intervista a Shahrnush Parsipur

L’autrice Shahrnush Parsipur, è nata a Teheran nel 1946; pubblica la sua prima opera a 16 anni e viene incarcerata 4 volte, durante il regime dello shah e successivamente dalla Repubblica Islamica.[...]

L’autrice Shahrnush Parsipur, è nata a Teheran nel 1946; pubblica la sua prima opera a 16 anni e viene incarcerata 4 volte, durante il regime dello shah e successivamente dalla Repubblica Islamica. Attualmente vive negli Stati Uniti in esilio, da dove ha risposto a una splendida intervista fatta dalla giornalista spagnola Catalina Rossini, che riportiamo qui di seguito.

Donne senza uomini è un libro che riunisce brevi storie di diverse donne che entrano in contatto solo nel finale. Come è stato il processo di scrittura?
Scrissi queste storie separatamente e mentre mi dedicavo a quella di Faizeh mi resi conto che Munes era sua amica, quindi cercai di imparentarle. In seguito decisi di mettere in relazione tutte queste donne. La mia idea originale era di scrivere di 12 donne, ma era l’inizio della rivoluzione islamica e la letteratura non aveva più nessun senso. Quindi decisi di limitarmi a 5 donne, con l’intenzione di pubblicare il più presto possibile.

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Che influenza ha avuto la rivoluzione islamica nella tua letteratura?
Questa è stata una rivoluzione contro le donne. Per esempio, ci furono esecuzioni capitali di molte prostitute. Io volevo manifestare contro tutto ciò, ma prima che potessi pubblicare, mi incarcerarono. Quando mi liberarono, ero ancora più fermamente decisa a pubblicare.

Perché ti hanno incarcerata?
Perché la moglie di mio fratello possedeva alcune pubblicazioni politiche. Un pasdaran le trovò nell’auto di mia madre, quindi la arrestarono insieme con i miei due fratelli e con me. Racconto questo avvenimento in dettaglio nel mio libro Memorie della prigione proibito in Iran. Io non ero un’attivista politica però passai 4 anni e 7 mesi in prigione, senza nessuna accusa, e credo che in parte questo fosse dovuto al fatto che non pregavo. Non lo facevo per rispetto alla religione: non volevo pregare Dio e non volevo che i pasdaran prendessero parte alle mie preghiere. Quando mi chiedevano perché non pregavo rispondevo che avevo letto tutti i suoi libri e che non credevo che Dio fosse un uomo e, per questo, non capivo perché dovessi usare un velo per pregare. Dio non ha genere, ma se lo avesse, sarebbe una donna.

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Uno dei temi principali delle tue storie è la verginità e i suoi miti; parli dei molti fattori che incidono sulla sessualità: la morale, la famiglia, lo status, l’educazione, l’onore, la conoscenza del proprio corpo, però il piacere non appare. Perché?
Le persone più tradizionaliste in Iran pensano che le donne non abbiano desideri sessuali. Per loro le donne sono l’oggetto necessario per la gravidanza, addirittura non hanno un ruolo nella creazione dei figli, rappresentano solamente il luogo in cui custodire il feto.
Se una donna mostra desiderio è una prostituta, quindi in Iran le ragazze nascondono la loro attrazione per gli uomini, però a volte, cercano di sposarsi il più in fretta possibile, perché hanno paura del peccato.
Sanno che Eva fu una vera peccatrice e che Dio non la perdonò mai. Certo, oggi gli iraniani sono molto diversi, però all’epoca in cui queste storie sono ambientate (1953) le donne erano molto tradizionaliste.

Hai avuto l’opportunità di studiare in Iran e all’estero, e sei stata incarcerata quattro volte. Come ti hanno influenzato queste esperienze nel momento in cui ti sei messa a scrivere?
Fin da quando ero piccola leggevo molto. Lessi Dostoevskij per la prima volta quando avevo 12 anni. C’è una galassia intera di scrittori, libri e film che considero la mia principale fonte di ispirazione, oltre ai compagni di prigionia. Abbiamo un autore in Iran, Sadeq Hedayat, che ha scritto un’opera fantastica che si intitola Urlo cieco. Adoro quel libro. Lì si può trovare una fonte del realismo magico. Mi piace molto Gabriel García Márquez, ma quando ho scritto queste storie ancora non lo conoscevo. Credo che non si debba dimenticare, inoltre, che García Márquez è un amante delle Mille e una notte.
Sono stata e sono ancora sotto l’influenza delle Mille e una notte. I suoi personaggi hanno nomi iraniani, e in Iran ci sono molte donne che si chiamano Shehrazad, e tanti altri nomi di donna, come il mio, gli somigliano. Sono sicura che l’autore era iraniano… e donna. Credo che i racconti iraniani siano vicini alle Mille e una notte, nel senso che sono storie dentro storie all’interno di altre storie ancora, un labirinto di storie dentro una sola. Ma ci sono anche altre influenze nel mio libro: tutti gli autori satirici, specialmente Cechov e Shchedrin.

shahrnush parsipur, donne senza uomini, copertinaDurante la Repubblica islamica sei stata bandita dall’Iran. Ti sei trasferita negli Stati Uniti, però hai continuato a scrivere dell’Iran e delle sue donne. Chi sono i tuoi lettori oggi?
Dopo quattro anni e mezzo in prigione, senza nessuna accusa, pubblicai un romanzo intitolato Tuba e il senso della notte. Lo avevo scritto inizialmente mentre ero prigioniera, ma poi lo distrussi e lo scrissi di nuovo, quando fui liberata. Ebbe una grande risonanza. In seguito scrissi Donne senza uomini. Il governo mi attaccò violentemente sui suoi giornali per un anno e mi incarcerarono altre due volte. Tutti i miei libri furono proibiti e non avevo mezzi per sopravvivere. Me ne andai dal paese per trovare un lavoro che mi permettesse di mantenermi, così arrivai negli Stati Uniti, quasi per caso, e mi fermai. Forse lo scelsi perché è il luogo più lontano dall’Iran anche se, d’altro
canto, mi piace questo paese perché ci sono molti iraniani che ci vivono. Non scrivo solo per le donne, anche per gli uomini. In Iran, i miei libri si trovano al mercato nero. Sai che il mio Memorie della prigione ha venduto più di un milione di copie, però tutte al mercato nero? Non ho mai ricevuto denaro per quello.

È vero che sei la seconda persona in Iran a scrivere romanzi? Che parte credi di avere nella letteratura iraniana?
No, in verità sono la seconda donna iraniana che abbia scritto un romanzo. Ora, se cerchi, ci sono quasi duecento scrittrici. Oggi le donne iraniane hanno un gran desiderio di lavorare nella letteratura e sono prolifiche in questo campo. Il 62% degli studenti nelle università sono donne. Ci sono anche molte scienziate importanti. Il mio ruolo nella letteratura iraniana è molto chiaro: vivo fuori dall’Iran però scrivo per loro. Negli Stati Uniti ho scritto molti libri in farsi e dopo li ho pubblicati in Svezia, e gli iraniani se li procurano al mercato nero. Non so in che modo il mio lavoro abbia influenzato le donne iraniane, però mi scrivono e lo fanno con un profondo rispetto. Credo che i miei libri a loro piacciano.

shahrnush parsipurQuali sono i tuoi temi preferiti in letteratura?
Mi interessa molto la storia. La storia dell’Iran è stata scritta molto male, è solamente la
storia dei re, dei proprietari terrieri, ma non ci trovi mai altra gente. A
me piace scrivere romanzi storici in cui gli eroi siano persone comuni.

Credi che l’immagine che in Occidente abbiamo dell’Iran, o meglio, delle donne iraniane sia corretta?
Oggi i nordamericani hanno un po’ più di confidenza con gli iraniani perché molti vivono qui e, in qualche modo, sono rappresentanti della nostra cultura. Per colpa del governo iraniano, molte volte si giudicano male gli iraniani. Inoltre, quando si parla di Islam, non bisogna pensare che si tratti di una sola cultura. L’Iran è molto diverso dall’Arabia Saudita, e l’Indonesia è molto diversa da entrambi. Abbiamo una grande varietà di culture sotto il nome di Islam. Dall’11 settembre del 2001, i mezzi di comunicazione dell’Occidente mostrano sempre gli estremisti. Per quanto mi riguarda non sono credente, però tendo a difendere i musulmani in nome di mio padre e mia madre. Loro erano buoni musulmani, pregavano, però ballavano anche e bevevano vino. Quel tipo di musulmano è scomparso, i mezzi di comunicazione li vogliono mostrare solo come selvaggi. Oggi è il mondo cristiano quello che porta la bandiera della barbarie. Durante le due guerre mondiali uccisero 80 milioni di persone, 12 milioni solo nei campi tedeschi e russi. Tuttavia io non giudico i cristiani per questi numeri, so che i cristiani sono buone persone, ma i loro estremisti sono paragonabili agli estremisti musulmani.

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Cosa ti ha suscitato la rielezione di Mahmoud Ahmedinejad?
Quando i giornalisti fecero domande al presidente Obama su Mahmoud Ahmedinejad disse: «Non lo prendo sul serio.» Neanch’io credo sia una figura importante, tuttavia la sua elezione è costata la vita a molte persone e tante altre sono state incarcerate, quindi credo che sia un folle.
Alcuni pazzi avevano sposato le stesse idee e le hanno difese: Hitler credeva in una razza superiore tedesca e uccise tutti gli altri. Stalin uccise tutti coloro che identificava con la piccola borghesia. E Mahmoud Ahmedinejad uccide perché vuole essere presidente. Lui non può parlare di Islam, perché uccide gli stessi musulmani. È una situazione molto strana, la gente lo odia e lui vuole governarla.

Lui e Khamenei, sono entrambi dei folli?
Se la situazione cambiasse, tornerei in Iran per rivedere i miei amici iraniani e la mia famiglia. Ma ormai è parecchio tempo che vivo negli Stati Uniti, sono una irano-americana e mi sento parte delle due culture. Finora, non ho mai visto un singolo poliziotto avvicinarsi a me. Questa è una libertà che apprezzo, non sono mai stata perseguita o accusata per il mio velo. A ogni modo, ora non è importante dove stai, ma quello che fai. Io scrivo. Posso scrivere qui, in Iran o in qualsiasi altra parte del mondo.